Russi in Italia

Aleksandr Nikolaevič Volkov-Muromcov

Alexandre Roussoff


Luogo e data di nascita: Pietroburgo, 3 febbraio 1844
Luogo e data di morte: Venezia, 21 maggio 1928
Professione: pittore, scienziato

Nasce come Aleksandr Volkov da una famiglia di ricchi possidenti pietroburghesi (padre: Nikolaj Volkov, madre: Nadežda Dmitreva), secondo di tre fratelli. All'età di sei anni si trasferisce nella tenuta di famiglia nel distretto di Pskov, dove trascorre l'infanzia. Già da giovane compie numerosi viaggi in Europa con il padre e i fratelli, con i quali nel 1853 va a vivere a Varsavia, in seguito alla nomina del padre a direttore dell'Accademia di Belle Arti.
In Italia soggiorna una prima volta con il padre, il fratello maggiore e il precettore nel 1857. Partiti da Varsavia con destinazione Firenze, i Volkov fanno tappa a Trieste e a Venezia, dove alloggiano all'Hotel Victoria, mentre a Firenze prendono in affitto un appartamento vicino al Ponte della Trinità. Aleksandr e il fratello studiano presso un istituto svizzero per giovani stranieri, la Scuola dei Padri di Famiglia (sulle prime impressioni dell'Italia si vedano le sue memorie alle pp. 9-12).
Nel 1860 la famiglia prende dimora a Dorpat (oggi Tartu), dove Aleksandr si iscrive alla Facoltà di matematica, dimostrando tuttavia più interesse per la chimica, la fisica e la botanica e terminando l'università con la laurea in scienze agrarie. Prosegue gli studi a Heidelberg, dove consegue il titolo di dottore in chimica, fisica e meteorologia, con una tesi sull'effetto della luce sulla clorofilla. Torna quindi in Russia con l'intenzione di istituire un organo centrale imperiale per l'agricoltura, ma viene a scontrarsi con l'indifferenza degli ambienti ministeriali di Pietroburgo e abbandona il suo intento.
Nel 1867 sposa con rito sia ortodosso che anglicano Alice Gore (1854–1911), cittadina britannica da poco rimpatriata con la famiglia dall'Australia. Con la moglie vive per quattro anni nel governatorato di Pskov, dove esercita la professione di arbitro di pace.
Terminato l'incarico e intenzionato a riprendere l'attività scientifica, parte con la famiglia per la Germania, recandosi prima a Würzburg e poi di nuovo a Heidelberg. Intorno al 1875 torna in patria e lavora per la prima volta in un'università russa, a Odessa, dove ottiene la cattedra di Fisiologia vegetale e dove durante la guerra russo-turca del 1877-78 ricopre l'incarico di vice-presidente della Croce Rossa. Riceve in eredità da un cugino del padre alcuni possedimenti in Russia, a patto di assumerne anche il cognome, Muromcov, traslittеrato in seguito in Mouromtzoff. Il secondo cognome non verrà tuttavia tramandato ai figli Vladimir (1869-1947), Nikolaj (1870-1954), Vera (sposata Mitropan; 1872-1950) e Gavriil (1879-1966), nati, chi in Russia, chi in Germania e chi in Inghilterra, negli anni Settanta dell'Ottocento.
In congedo a Dresda decide di coltivare la passione per l'arte, e dopo aver seguito alcune lezioni private dal pittore Franz von Lenbach e i corsi tenuti da Alois Gabl all'Accademia di Monaco, dà le dimissioni dal suo incarico a Odessa.
Dal 1880 al 1883 risiede a Venezia, in un appartamento a Palazzo Contarini, sul Canal Grande, di proprietà della contessa Matilde Berchtold Straken; matura durante questa permanenza la decisione di dedicarsi completamente alla pittura, e di assumere il nome d'arte Roussoff, col quale da quel momento firma i suoi lavori. Il carattere "pittoresco" della città si presta particolarmente alla sua tecnica prediletta, l'acquerello; l'ambiente cosmopolita e il basso costo della vita lo spingono a prendere fissa dimora a Venezia, dove risiederà per il resto della vita, pur continuando a passare lunghi periodi in Russia, Inghilterra, Germania e nei paesi scandinavi.
Dal 1883 fino alla morte vive a Palazzo Barbaro, poi denominato Palazzo Volkoff, affacciato sul Canal Grande, nel sestiere di Dorsoduro al numero 351 (pur conservando la cittadinanza russa). La permanenza nell'abitazione è documentata dal censimento del 1911, dal quale emerge che, pur essendo in quel momento all'estero, l'artista risulta capofamiglia e ivi residente. Uno dei suoi rientri insieme alla figlia Vera, da Pietroburgo a Venezia, è inoltre attestato il giorno 3 marzo 1923. Nel registro dei flussi migratori del Comune di Venezia, riguardo a Aleksandr Volkov-Muromcov si legge: "Cittadinanza Russa come da tessera di soggiorno degli stranieri in Italia rilasciata dal Commissariato di PS in Venezia in data 2.3.1923".
