Russi in Italia

Lidija Aleksandrovna Trenina Franketti


Luogo e data di nascita: Mosca, 21 novembre 1899
Luogo e data di morte: Roma 1980
Professione: scultrice, pittrice, scenografa, ceramista

Nel 1918 insegna all'Istituto tecnico-artistico (Chudožestvennyj Technikum) di Nižnij Novgorod, dove forse incontra il futuro marito, il pittore Vladimir Feliksovič Franketti. Trasferitasi a Mosca all'inizio degli anni Venti, sposa Franketti e si stabilisce nello studio di V. Kandinskij. Frequenta gli ambienti artistici della capitale, conosce anche V. Majakovskij. Prosegue in modo irregolare gli studi pittorici e scultorei all'Accademia delle Belle arti, dove si diploma nel 1931, lavorando nel frattempo come stenografa.
Nel 1932 viene espulsa dall'Urss, si trasferisce con il marito a Parigi, dove perfeziona il suo percorso artistico con Charles Despiau, esponendo i suoi lavori al Salon d'Automne (1933) e al Salon de Tuilleries (1933, 1934). Si avvicina agli artisti italiani residenti nella capitale francese e, nel 1933, riceve il premio del Sindacato fascista delle Belle arti alla I Mostra degli artisti Italiani a Parigi.
Nel 1934 approda a Roma dove apre, assieme al marito, uno studio e una scuola d'arte a Villa Strohl-Fern, "un ampio locale ben illuminato, in cui vivono in pittoresco disordine le opere dell'artista" (Peyrot 1941, p. 5). Nel 1934 si aggiudica la medaglia d'oro al Concorso per il Busto della Regina (attualmente conservato presso il municipio di Napoli). Negli stessi anni espone una serie di lavori alla Mostra degli Italiani in Olanda.
Dal 1934 figura in tutte le Mostre del Sindacato fascista delle Belle arti del Lazio: alla VI Mostra (18 gennaio-20 marzo 1936) presenta la delicata testa di bambino orientale Clodinet; alla VII (15 aprile-30 giugno 1937) la scultura Maestro Casciaro; alla IX propone le sculture Vecchio napoletano e Prudenza, nudo di donna che con la mano sinistra invita alla prudenza (IX Mostra del Sindacato 1940, ill. XL), e la tela Asia che conferma il suo percorso pittorico, dopo l'esposizione Autoritratto alla Mostra sindacale del 1938.
Nel 1936 partecipa alla Biennale di Venezia con Ritratto della signora Maria Guida. È presente alla III Quadriennale romana (Palazzo delle Esposizioni, febbraio-luglio 1939) dove presenta un Autoritratto (in bronzo).
Nel 1937 al padiglione italiano della Mostra internazionale di Parigi presenta Testa d'uomo (Mosca, collezione privata), opera dal "primitivismo archetipico" (Benzi 1983, p. 102), per la quale riceve la medaglia d'oro per la scultura al padiglione italiano della mostra.

Negli anni Quaranta, nonostante i riconoscimenti ricevuti e una fama ormai attestata, versa in difficili condizioni. Così ne scrive M. Voronkova ad U. Zanotti Bianco il 16 febbraio 1940:

"[I] Franchetti hanno vissuto sotto il pugno di bolcheviki per 15 anni; da poco è in Italia, quando i bolcheviki hanno cacciato i forestieri così anche loro erano felici di lasciare l'inferno staliniano. La moglie Lidia Franchetti ha molto talento, come scultrice. Malgrado che ha guadagnato 2 anni fa premio prima d'Italia, non gli affidano i lavori. [...] Ho chiesto a Contessa Del Bono di procurarle lavoro di scultura per l. 42, perché conosce uno dei direttori. Ma Contessa è molto invecchiata. Qui a Roma si affidano i lavori non per merito, ma perché sono compari. [...] A Parigi L. Franchetti guadagnava bene, ma a Roma si spendono migliaia di lire per foto. Ci pensi un po' e convinci qualcuno. Peccato che Lei è a corto di mezzi, suo ritratto all'esposizione di primavera andrebbe subito comprato e Franchetti respirerebbero. Loro vivono a Villa Strolfern, che delizioso posto (ANIMI, f. ZB, A1.01.UA9).

