Russi in Italia

Zinaida Nikolaevna Gippius


Luogo e data di nascita: Belev (Tul'skaja gub.), 8 (20).11.1869
Luogo e data di morte: Parigi, 9.9.1945
Professione: poeta, scrittrice, critico letterario

È tra le più rappresentative figure femminili dell'intelligencija russa di fine ‘800 e inizio ‘900, soprattutto in virtù del matrimonio (1889) con Dmitrij Merežkovskij. Alcuni tra i loro amici e intellettuali dell'epoca le attribuiscono un ruolo guida nell'unione artistica col poeta pietroburghese e la considerano la maggiore ispiratrice delle sue concezioni religioso-filosofiche. Dopo essere stata tra 1890 e 1918 l'anima di uno dei più vivaci salotti letterari della capitale, lascia la Russia per sempre in seguito alla rivoluzione. Si rifugia insieme al marito a Varsavia, per poi partire dopo pochi mesi per Parigi, che diverrà la loro nuova patria.
Senza mai separarsi dal poeta compie diversi viaggi in Italia sia prima che durante il periodo dell'emigrazione. Nella primavera del 1891 insieme visitano Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Capri. Tornano per breve tempo in Italia nella primavera successiva per poi compiere un lungo viaggio nel 1896. In questa occasione la scrittrice tiene il suo primo "diario italiano", un libricino conservato al Puškinskij Dom di Pietroburgo, in cui le impressioni sul viaggio si alternano ai disegni. Il 1 marzo sono a Paestum. G. ricorda i fiori della palude, la schiuma del mare e il vigore del tempio di Nettuno. Compiono poi un lungo itinerario, visitando luoghi legati alla figura di Leonardo da Vinci. In quel periodo Merežkovskij lavora ad un libro sull'artista, che lo porta a ripetere due volte un percorso compiuto un tempo da Leonardo stesso insieme a Francesco I. Vanno a Firenze, Vinci, Faenza. Il 20 aprile sono a Forlì. Nella pinacoteca ammira il ritratto di Caterina Sforza, opera di Lorenzo di Credi. È poi la volta di Cesena, San Marino; ovunque li segue il "rumore" che il popolo italiano produce per le strade. Il 23 aprile sono a Rimini, che fa alla scrittrice una piacevole impressione, anche se "di Francesca, qui, non si sente parlare". Visitano Pesaro, Urbino, che ha la "forma di una sella", e Senigallia. A Ravenna gli "incomparabili mosaici" la strappano "per un minuto alla monotonia del Rinascimento" (Z. Gippius, Ital'janskij dnevnik 1896 g.). Si recano quindi a Mantova, Pavia e poi a Milano, ad ammirare l'Ultima cena.
Il successivo viaggio in Italia avviene nella primavera del 1898. Trascorrono un periodo a Roma  e poi un mese in Sicilia, a Taormina, risiedendo a villa Guardiola. Sono nuovamente nella capitale  nel dicembre 1899 per poi tornare nel gennaio 1900 a Taormina, Siracusa e Agrigento. Di lì si recano a Firenze e quindi partono per la Germania.


Z. Gippius all'inizio del XX secolo
http://feb-web.ru/feb/esenin/chronics/el1/El1-641-.htm

A parte una giornata trascorsa a San Remo nel 1913, ospiti di Boris Savinkov e sua moglie a Villa Vera, rivedono l'Italia solo molti anni dopo. La crisi economica francese spinge i due poeti a cercare nuovi editori all'estero. Nella speranza che Mussolini aiuti Merežkovskij a pubblicare in versione italiana alcuni suoi libri tornano a Roma nel novembre 1934 e vi rimangono fino all'inizio dell'anno successivo. Su invito del Duce e grazie ad un sussidio concesso al poeta perché possa portare a termine le sue ricerche per uno studio su Dante, i due coniugi trascorrono un lungo periodo in Italia dalla primavera a novembre del 1936. In Ital'janskij dnevnik (Diario italiano) Z. Gippius descrive il piacere di questo nuovo soggiorno: "sarebbe troppo lungo scrivere della vita che facciamo qui, perfino senza parlare dell'incanto di Roma in quanto tale e della dolcezza delle passeggiate mattutine per villa Borghese, ma solo delle persone di qui, degli incontri con loro" (5.5.1936). A Roma si incontrano con Vjačeslav Ivanov, Tat'jana L'vovna TolstajaAndrej Beloborodov, Tat'jana Varšer, la principessa Maria Radziwill e, tra gli italiani, E. Lo Gatto, il duca Giovanni di Cesarò ed Ernesto Buonaiuti. In particolare, passano ogni giorno lunghe ore seduti a parlare in casa di Ivanov, che abitava all'epoca in via Monte Tarpeo (L. Ivanova, Vospominanija, pp. 241-244).

