Russi in Italia

Viktor Aleksandrovič Žurov

Vittorio Andoga


Luogo e data di nascita: 1879
Luogo e data di morte: dopo il 1950
Professione: cantante lirico, regista

Figlio di un mercante di Šuja (oblast' Ivanovo), Aleksandr Irodionovič (1840-1900) e di Elizaveta Petrovna Lotareva (1850-1918), di lontante origini italiane. Forse per questo motivo il suo pseudonimo è formato dal nome proprio italianizzato in Vittorio e da quello del fiume Andoga, nei cui pressi la sua famiglia possedeva delle proprietà. Sposa la cantante d'opera Natalija Efimovna Fesenko (1884-1928), nota come Aida Marcella, nata a Odessa, da cui ha tre figli: Georgij (1905-1988), Leonid e Tamara. È cugino da parte di madre del poeta Igor' Severjanin, che si ispira a lui per il menestrello della ballata Kunigunda i ee vernyj rycar' Vil'e Žure.

Prima della rivoluzione lavora come regista al Teatr muzykal’noj dramy di Pietroburgo (attivo dal 1912 al 1919 nella sala grande del Conservatorio; tra gli scenografi contava Nikolaj Rerich, Mstislav Dobužinskij, Ivan Bilibin). Una volta emigrato lavora nei teatri di Parigi, Lisbona, Barcellona e in Italia. Il critico Eugenio Bertuetti così lo descrive:

"scarno, pensoso, due occhi enormi nerissimi, è un appassionato e coltissimo creatore di scena. Vive a Parigi, dove lavora e studia. I musei, le pinacoteche, i vecchi libri d'incisioni sono i suoi testi. È fedelissimo in ogni interpretazione" («Il Regno», 19 febbraio 1925, p. 5).

Dirige la messa in scena di Boris Godunov di M. Musorgskij alla Scala nella stagione 1921-22 (la prima è il 16 febbraio 1922), eseguito in traduzione italiana con il baritono Zygmund Zaleski nel ruolo del protagonista. Vittorio Andoga viene "espressamente scritturato" per le sue origini russe e per la sapienza con cui sa dirigere "con giusta visione" "i movimenti delle masse e degli attori" («Il Corriere della Sera», 17 febbraio 1922, p. 3).

Nel 1924 viene da Parigi per curare la regia della stessa opera al Teatro Regio di Torino, la cui prima è prevista per il 2 febbraio. Intercede per il rilascio del visto di ingresso il sig. Alessandro Borioli, direttore della Società anonima del Teatro Regio. L'opera passa alla storia per uno spiacevole episodio: durante le repliche i fascisti fanno irruzione, impadronendosi del teatro (Storia del Teatro Regio di Torino, 1976, p. 584).
Torna al Regio alla fine del 1924 per mettere in scena Il gallo d'oro di Nikolaj Rimskij-Korsakov in traduzione italiana. La prima dell'opera avviene il 18 febbraio 1925. La sua richiesta di ingresso è inoltrata insieme agli artisti Konstantin Korovin, autore delle scenografie e dei costumi, e suo figlio Aleksej. Il quotidiano "Il Regno" dedica alla collaborazione tra Korovin e Andoga un'intera pagina, spiegando che il regista aveva operato nell'atmosfera culturale pietroburghese "di dove partì appunto quel movimento d'innovazione nell'arte lirica a cui prese parte attivissima e principale il Korovin", e aveva portato questa innovazione nei teatri europei e in Italia, alla Scala e al Regio di Torino («Il Regno», 18 febbraio 1925, p. 5).

Bertuetti, nel descrivere la magnificenza dell'opera, spiega:

Occorreva evidentemente qualcosa di più e di meglio, qualcosa di ignorato e di trascurato sino a pochi anni or sono nell'arte di allestire masse corali. Bisognava che il "metteur en scène" e il pittore vivessero spiritualmente uniti nell'opera comune e pur diversa della creazione, interpretandosi a vicenda sin nei più fini particolari, suggerendosi l'un l'altro le idee e la maniera più adatta ad esprimerle" («Il Regno», 19 febbraio 1925, p. 5).

In particolare il critico si sofferma sulle tecniche innovative di Vittorio Andoga:

Poi che l'opera non è composta soltanto di visioni statiche (...), ma anche e principalmente di azione, movimento, vita in cui la parte principale è sostenuta dall'elemento uomo, singolo e masse, l'attenzione sia del "metteur en scène" che li muove sia del pittore che li veste non poteva non soffermarvisi con cura particolare. Il segreto, mi diceva appunto il regisseur Andoga, è di assegnare una parte anche alle semplici comparse; le masse non vanno trattate alla stregua di forme agenti in blocco, ma bisogna educare i singoli individui facendoli penetrare il più possibile nello spirito di ciò che devono rappresentare e assuefarli poi a muoversi ritmicamente, in modo che non rompano con gesti in conflitti e movenze disordinate la compiuta armonia fra musica e scena. Bisognerebbe, mi diceva sempre l'Andoga, che anche in Italia si portassero nella scuola delle masse corali i principii della "ginnastica ritmica" dettati da Jaques Dalcroze («Il Regno», 10 febbraio 1925, p. 5).

Gli spettacoli messi in scena alla scuola di Dalcroze a Hellerau hanno avuto influenza anche sulle messe in scena dei balletti di Djagilev.

Andoga emigrerà probabilmente negli anni Trenta negli Stati Uniti.

Bibliografia
C. Gatti, Il teatro alla Scala nella storia e nell'arte: 1778-1963, Milano 1964.
A. Basso, Storia del Teatro Regio di Torino. Il teatro della città dal 1788 al 1936, Torino 1976.
A. Basso, Storia del Teatro Regio di Torino. Cronologie, Torino 1988.
«Il Corriere della Sera», 17 febbraio 1922.
«Il Regno», 19 febbraio 1925.

Link interessanti
http://www.booksite.ru/fulltext/che/rep/ove/ts/12.htm
http://www.hot.ee/mvp/memorys/zurov/zurov-00.html

Fonti archivistiche
Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell'Interno, Direzione Generale della Pubblica Sicurezza, 1924, cat. A16, b. 26, f. 1350, Jouroff Andoga Vittorio.
Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell'Interno, Direzione Generale della Pubblica Sicurezza, 1924, cat. A16, b. 19, f. 532, Corovin Costantino e moglie Anna ed altri.

Giuseppina Giuliano
Scheda aggiornata al 20 dicembre 2009


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