Russi in Italia

Aleksandr Porfir’evič Archipenko


Luogo e data di nascita: Kiev, 30 maggio 1887
Luogo e data di morte: New York, 25 febbraio 1964
Professione: artista, scultore

Dal 1902 al 1905 studia pittura e scultura presso la Scuola d'Arte di Kiev. Nel 1906 si reca a Mosca per trasferirsi nel 1908 a Parigi, dove frequenta per poco l'Ecole des Beaux-Arts che poi abbandona, preferendo assaporare la vivace vita artistica della capitale francese di quegli anni. Frequenta Montparnasse e la colonia degli artisti "La Ruche" dove conosce e si lega a Guillaume Apollinaire che, negli anni successivi, scriverà le introduzioni ai cataloghi di alcune sue mostre. La prima esposizione ha luogo nel 1910 presso il Salon des Indépendants di Parigi. Nel 1912 il Folkwang Museum di Hagen ospita la prima esposizione personale. Nello stesso anno entra a far parte del gruppo Section d'Or, al quale partecipano tra gli altri Picasso, Braque e Duchamp, ed apre una scuola d'arte che risente del nuovo indirizzo del pittore rivolto ora alle "sculto-peintures". Nel 1913 presenta per la prima volta i suoi lavori a New York, dove riscuote immediatamente il favore del pubblico e della critica. Durante gli anni del primo conflitto mondiale si stabilisce a Cimiez, nei pressi di Nizza. Nel 1914 alcune sculture di Archipenko sono esposte a Praga, mentre «Lacerba» pubblica una sua serie di stampe.
I contatti dello scultore con artisti e intellettuali italiani risalgono al periodo del soggiorno parigino: a Montparnasse aveva conosciuto Amedeo Modigliani e Umberto Boccioni che nel 1911 si era recato nel suo studio. Negli anni successivi questi rapporti professionali e d'amicizia  s'intensificano e si allargano ad altre personalità come Carlo Carrà, Ardengo Soffici, Alberto Magnelli o Giovanni Papini. Nell'Archivio di Papini (Fondazione Primo Conti di Fiesole) sono conservate 2 lettere in francese di Archipenko al filosofo da Nizza. Nella prima lettera (19  agosto 1918) lo scultore comunica il desiderio di un suo amico giornalista di tradurre le tre novelle di Papini, apparse il 1 novembre 1907 su «Mercure de France» e chiede l'autorizzazione a pubblicarle, suggerendo anche di pensare  ad un eventuale commento di qualche amico futurista (Carrà, Soffici, Severini, Magnelli). Nella seconda lettera, scritta presumibilmente nel 1918 dopo la risposta di Papini, l'artista lo ringrazia dell'assenso, riferendo inoltre che l'amico russo è dispiaciuto di non poter tradurre anche altre opere dello scrittore.
Nell'aprile 1914 Archipenko partecipa con alcuni suoi lavori (Natura morta, Ritratto di signora, Pierrot Carousel) alla Prima Esposizione Internazionale Futurista a Roma (13 aprile-25 maggio), organizzata dalla Galleria Futurista in via del Tritone 125, diretta in quegli anni da Giuseppe Sprovieri.
Negli anni Venti numerose sono le  mostre di Archipenko in Europa (Ginevra, Zurigo, Parigi). Nel 1920 è invitato a partecipare alla XII Esposizione Biennale d'arte a Venezia con uno spazio espositivo personale – Mostra  Individuale di Alexandre Archipenko – all'interno del padiglione russo. Secondo i materiali conservati all'Archivio Centrale dello Stato, si tratterebbe del primo viaggio di Archipenko in Italia. Per il visto garanzie e referenze sono fornite dal Console russo a Venezia, che ne assicura la "condotta morale e politica insindacabile", da Mario Broglio e dal padre, domiciliati a Roma dal 1914, in via Ciro Menotti n. 10, dove il pittore ha anche uno studio di lavori plastici. Broglio aveva conosciuto Archipenko con il quale aveva intrecciato un'amichevole corrispondenza: "Il di lui padre ha dichiarato di non conoscere il russo ARCHIPENKO Alessandro, ma di sapere che questi è amico del figlio e che vi è tra loro corrispondenza" (Lettera espresso della Prefettura di Roma al Ministero dell'Interno del 3 maggio 1920).