Z. Gippius è molto scettica sulla reale possibilità che Mussolini aiuti il marito. Gode, tuttavia, pienamente della bellezza di Roma, delle passeggiate serali in mezzo alla folla giubilante per la conquista dell'Etiopia:

"Questa folla, innanzitutto, non fa paura; dà solo "fastidio" (...) Strano a dirsi, ma l'atmosfera e i visi delle persone mi ricordano in qualche modo il Febbraio del 1917 a San Pietroburgo. (...) Comunque per qualche motivo negli occhi della gente c'era gioia ed entusiasmo comune. I motivi di quel lontano Febbraio e di questo maggio sono diversi, ma c'è la stessa gioia, lo stesso entusiasmo, qualcosa che sa di "sogno" (...) sì, è un Febbraio, ma un Febbraio altrui" (Ital'janskij dnevnik, 9.5.1936).

Per gli studi del marito, si spostano a Firenze, dove vivono nella pensione Piccioli, e a Roncigliano, alla pensione Sorgente Roveta. Del capoluogo toscano la poetessa scrive:

"Dopo la confusione e il tramestio di Roma, dopo essere stati circondati da "amici" e "ammiratori", qui tutto è silenzioso, noioso e provinciale. Anche le persone, russe e italiane, sembrano "ammuffite", "semimorte". (...) Firenze di per sé non è paragonabile a Roma, è carina a modo suo. È piena di fiori" (Ital'janskij dnevnik, 21.5.1936).

La tristezza che le trasmette Firenze, però, è forse solo un riflesso della sua condizione interiore:

«Je suis triste, triste... Je ne reconnais plus Florence quoique je ne doute pas qu'elle reste la même: c'est à travers le voile noir dont mon âme est enveloppée que je la vois si mal. Peut-être aussi est-elle éteinte après la beauté pénétrante du Rome printanier. Trop de choses corroborent à mes tristesses indicibles" (lettera a Greta Gerelle del 13.5.1936).

Qui intrattengono rapporti, tra gli altri, con la famiglia del pittore Nikolaj Lochov, con i Barfucci e Nikolaj Ottokar. Conoscono inoltre Publio Raphis, un monaco francescano ammiratore di Vladimir Solov'ev e somigliante "ad Andrej Belyj" e una misteriosa signorina olandese, m-lle Van Oldenburg. A parte il mese trascorso a Roma per incontrare il Duce tra fine aprile e metà giugno, restano tra Firenze e Roncigliano fino a novembre, per poi tornare a Parigi ripassando per la capitale: "qui tutto è cambiato ed così diverso da prima come la primavera dall'autunno" (Ital'janskij dnevnik, 9.11.1936).

I due coniugi tornano in Italia nel giugno 1937. La famiglia Ivanov trova loro una sistemazione estiva a Rocca di Papa, dove Merežkovskij può lavorare in tranquillità. Qui un milionario romano, un sociologo, ammiratore del libro dello scrittore su Leonardo promette di farli vivere nella sua villa (Flora) gratis, salvo poi chiedere loro 3.000 lire di spese. Z. Gippius chiama la villa "la nostra dacia" e lì passano il tempo per lo più da soli, a parte le visite di alcuni amici: "oggi i Magalotti ci hanno portato Vjačeslav e Flamingo (Ol'ga Šor). Dopo silenzio e solitudine ecco 5 persone! E non è tutto: di sera all'improvviso, non appena loro se ne erano andati, è comparso Kartašev, di passaggio per Atene" (Ital'janskij dnevnik, 7.9.1937).


(www.hrono.info/statii/2006/gipp_evg.html)

 

Ad ottobre tornano a Roma e trascorrono l'ultima domenica del loro soggiorno in Italia da Ivanov in via  Monte Tarpeo:

"ecco la magica scala del Campidoglio. La lupa non si vede. Dorme. Mi sembra che l'abbiano spostata dal fitto giardino di sinistra a quello di destra. Lì c'è anche una grotta. Marco Aurelio si staglia nel cielo del crepuscolo. Quanta grandezza nella sua quiete! Con il solo gesto della mano: Pax, pace...».

