Russi in Italia

Ekaterina L´vovna Barjanskaja


Luogo e data di nascita: Odessa 1890
Luogo e data di morte: New York, 8 febbraio 1965
Professione: scultrice

Appartenente a una ricca famiglia di ebrei odessiti, Ekaterina L'vovna Konstantinovskaja, ventenne, lascia la Russia (dove non farà più ritorno)  e si reca a Monaco per studiare scultura. Lì conosce il celebre violoncellista Aleksandr Barjanskij, che incontra nuovamente a Parigi nella primavera del 1914, quando si sposta nella capitale francese per completare la propria formazione artistica. A Parigi incontra d'Annunzio (amico, tra l'altro, anche di Barjanskij), che sarà determinante per gli inizi della sua attività artistica. In Portraits with Backgrounds, le memorie pubblicate nel 1947, ricorda come la vera scoperta del proprio talento di scultrice sia stata per lei indissolubilmente legata alla figura di d'Annunzio (col quale restò sempre in contatto epistolare): la giovane artista, visitando il Musée Carnevalet a Parigi, viene attratta da una statuetta del Settecento, una piccola figura modellata in cera, ispirata dalla quale esegue un ritratto di Ida Rubinštejn, conosciuta qualche giorno prima. L'entusiastico apprezzamento di d'Annunzio, a cui l'opera viene subito mostrata, determina per sempre la scelta di una forma espressiva – il ritratto in miniatura in cera – che la renderà celebre in tutto il mondo. L'elenco dei personaggi famosi raffigurati dalla scultrice con questa tecnica nell'arco della sua carriera è lunghissimo: tra gli altri, Arthur Schnitzler, Sigmund Freud, Albert Einstein, Sinclair Lewis, Alberto ed Elisabetta del Belgio, Bruno Walter, Eleonora Duse, Luisa Casati, Frederich Delius, Colette, Krishnamurti e molti altri.
Nello stesso 1914 Ekaterina Konstantinovskaja lascia Parigi, minacciata dalle truppe tedesche, in compagnia di Aleksandr Barjanskij, che sposa poco tempo dopo in Svizzera. Seguendo le tournées del marito, comincia così una vita costellata di spostamenti in Europa e negli Stati Uniti, dove espone già nel 1931 e dove si trasferisce definitivamente nell'ottobre del 1939.
In Italia soggiorna dal 1916 al 1923, inizialmente a Roma, "in a small hotel near the Villa Borghese". Si dedica intensamente alla scultura, frequentando intanto i circoli intellettuali e mondani della capitale. Conosce Angelo e Olga Signorelli, nel cui salotto Aleksandr Barjanskij, forse introdotto da Casella, si esibisce più volte. Della frequentazione di casa Signorelli Barjanskaja ha lasciato in Portraits with Backgrounds (p. 66 segg.) una vivace descrizione, così come dei suoi incontri con Eleonora Duse. Stando al carteggio inedito tra i Signorelli, E. Barjanskaja, benché non figurino sue opere nel catalogo della IV Esposizione internazionale d'arte della "Secessione" inaugurata a Roma il 9 dicembre 1916, in realtà vi prende parte.

Angelo Signorelli, collezionista e conoscitore della pittura contemporanea, estimatore dell'arte di Barjanskaja, il 10 dicembre 1916 scrive dal fronte alla moglie Olga:

"Ho letto le scialbe critiche della Secessione. Più che critiche sono delle invocazioni bottegaie a comprare: nessuna parola e nessuna voce di quelle sane e incitatrici, di quelle che fanno bene all'anima. [...] Ho letto il nome di Katja. Che ha esposto? Dille per me una parola di consenso e di fede".

Olga Signorelli risponde al marito il 13 dicembre 1916:

"Katja ha esposto solo ciò che hanno accettato, cioè il ritratto di Borgese e Casella. Credo che siano stati cattivi e ingiusti con lei e che questo si debba a Carena e ad Oppo. Ma non so, e non voglio essere pettegola".

Gli stessi ritratti dello scrittore Antonio Borgese e del musicista Alfredo Casella e quello di Olga Signorelli risultano esposti anche ad una mostra di artisti russi organizzata nella Sala di lettura della Biblioteca Gogol' nel 1917 (cfr. Esposizione artisti ed amatori russi residenti a Roma, Roma 1917). In quello stesso anno, l'11 maggio, si inaugura all'Hotel Excelsior, sempre a Roma, una mostra personale, in cui Barjanskaja espone sculture in cera colorata. All'inaugurazione interviene la scrittrice francese Colette, sua intima amica fin dai tempi parigini, che illustra le sculture. A proposito di questa mostra scrive il critico Francesco Sapori:

Artista singolarissima, che sa modellar la cera con minuta e profonda sensibilità, ebbe a Parigi, dal d'Annunzio, la prima profezia di gloria; ora vive e lavora in Italia, e sarebbe giusto conoscerla meglio, discorrere diffusamente de' suoi canoni artistici, della sua tecnica, soprattutto dei prodotti delle sue dita animate e nervose. [...] Temperamento dotato di originalità che rifugge da temi e modi vieti, imprime a' suoi soggetti, con serio tribolo, una cadenza tutta propria. Polacca [sic!], lontana per sette anni dalla Russia, la Barjansky rivela nelle sue cose una malinconia che è talvolta incubo. Stoffe di vaghe tinte, ninnoli di trina e cofani di vetro son corollari a visi e mani modellati con raffinatissima grazia. Nei volti pallidi, qua e là accesi da un tocco di carminio, è il riverbero d'una ricerca che meritò l'esame più attento da parte di chi intende la critica come un'alleata dell'arte (F. Sapori, Mostre personali in Roma. Cathérine Barjansky, «Pagine d'Arte», V, n. 6, 1917, p. 123).

Nello stesso anno nasce anche il figlio Michail (che negli anni '60 sarà attaché culturale dell'ambasciata statunitense a Roma).

Nel 1918, in difficoltà finanziarie per la requisizione dei beni familiari, apre a Roma una scuola dove insegna il metodo di scultura da lei messo a punto. "My school of sculpture was a success. By the end of a month I had twenty pupils" (Portraits with Backgrounds, p. 63): il successo della sua attività didattica si ripeterà in seguito anche altrove (Bruxelles, New York).
Non si sa quando esattamente lascia Roma per Firenze, dove si stabilisce per qualche tempo a Fiesole, probabilmente per motivi legati alla carriera musicale del marito. Nel 1922, comunque, Barjanskaja è ancora in Italia: indirizza una lettera a Umberto Zanotti Bianco, conosciuto con ogni probabilità tramite i Signorelli, in cui lo prega, nell'imminenza di una missione umanitaria in Unione Sovietica, che doveva condurlo tra l'altro anche a Odessa, di portare aiuto e conforto ai suoi genitori.

Sempre seguendo gli impegni concertistici di Aleksandr e la realizzazione delle proprie mostre, Barjanskaja è a Vienna nel 1923, di nuovo a Parigi nel 1925, a Berlino nel 1927, quindi a Bruxelles. Dal Belgio scrive a Olga Signorelli:

"Lavoro moltissimo, e dicendo questo non esagero: tengo tre corsi a gruppi diversi nella mia scuola e dò anche lezioni alla regina. Ho alla scuola venti lezioni alla settimana e nonostante ciò quest'inverno ho eseguito 28 grandi sculture" (lettera del 7 maggio 1939).

Dopo l'estate 1939 raggiunge New York, da dove scrive a Olga Signorelli di essersi trasferita con il figlio Michail, mentre il marito è rimasto in Belgio. A New York, nel suo appartamento-atelier di 240 Central Park South, vive e lavora fino alla fine dei suoi giorni.


Fonti archivistiche
Animi: AZB. Corrispondenza Ekaterina Barjanskaja-Umberto Zanotti Bianco
Coll.: UZB. B.4. Missione Umanitaria. 02.
Corrispondenza di Olga e Angelo Signorelli, anno 1916 (Archivio privato eredi Signorelli).
Lettere di E. Barjanskaja a O. Signorelli (3 lettere, 1916-1939). Fondazione G. Cini, Venezia, Archivio Signorelli.

Bibliografia
F. Sapori, Mostre personali in Roma. Cathèrine Barjansky, «Pagine d'Arte», Milano, Editori Alfieri & Lacroix, anno V, n. 6, 1917, pp. 123-124.
Portraits et figures en cire de Catherine Barjansky, [Paris, Galerie de l'Étoile, Mai 3-17, 1926].
Catherina Barjansky. First Exibition in America of Miniature Sculpture in Wax, January 17 to February 7, 1931, New York, Eduard Jonas Gallery.
Catherine Barjansky, Portraits with Backgrounds (in collaboration with Elinore Denniston), New York, The Macmillan Company, 1947 (2 ed. Kessinger Publishing 2007).
Catherine Barjansky: miniature sculpture in wax, New York, Arthur U. Newton Galleries, 1952.
Sculpting Made Easy: the Barjansky Method of Figure and Portrait Sculpture by Outline, Garden City, New York, Doubleday, 1964, 95 pp.
Mrs. Catherine Barjansky, 75, Sculptor of Wax Portraits, Dies, «New York Times» 9 febbraio 1965.
P. P. Pancotto, Artiste a Roma nella prima metà del Novecento, Roma, Palombi Editori, 2006, p. 80.

Daniela Rizzi, Bianca Sulpasso


Portraits with Backgrounds, Kessinger Publishing 2007.

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