La partecipazione di Archipenko alla XII Biennale di Venezia ha sollevato all'epoca un acceso dibattito all'interno della comunità veneziana e sui giornali locali, come testimoniato nelle fonti archivistiche:

È stato oggetto di discussione se ammettere o meno l'Archipenko alla XII Esposizione Biennale d'arte per le sue audaci concezioni nella scultura e pittura, ma la sua fama ha avuto ragione di ogni opposizione e ora una intiera sala accoglie le opere sue. Per le ragioni suddette la presenza a Venezia dell'Archipenko è pienamente giustificata" (Lettera della Regia Prefettura di Venezia al Ministero dell'Interno dell'11 maggio 1920).

Un'altra memoria della partecipazione di Archipenko alla Biennale è fornita da Francesco Sapori:

Nessuno voglia credere, neanche un momento, che si sia messo qui il nome di Archipenko quasi a dichiararlo anello di congiunzione fra la pittura e la scultura. Questo artista imbarazzato e discontinuo non può legare, ma soltanto rendere più distanti tra loro due diverse forme d'arte. Appena hai girato gli occhi intorno, provi la curiosità di renderti conto delle materie usate dall'Archipenko pel suo lavoro. Legno, latta, gesso, bronzo, osso, terracotta, vetro: un po' di tutto, come un caos, dove ogni cosa può essere un promettente enigma, oppure un avanzo putrefatto. Superfici ruvide sulle quali è passata la sega del falegname o la mano dell'imbianchino, cilindri, sfere spezzate, imbuti, anelli, bitorzolo, coni, palle, sovrapposizioni arbitrarie di volumi a spicchi e spacchi, fondi crudi di colore, e insopportabili rappezzature: c'è tutto, e niente a un tempo.
Dalle pitture-sculture passi a guardare i disegni; e ti riprende non so che speranza d'aver trovato la chiave del mistero, o almeno la riprova di codesto difficile teorema. Concludi che Alexandre Archipenko sa disegnare il corpo della donna. Senti in quei pezzi di carta sotto vetro una lieta ampiezza di curve, una personalità barbarica addomesticatasi a Parigi. Ma, se interroghi l'artista al riguardo, egli sorride del suo freddo sorriso, con l'aria di dirti: 'Allora andavo a scuola; ma poi me ne sono vergognato'. Ritornare ai suoi organismi frammentari e discontinui, costa dunque non poca fatica. Le sue emozioni sono fredde e sconsolate; la repulsione per tutto ciò che hanno fatto gli altri è in lui aberrante, poiché egli tenta invano di legittimare col ragionamento quanto gli è fallito nell'ispirazione [...]. Non so quale critico ha stampato che la pittura-scultura di questo russo delira verso l'immaterialità e l'infinito. Direi piuttosto che essa brancola verso la dissoluzione ed il nulla. (F. Sapori 1920, pp. 11-14).

Nel 1921 si trasferisce a Berlino dove sposa la scultrice Angelica Bruno Schmitz (1893-1957), aprendo una scuola d'arte. Nel 1923 emigra con la moglie in America, dove inizia a lavorare sulla cinetica. Qui insegna in diverse città tra le quali Woodstock, Los Angeles, Seattle, Washington, Chicago, ottenendo nel 1928 la cittadinanza americana. Nel 1937 è impegnato nelle attività del New-Bauhaus. Negli anni successivi numerose sono le mostre collettive e personali negli Stati Uniti, in Sudamerica e ancora in Europa.