A Venezia Volkov-Muromcov ha contatti frequenti con il circolo cosmopolita dell'aristocrazia, di casa presso il palazzo alle Zattere della principessa Dolgorukaja. All'interno di questo circolo entra in contatto con diversi russi residenti a Venezia; fra questi il principe Lev Gagarin, amico intimo della contessa Albrizzi; il conte Lamzdorf, un ricco proprietario terriero originario della costa baltica, alloggiato presso l'Hotel Britannia, e successivamente al Danieli; il principe Četvertinskij, noto a Venezia come "Tchett", anche egli alloggiato al Britannia e frequentatore del salotto, prevalentemente austriaco, della principessa Paulina von Metternich (1836–1921) a Palazzo Bembo. Il principe fa spesso da "cicerone" (in italiano nelle memorie) per alcuni nobili russi di passaggio, fra cui Sophie Volodkovitch, polacca, conosciuta a Odessa, con suo marito e sua sorella; la contessa Marija Stroganova, nata Potocka (1839–1882); il gran duca di Sassonia-Weimar, Carl Alexander (1818–1901), nipote dello zar Pavel; la gran duchessa Ekaterina Romanova (1827–1894) e sua figlia Elena (1857–1936); la baronessa Varvara Uxkull von Gyllenband (1850–1929), figlia del generale Lutkovskij, governatore di San Pietroburgo, e moglie in seconde nozze del barone Uxkull, ambasciatore russo a Roma; il principe Viktor Barjatinskij, conosciuto, assieme alla famiglia, a Odessa nel 1876. Barjatinskij aveva presentato Volkov-Muromcov a Richard Wagner e a madame Cosima, nella loro villa a Bayreuth e questa conoscenza aveva permesso a Volkov-Muromcov di partecipare assiduamente alle serate musicali organizzate da Wagner e da Franz Liszt a Venezia, a Palazzo Malipiero, di proprietà della principessa Hatzfeld. L'artista si trova a Venezia anche quando il 13 febbraio 1883 Wagner muore a Palazzo Vendramin. In questa occasione conosce il pittore Pavel Žukovskij, figlio del poeta, che aveva disegnato i costumi e le scenografie per il Parsifal wagneriano.
Fra le conoscenze italiane di Volkov-Muromcov vi sono in primo luogo i frequentatori dei circoli di stranieri residenti a Venezia. Fra questi la contessa Marcello, amica della principessa Dolgorukaja; le sorelle Mocenigo, il duca della Grazia Adinolfo Lucchesi Palli (1840–1911) e sua moglie Lucrezia Nicoletta Ruffo (1841–1931).
Durante i suoi viaggi italiani Volkov-Muromcov incontra a Firenze la contessa Angelica Rasponi, residente a Villa Font'all'erta; a Ravenna un altro ramo della famiglia Rasponi, i fratelli Luisa (1859–1919, così chiamati in ricordo della nonna, Luise Murat, figlia di Gioacchino Murat e di Carolina Bonaparte), Giulio, senatore (1863–1916) e Eugenia (1873–?), nonché la contessa Augusta Rasponi (1864–1942), illustratrice, nota a Ravenna come benefattrice e protettrice dei poveri.
A Roma frequenta il conte Pier Desiderio Pasolini (1844–1920), fratello di Augusta Rasponi, autore di diversi saggi storici e biografie, eletto nel 1883 deputato e nel 1889 senatore del Regno d'Italia, e sua moglie, contessa Silvia Pasolini, entrambi in stretti rapporti con la regina Margherita; madame Acton, cognata di donna Laura Minghetti Acton (1829–1915), intellettuale romana a capo di uno dei più vivaci luoghi d'incontro degli intellettuali della capitale, nel suo appartamento in Piazza Paganica.
Tramite Miss Acton conosce Eleonora Duse, che convince a esibirsi all'estero, procurandole anche i contatti necessari per intraprende una tournée in Russia, dal marzo al giugno 1891. Volkov-Muromcov la raggiunge a Char'kov e la accompagna a Odessa. Tornata in Italia, Eleonora Duse decide di trasferirsi a Venezia, ma l'appartamento preso in affitto a Palazzo Contarini-Fasan si rivela inadatto. L'artista le offre allora un appartamento nel suo palazzo, dove la Duse vive per tre anni, prima di stabilirsi a Settignano. Proprio nell'appartamento veneziano, nel 1893 Volkov-Muromcov esegue un ritratto della "Divina", poi ampiamente riprodotto in diverse pubblicazioni dedicate all'attrice. Dopo alcuni brevi periodi passati insieme all'estero (Egitto, Svizzera), i due perdono i contatti, per riallacciarli solo verso il 1918. Negli anni Venti Volkov-Muromcov si reca in visita ad Asolo, mentre E. Duse in occasione dei suoi spettacoli a Venezia non manca di fargli visita. L'ultima volta che l'artista la incontra è a un suo spettacolo a Parigi.
Aleksandr Volkov-Muromcov si spegne a Venezia all'età di ottantaquattro anni. È sepolto al cimitero greco di San Michele, fra le spoglie di Sergej Djagilev e quelle dei due figli minori.
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Alexandre Roussof, Veduta di Venezia

