Russi in Italia

Isaak Ilič rejder


Luogo e data di nascita: marzo 1862
Luogo e data di morte: dopo il 1952 (?)
Professione: pubblicista

Esiliato dal governo zarista "per i suoi principi socialisti, rivoluzionari" (Casellario politico centrale), giunge in Italia con la moglie Berta Pipek fu Mosé (o Pupik, 1876, ha 60 anni nel 1936), probabilmente prima del 1903 (il figlio Valentin nasce a Napoli nel 1903). Vive lungamente ad Ischia con la moglie e i tre figli. In Italia risiede anche il fratello, Grigorij Il'ič Šrejder (i fratelli Šrejder sono quattro: oltre a Isaak e Grigorij vi sono Michail e Jakov), con il quale nel 1917 rientra in patria, partecipando con lui all'amministrazione del Consiglio municipale di Pietrogrado, in qualità di consigliere comunale (Venturi 1979, p. 181). L'avvenimento è così ricordato da Evgenij Anan'in nelle sue memorie (Iz vospominanij revoljucionera 1905-1923, New York 1961):

Dopo il febbraio, tutti noi vivevamo in uno stato di sommo entusiasmo. Gli emigrati russi cominciarono ad affluire a Roma da tutte le parti d'Italia. Tutti si affrettavano a partire per la Russia. Vi si andava via Londra dove Čicerin dirigeva i trasporti. Per la Russia partì pure il mio vecchio amico I. I. Šrejder (fratello del famoso socialista rivoluzionario), che non apparteneva al partito. Ma poco dopo, nel 1918 o 1919, tornò in Italia (cit. in Tamborra 2002, p. 265).

Chiusa la parentesi kerenskiana, nell'agosto 1919 Isaak Il'ič Šrejder rientra in Italia, stabilendosi a Roma. Dall'8 gennaio 1920 risiede a Frascati insieme alla moglie e ai tre figli. Successivamente torna nella capitale, dove risulta domiciliato a via Antonio Musa 5 nel 1923, a via Como nel 1929, Piazza Bologna nel 1934, Viale Eritrea nel 1938.

Al principio del 1920 presenta al Ministero per l'Industria e il Commercio un piano per la ripresa delle relazioni commerciali tra l'Italia e le cooperative russe. Già nell'anno precedente sugli stessi temi ha diversi colloqui con Nitti (Venturi 1987, p. 285). Contestualmente alla proposta di I. I. Šrejder, le autorità italiane prendono informazioni sul suo conto.
Nello stesso periodo collabora con la rivista «La Russia del lavoro», fondata dal fratello Grigorij, pubblicando articoli di vario genere – dalla politica italiana agli scambi commerciali – ma soprattutto alimentando il dibattito con i socialisti italiani sulla reale situazione politica e sociale in Russia: Ai compagni d'Italia!, Alla Lega nazionale delle cooperative italiane, Il grano degli affamati, Il flirt borghese-bolscevico, Verso il mercato russo, L'obbedienza all'Internazionale o agli ordini di Mosca? Il conflitto Serrati-Zinowiev, ecc. (per una rassegna più completa cf. Venturi 1979, pp. 181-188).
Nel 1921 partecipa alla fondazione dell'Associazione di assistenza agli ebrei vittime dei pogrom, nella quale ricopre la carica di consigliere. Come testimoniano i documenti conservati all'Archivio Centrale dello Stato, egli è comunque posto sotto stretta vigilanza per i suoi rapporti con i rappresentanti del Governo russo.
Negli anni Venti ospita nella sua casa romana Tat'jana Šucht, cognata di Antonio Gramsci. In una lettera alla moglie Julija del 2 febbraio 1925, Gramsci descrive il suo incontro con Tat'jana, non omettendo un commento su Isaak Šrejder che reputa "uomo lugubre", trincerato "dietro a una aprioristica negazione che in Russia possa esistere qualcosa di buono", laddove invece Tat'jana "è molto simpatica e non ha niente di comune con i beccamorti s.r. [socialisti rivoluzionari n.d.a.] tipo Isacco Schreider" (2000 pagine di Gramsci, v. II, p. 70).