In Italia le sue opere pittoriche e scultoree continuano ad animare gli spazi espositivi e le manifestazioni artistiche. Nel 1931 la Casa d'Artisti di Milano ospita i lavori del pittore in occasione della mostra Omaggio a Vittorio Pica. Nel 1959 è insignito della medaglia d'oro del Concorso internazionale del bronzetto alla XIII Biennale d'Arte Triveneta nella Sala della Ragione di Padova. Nell'aprile 1963 Roma ospita una mostra personale dello scultore a Palazzo Barberini, mentre dal 5 al 30 novembre dello stesso anno il Centro culturale San Fedele di Milano organizza una sua esposizione personale: Mostra antologica di Alexander Archipenko. Questa mostra romana è la 129a dell'artista ed è la seconda personale in Italia dopo l'esordio al padiglione della Russia della Biennale. In occasione della mostra, Archipenko soggiorna nella capitale invitato dall'Ente premi Roma.
Muore a New York nel 1964.
Uno dei più recenti tributi ad Archipenko è quello all'interno della mostra antologica Per una storia della pittura # 1. Da Boccioni a Duchamp presso la Galleria Blu di Milano dal 12 febbraio al 27 aprile 2007.

Pubblicazioni
A. Archipenko, Archipenko: Fifty Creative Years 1908-1958, New York 1960.
A. Archipenko, Arte creativa, in Alexandre Archipenko, a cura di G. Sangiorgi e J. Recupero, Catalogo della mostra "Archipenko", Palazzo Barberini, Roma 1963, pp. 19-20.
Conversazione con Archipenko, in Alexander Archipenko: l'arte e l'universo, a cura di E. Pontiggia, Montebelluna (TV) 1988, pp. 55-125.

Nota
Nei documenti italiani s'incontra come Alessandro Archipenko, Alexandre Archipenko.
Nelle fonti bibliografiche s'incontra come Alexander Archipenko.

Fonti archivistiche
Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell'Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1920, cat. A11, b. 9, f. Archipenko Alessandro n 17.
Fondazione Primo Conti. Centro di documentazione e ricerche sulle Avanguardie storiche di Fiesole.

Bibliografia
A. Archipenko, l'arte e l'universo a cura di E. Pontiggia, Montebelluna (TV) 1988.
Alexandre Archipenko, a cura di G. Sangiorgi e J. Recupero, Catalogo della mostra "Archipenko", Palazzo Barberini, Roma 1963.
Centro culturale San Fedele, Mostra antologica di Alexander Archipenko. Catalogo della Mostra, Milano 1963.
Galleria Futurista, Esposizione libera futurista internazionale. Pittori e scultori italiani, russi, inglesi, belgi, nordamericani, Roma, Aprile-Maggio 1914, p. 30.
F. Sapori, La XII Mostra d'Arte a Venezia. La scultura straniera, «Emporium», vol. LII, n. 307-308, Luglio-Agosto 1920, pp. 11-14.
Per una storia della pittura # 1. Da Boccioni a Duchamp. Galleria Blu, Milano 2007.

Siti consultati
http://www.archipenko.org/ sito della Archipenko Foundation, creata e diretta dalla seconda moglie del pittore, Frances Archipenko Gray, che ha sede a Beaserville, nella scuola estiva d'arte fondata da Archipenko nei dintorni di New York. La fondazione possiede un vasto archivio del pittore e scultore che comprende anche la corrispondenza con artisti e intellettuali italiani.

Laura Piccolo. Raffaella Vassena


Bronzo, 1913. Blue Dancer
http://media.mutualart.com/Images/2009_07/...



Aleksandr Archipenko, Pierrot Carousel, 1913, Solomon R. Guggenheim Museum, New-York
http://www.guggenheim.org/new-york/collections/collection-online/show-full/piece/?search=Alexander%20Archipenko&page=1&f=People&cr=1



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