Memorie sul soggiorno a Venezia
All day long I used to paint in the gondolas or little streets, and in the evening I rested by going into the society. The work in the little Venetian streets – which soon will be only a memory – was interesting in the highest degree, and that not only because of the picturesque architecture, but because of the women who were generally to be found sitting at the doors of their houses, and the children who played there all day long, crying and gesticulating [...] The first really large water-colour I painted was done in the Church of the Frari. I called it "After Mass" and it occupied me for more than three months. [...] During the twenty years that my work in the churches obliged me to have relations with priests, I have only praise for their amability. They were generally quite simple men, both intelligent and anxious to instruct themselves. Nothing was more remarkable in those days than the confidence with which painters were treated. They were shut up in the churches from midday until five o'clock, and during that time they were absolute masters, except in the church of the Frari, where the guardians stayed throughout the afternoon waiting for tourists and their tips. In all the other churches the guardians went off and shut the doors with a double lock. I wish I were a poet to be able to describe one's feelings when left alone within those old walls, which during untold centuries have been silent witnesses of joyous and poignant scenes of human life. Thanks to the absence of carriages in the streets of Venice, I do not think that in any country there are churches were the silence is so complete and impressive. Nowhere else can a painter find more favourable opportunities for his work, absolute absence of noise and of people who come in and out and annoy by their presence and the delight of finding one's subject each day under the same conditions and under the same aspects of light and shade (Memoirs, pp. 187, 190, 241-242).