Nel 1928 la Questura di Roma raccoglie informazioni sulle attività pubbliche e private di I. I. Šrejder, che, messa da parte l'attività giornalistica, diviene

"rappresentante per l'Italia dell'Archivio storico russo con sede a Praga e si cura di raccogliere ogni sorta di documenti ufficiali concernenti l'economia, la letteratura, i movimenti politici russi in genere, nonché la parte che la Russia ha avuto nella grande guerra. Tutti i documenti che lo Schreider riesce a rintracciare sono spediti, a mezzo della legazione cecoslovacca, al predetto Archivio, creato dagli emigrati russi e finanziariamente sussidiato dal governo cecoslovacco. In passato per tale mansione percepiva un compenso mensile di L. 450, ma ora, a quanto pare, percepirebbe solo una percentuale, a seconda degli acquisti fatti" (Questura di Roma al Ministero dell'Interno, 23 ottobre 1928).

La famiglia Šrejder vive dunque dello stipendio della moglie di Isaak, impiegata presso il laboratorio chimico terapeutico della farmacia internazionale di Piazza Barberini a Roma e dei piccoli lavori delle figlie Natalija (20 anni) e Lidija (19 anni) studentesse universitarie, rispettivamente di scienze naturali e di chimica pura, nonché degli

"scarsi proventi che ricava lo Schreider da qualche saltuario lavoro di traduzione dal russo in italiano ed infine con gli scarsi sussidi che nei limiti del possibile gli inviano i fratelli Demetrio di anni 49, residente a Parigi e Gregorio di anni 70 residente a Praga" (Ibidem).

Tat'jana Šucht torna a casa Šrejder al principio del 1930, rimanendovi sino al 1932. La prima impressione di Gramsci non muta, a distanza di anni. In una lettera dell'11 agosto 1930 si rivolge alla donna parlando ancora di casa Šrejder: "Mi dispiace che sia andata ad abitare dal vecchio Isacco: è un ambiente troppo depresso e deprimente" (Gramsci 1965, p. 360).

L'immagine del "vecchio Isacco" si cristallizza così nella memoria di Gramsci, che nelle sue lettere ricorda anche un evento drammatico per la famiglia Šrejder, la perdita della giovane figlia suicida, Lidija (nome peraltro della cugina, Lidija Grigor'evna), gettatasi nel Tevere:"Se fosse vero si comprende che il vecchio Isacco abbia finito di perdere la testa e sarebbe da compiangere" (lettera del 15 giugno 1931, in Gramsci 1965, p. 445), ricordandola come "una giovinetta seria e studiosa e anche molto modesta" (ibidem). Nelle sue lettere Gramsci accenna anche a Valentin, altro figlio di I. Šrejder, con il quale, a differenza del padre, costruisce un rapporto di amicizia e stima, prestandogli anche parte della sua biblioteca: "Devo dire che per un po' di tempo l'impressione avuta dal padre si estese meccanicamente sul figlio, e fu ingiustizia, come ebbi occasione di accorgermi quasi da subito" (lettera a Tania del 18 gennaio 1932, in Gramsci 1965, p. 558).

Sulla scena italiana si consuma anche la tragedia di V. Šrejder, arrestato e condannato una prima volta nel 1923 per concorso in omicidio. Scampato all'arresto e alla detenzione, con una fuga a Parigi, torna in Italia dove nel 1927 viene processato per aver attentato – come "comunista" – "ai Poteri dello Stato". Condannato a 5 anni di detenzione e a tre di sorveglianza, viene recluso nel penitenziario di Parma. Nel febbraio 1929 I. Šrejder presenta una richiesta alle autorità giudiziarie affinché il figlio, debole di polmoni, venga trasferito in un istituto di detenzione vicino al mare:

SCHREIDER Isacco, padre del condannato SCHREIDER Valentino, detenuto nella Casa Penale di Parma, ha fatto istanza a questo Ministero per ottenere il trasferimento del figlio in un Penitenziario situato in prossimità del mare – possibilmente Nitida o Procida –, adducendo essere il Valentino debole di polmoni, sia per eredità, sia che per precedenti malattie, e che il clima rigido di Parma gli riuscirebbe dannoso.
Non vi sarebbero ostacoli nelle vigenti disposizioni regolamentari per l'accompagnamento di tale richiesta, tuttavia, essendo stato lo Schreider condannato dal Tribunale speciale per la Difesa dello Stato, con sentenza del 22 giugno 1928, per cospirazione contro i Poteri dello Stato, prima di provvedere, si gradirà conoscere se da parte di codesto On. Ministero vi sia qualche difficoltà all'incirca l'invocato trasferimento del medesimo in uno dei menzionati Istituti di Pena (Ministero della Giustizia e degli Affari di Culto al Ministero dell'Interno del 9 marzo 1929).