Z. Gippius descrive il tragitto che li porta a piedi a casa del poeta: Marco Aurelio, un vicolo, la rupe, il portone di Ivanov e da una piazzola la vista sul Foro Romano, più in là il Colosseo, tutto avvolto dal color arancio del tramonto e dal suono delle campane. L'atmosfera della "rupe" sulla quale vive Ivanov le ricorda la Torre del poeta a Pietroburgo. Sembra di essere tornati di trent'anni indietro nel tempo. Di nuovo intellettuali "veri" che discutono di poesia e versificazione. Tutto ciò le ispira un sentimento quasi di invidia, perché "quelli che vivono sulla rupe Tarpea sono più felici di molti di noi. Hanno un giardino, "un paradiso terrestre", e musica, libri e lavoro scientifico, versi e le Ave Maria del Foro romano" (Gippius. Z. N., Poet i Tarpejskaja skala, pp. 371-373). Le ultime righe di Ital'janskij dnevnik descrivono lo stato animo della scrittrice che sta per lasciare per sempre Roma:

"Tra 4 giorni, il 20, abbiamo preso i biglietti per Parigi. Oh, quanto poca voglia ho di lasciare questo sole, "tutta Roma" e il balcone dal quale scrivo" (16.10.1937).
Persa ormai ogni speranza in un nuovo incontro con Mussolini che possa permettere loro di continuare ad avere rapporti con il governo italiano, ripartono per la Francia a malincuore. Qui Z. Gippius vivrà il resto della sua esistenza anche dopo la morte del marito (1941), dal quale non si era mai separata per 52 anni.

Pubblicazioni (relative al periodo dell'emigrazione)
Stichi. Dnevnik. 1911-1921, Berlin 1922.
Živye lica, Praga 1925.
Sijanie, Paris 1939.
Dmitrij Merežkovskij, Paris 1951.
Vospominanija, Tbilisi 1991.
Poet i Tarpejskaja skala, in L. Ivanova, Vospominanija, Moskva 1992, pp. 371-373.
Ital'janskij dnevnik, a cura di A. I. Serkov, «Novoe Literaturnoe Obozrenie», 1997, n. 27, pp. 237-251.
Avtobiografičeskaja zametka, in Russkaja literatura ХХ veka 1890-1910, a cura di S. A. Vengerov, t. I, Мoskva 2000, pp. 171-175.

Opere tradotte in italiano
Diari pietroburghesi 1914-1919: (dal 1914 al 1917), a cura di D. Di Sora, Roma, Biblioteca del vascello, 1993.
L'eterno femminino, a cura di D. Di Sora, Roma, Biblioteca del Vascello, 1993.



Luna, a cura di R. Vergombello, Milano, Tranchida, 1995.
Passioni umane, a cura di G. Spendel, Milano, Tranchida, 1995.
L'anello verde: dramma in quattro atti, a cura di A. Zavadlov, Torino, L'Harmattan Italia, 2007.

Bibliografia
Ivanova L., Vospominanija: kniga ob otce, Moskva 1992.
Os'makova N. I., Gippius, in Russkie pisalteli 1800-1917. Biografičeskij slovar', t. I, Moskva 1989.
Pachmuss T., Stranicy iz prošlogo: Iz perepiski Zinaidy Gippius, Frankfurt a. M.-Berlin 2003.
Pachmuss T., Intellect and Ideas in Action: Selected Correspondence of Zinaida Hippius, München 1972.
Pis'ma D. S. Merežkovskogo k P. P. Percovu, a cura di M. Ju. Koreneva, «Russkaja literatura», 1991, n. 2, pp. 156-181; n. 3, pp. 132-159.
Varšer Tat'jana, O prebyvanii D. S. Merežkovskogo v Rime, uspech chudožnika Beloborodova, zatichšej ital'janskoj stolice i frize Rostovceva (Pis'mo iz Rima), «Segodnja», 11-1-1935.

Fonti archivistiche
Centro Studi Vjačeslav Ivanov, Roma, Archivio Vjačeslav Ivanov.
Centro Studi Vjačeslav Ivanov, Roma, Archivio Andrej Beloborodov.
IRLI RAN OR, fond 39, n. 1187, S. N. Gippius, Ital'janskij dnevnik 1896 g. 

Giuseppina Giuliano
Scheda aggiornata al 20 dicembre 2009


Z. Gippius in un disegno di I. Repin
commons.wikimedia.org/wiki/Image:Gippius_by_R...

 




Zinaida Gippius nel famoso ritratto di L. Bakst (www.gippius.ru/).

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