Pubblicazioni
L'à peu près dans la critique et le vrai sens de l'imitation dans l'art - Sculpture, Peinture, Bergamo, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, 1913.
L'impressionismo nella pittura e l'utilità delle mostre, Venezia, Libreria Emiliana, 1929.

Il testo, tradotto dal russo da Giovanni Cuchetti, esce postumo e incompiuto, e può essere considerato il testamento spirituale dell'artista. Partendo da una definizione categorica di pittura, egli prende le difese di un'arte fondata sull'imitazione della natura, ponendosi in aperto contrasto con le mode e le tendenze dell'arte di allora, dettate da critici e scrittori. L'autore propone quindi di creare delle sezioni di sola pittura realista all'interno delle mostre d'arte (appare evidente l'allusione alle edizioni "moderne" degli anni Venti dell'Esposizione d'arte di Venezia, organizzate da Vittorio Pica):

«La personalità dell'artista non potrebbe rivelarsi nelle opere di questa sezione se non nella maniera più o meno perfetta di avvicinarsi alla natura e di produrre il massimo degli effetti di verità col minimo dei mezzi. Invece di guadagnare il pubblico con una pittura "épurée" o "expliquée par l'imagination et le sentiment", si limiterà a destare l'ammirazione per la propria capacità visiva con le verità che saprà ritrarre» (pp. 65-66).

Memoirs of Alexander Wolkoff-Mouromtzoff (A. N. Roussoff) by himself, London, John Murray, 1928, con una prefazione di Annabel Jackson. Anche questo libro esce postumo; viene ristampato a New York nel 1929. La traduzione dal russo è di Huth Jackson. Molte delle informazioni biografiche sono tratte da questa pubblicazione.


Fonti archivistiche
Archivio Storico del Comune di Venezia. Immigrazioni dall'estero: 1923, marzo, n. 18, Alessandro e Vera Wolkoff-Mouromtzoff.
Archivio Storico del Comune di Venezia. Immigrazioni dall'estero: Censimento (1911): Sez. Dorsoduro 50, scheda famiglia: 298.
Fondazione Giorgio Cini, Venezia, Fondo Sister Mary of St. Mark: Carteggio Duse, Sez. Tournée in America: 3 lettere (1915, 1922 e s.d.) di Aleksander Wolkoff-Mouromtzoff a Eleonora Duse.
Archivio Centrale dello Stato. Ministero dell'Interno. PS. A1 1917. B. 29. F. Wolkoff Vera.
Archivio Centrale dello Stato. Ministero dell'Interno. PS. 1921 A11. B. 12. F. Sudditi russi.
Archivio Centrale dello Stato. Ministero dell'Interno. PS. 1927 A16. B. 60. F. Dmitrieff Mamonoff Sofia.

Bibliografia
M.  Talalaj, Rossijskij nekropol' v Neapole, Venecii i San-Remo, in Archivio russo-italiano II, a cura di D. Rizzi e A. Shishkin, Salerno, collana di Europa Orientalis, 2002, pp. 407-440.
M. Bertelé, Alexander Wolkoff-Mouromtzoff: un pittore e scienziato russo in laguna, in Personaggi stravaganti a Venezia fra Ottocento e Novecento - Le storie del FAI, a cura di F. Bisutti e M. Celotti, Treviso, Antiga, 2010, pp. 21-41.

Link
http://www.artrz.ru/1804782980.html


Matteo Bertelé
Scheda aggiornata al 2 giugno 2020


Alexandre Roussoff, Venezia, 1887
http://www.artchive.com/web_gallery/A/Alexandre-Nicolaievitch-Roussoff/Venice,-1887.html



Alexandre Roussoff, Venezia, acquerello 1897.



Alexandre Roussoff, Una piazza di Venezia, 1901

 



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