Tra i personaggi che hanno scelto di farsi ritrarre dall'artista si ricordano il pittore Giuseppe Casciaro, il padre del pianista Carlo Zecchi, l'organista Fernando Germani, il pittore Carlo Socrate, la marchesa Navarra-Viggiani, il cui ritratto ricco di pathos, scavato da un'interna sofferenza, è composto con sapienza e modellato con estrema finezza (Peyrot 1941, p. 5). Come ceramista si ricorda un suo servizio di porcellana, realizzato per il generale Franco Navarra-Viggiani, in cui emergono 58 paesaggi romani.
In Italia si avvicina anche al mondo del teatro, per cui realizza scenografie e costumi. Collabora alla messinscena del Cadavere vivente di Lev Tolstoj per la regia di Tat'jana Pavlova, rappresentato all'Odeon di Milano nel 1941; realizza le scene per il Contrabbasso al Maggio musicale fiorentino (1954) e per la Sagra della Primavera al Metropolitan di New York.

Dal 1940 al 1950 insegna presso l'Accademia delle Belle Arti di Roma, città dove si spegne nel 1980. Sulla propria scultura, in un'intervista del 1941, "con accento lievemente esotico" confessa:

Il fine della mia scultura, poiché io sono soprattutto scultrice [...] è di far opera tale, che se dovesse fra secoli e secoli essere ritrovata, possa essere considerata bella di per sé, e non solo in rapporto al luogo e al tempo in cui fu creata. Tendo perciò al bello assoluto, ad una perfezione [Peyrot 1941, p. 5].


Bibliografia
VI Mostra del Sindacato fascista Belle arti del Lazio (Febbraio-marzo 1936), Roma, Confederazione nazionale fascista professionisti e artisti, 1936.
VII Mostra del Sindacato fascista Belle arti del Lazio (Aprile-giugno 1937), Roma, Confederazione nazionale fascista professionisti e artisti, 1937.
VIII Mostra del Sindacato fascista Belle arti del Lazio (Aprile-giugno 1938), Roma, Confederazione nazionale fascista professionisti e artisti, 1938.
IX Mostra del Sindacato interprovinciale fascista Belle arti del Lazio (Aprile-giugno 1940), Roma, Confederazione nazionale fascista professionisti e artisti, 1940.
XX Esposizione Biennale Internazionale d'Arte - 1936. Catalogo, Venezia 1936.
III Quadriennale d'Arte Nazionale, sotto gli auspici di S. E. il Capo del Governo. Catalogo Generale, Roma 1939.
F. Benzi, Lidia Trenin Franchetti, in L. Stefanelli-Torossi, Gli artisti di Villa Strohl-Fern tra Simbolismo e Novecento, con una presentazione di A. Trombadori, Galleria Arco Farnese, Roma 28 aprile-10 giugno 1983, Roma, De Luca Editore, 1983.
A. Peyrot, Ho visitato lo studio di Lidia Franchetti, «Il Piccolo» 30-31 luglio 1941, p. 5.
D. Ja. Severjuchin, O. L. Lejkind, Chudožniki russkoj emigracii (1917-1941), Peterburg 1994, pp. 480-481

Fonti archivistiche:
Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d'Italia (ANIMI), f. ZB, A1.01.UA9.
Soprintendenza alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea. Roma, Archivio Bioiconografico, Franchetti Lidia, cass. 13,2.

Nota
Nelle fonti italiane si incontra Lidia Franchetti.

Laura Piccolo, Bianca Sulpasso

 



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