Valentin Šrejder viene scarcerato il 6 aprile 1932 e si stabilisce a via Como 15 presso la casa dei genitori e dal 1934 a piazza Bologna 1. Nel maggio 1936 si rivolge alle autorità per ottenere un passaporto. È stato infatti assunto dal quotidiano genovese «Il Lavoro», come corrispondente estero per il Sudamerica. In una lettera manoscritta del 14 maggio 1936 dichiara a proposito di sé e dei suoi cari che l'intera famiglia in quel momento si mantiene grazie allo stipendio della madre, impiegata presso un ufficio di rappresentanza di prodotti farmaceutici stranieri, mentre sia lui sia il padre sono disoccupati:

Il sottoscritto si permette, infine, di accennare all'importanza e alla urgenza che presenta per lui e per i suoi familiari un pronto accoglimento della sua domanda di passaporto, col far noto alla benevola attenzione dell'Eccellenza Vostra, che tanto egli come suo padre si trovano da lungo tempo disoccupati e che tutta la sua famiglia dipende per l'esistenza dal magro guadagno della madre del sottoscritto oggi assottigliato ai minimi termini per effetto delle sanzioni economiche decretate contro l'Italia, trattandosi di compenso per attività prestate presso un ufficio di rappresentanza di prodotti farmaceutici esteri. Situazione familiare che la tarda età di entrambi i genitori del sottoscritto – avendo il padre di esso raggiunto i 74 anni e avvicinandosi la madre ai 60 – rende ancor più dolorosa e tale da esigere in modo impellente un rimedio. Per le ragioni e l'occupazione più sopraindicate.

Il 21 novembre 1936 Valentin Šrejder raggiunge l'Argentina, mentre la madre e il padre restano invece in Italia.

Oltre all'attività pubblicistica (nel 1923 collabora anche con «Critica sociale» di Turati, cf. Venturi 1979, p. 188), Isaac Šrejder è autore di un libello dedicato alla costruzione del socialismo intitolato La dittatura del proletariato e il lavoro forzato nella dottrina bolscevica. Convinto che dittatura e democrazia siano "due sistemi assolutamente opposti e inconciliabili, i quali, però, vengono entrambi proposti per il raggiungimento di un identico fine", passa in rassegna le teorie socialiste e la dottrina leninista, concentrandosi in particolar modo sulle concezioni del "lavoro" e del "lavoro forzato" e concludendo che già il leninismo non si differenzia di molto dal successivo regime stalinista. La pubblicazione risulta essere senza data, anche se la premessa dell'autore riporta l'indicazione "Roma, 1 luglio 1952", ovvero quando Šrejder, "il vecchio Isacco", ha già raggiunto l'età di 90 anni.

Pubblicazioni
Jsaac J. Schreider, La dittatura del proletariato e il lavoro forzato nella dottrina bolscevica, Reggio Emilia, La Giustizia S.E.I. , s.d. (premessa del 1952).

Bibliografia
2000 pagine di Gramsci, in due voll., a cura di G. Ferrara e N. Gallo, Milano, Il Saggiatore, 1964.
A. Gramsci, Lettere dal carcere, Torino, Einaudi, 1965.
T. Schucht, Lettere ai familiari, con una prefazione di G. Gramsci, a cura di M. Palescu Quercioli, Roma, Editori Riuniti, 1991. 
A. Tamborra, Esuli russi in Italia dal 1905 al 1917. Riviera ligure, Capri, Messina, Soveria Mannelli, Rubettino, 2002² (prima ed. 1977).
A. Venturi, Rivoluzionari russi in Italia 1917-1921, Milano, Feltrinelli, 1979.
A. Venturi, L'emigrazione socialista russa in Italia, 1917-1921, «Movimento operaio e socialista» X (1987), n. 3, pp. 269-297.

Nota
Nelle fonti s'incontra Isacco Schreider, Schreider Isaak di Elia, Jsaak J. Schreider.

Fonti archivistiche
Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell'Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari Generali e Riservati, 1923, cat. A11, b. 13, f. Isacco Schreider.
Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell'Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari Generali e Riservati, Casellario Politico Centrale, b. 4699, f. 28957.
Archivio Centrale dello Stato, Roma,  Ministero dell'Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari Generali e Riservati, 1930-1931, cat. A16, b. 255, f. Schreider Isacco.

Siti consultati
http://socialist.memo.ru/lists/slovnik/l25.htm 

Agnese Accattoli, Laura Piccolo
Scheda aggiornata al 15 maggio 2012


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