Russi in Italia

Lidija Konstantinovna Abramovič

Lydia Johnson


Luogo e data di nascita: Rostov, 6 gennaio 1896
Luogo e data di morte: Napoli, 3 aprile 1969
Professione: danzatrice, attrice

Nata a Rostov, è a Mosca dall'età di dieci anni. Durante il ginnasio viene ammessa alla scuola di ballo diretta da A. Nelidov. Studia poi con Michail Mordkin e nel 1912 debutta al Mamonov di Mosca, teatro di varietà dove conosce il ballerino inglese Albert Johnson, di cui diviene partner e con cui si sposa. Dalla loro unione nasce nel 1914 Elena Lucy Johnson, la futura attrice di varietà Lucy d'Albert. Prima della rivoluzione lavora con il marito nel celebre night-club Jar' di Mosca e gira alcuni film: Doč' Anny Kareninoj (1916, A. Arkatov), Sil'nyj čelovek (1917, V. Mejerchol'd), e Lico sud'by  (1917, V. Demert). Allo scoppio della rivoluzione ripara a Kiev, poi a Odessa, dove si unisce al ballerino russo Konstantin Alperov, con il quale si esibisce nel locale Circolo artistico, quindi a Baku, Tiflis, Istanbul.
Nel 1920 è in Italia, debutta a Roma al Salone Margherita; si esibisce al Trianon e al San Martino di Milano, mentre nel 1921 è di nuovo a Roma alla Sala Umberto. Negli anni 1921-22 balla con Alperov in diversi teatri italiani ed europei e nel 1923, con il nuovo partner Gaston Gerlys, è a Parigi alle Folies Bergère con la rivista En pleine folie.
Dal 1924 è stabilmente in Italia, dove aggiunge alle sue esibizioni di ballo un repertorio internazionale di pezzi cantati, iniziando così una brillante carriera di soubrette. Lydia Johnson interpreta un nuovo modello di diva, contrapposto al tipo della maliarda che aveva dominato nel varietà italiano del primo dopoguerra: sull'esempio di Mistinguette, sostituisce all'atteggiamento provocante della vamp in piume di struzzo i modi raffinati della girl anglosassone. Oltre allo stile singolare, le è riconosciuto il merito di aver contribuito in maniera significativa alla diffusione del jazz in Italia, avendolo introdotto per prima sulla scena del varietà italiano. Nel 1925 decide di scritturare per i propri spettacoli la Jazz Band dei Riviera Five:
Con i Riviera si esibì per circa un anno, portando così un'orchestra jazz di prim'ordine sui palcoscenici di mezza Italia. Entrava in scena in frac dorato, cilindro di strass, guanti neri e in mano il bastone con cui dirigeva il complesso mentre ballava e cantava Johnson e Yes, Sir, That's My Baby (Mazzoletti 2004, 124).

Johnson, un motivo composto per lei da Dino Rulli, è la sua sigla, ma ottiene tanto successo che se ne impossessano altre colleghe, come Anna Fougez, la quale non si fa scrupoli a cantare "Mi chiamo Johnson, Johnson, Johnson" (Lorenzi 1988, p. 138). I giornali riportano il quotidiano successo di una tournée fortunatissima con i Riviera che ha inizio a Roma alla Sala Umberto, "affollatissima di pubblico fine e intellettuale attrattovi dall'arte insuperabile di Lydia Johnson e dal valore del suo eccezionale jazz" («Il Messaggero», 16 aprile 1925). La soubrette è accompagnata sul palco da un gruppo di sei ballerine, le Lydias Girls, e il pubblico dimostra di apprezzare "le geniali novità sceniche che la Johnson presentò per la prima volta e che attestano la inesauribile, proteiforme manifestazione artistica di questa grande diva" («Il Messaggero», 7 maggio 1925).
Nel 1926 chiede alle autorità italiane che una parte della sua famiglia possa raggiungerla in Italia, autorizzazione che i suoi genitori avevano già ricevuto nel 1924. Nei documenti della polizia la "famosa soubrette" risulta risiedere a Genova.
Al principio del 1926 è di nuovo a Roma con una serie di spettacoli alla Sala Umberto; in seguito si esibisce al Mayol di Parigi, dove ingaggia un'altra formazione jazz, gli americani Crimson Ramblers, che porta anche a Napoli, dove in quegli anni raramente si esibivano musicisti americani ed europei. Successivamente compie una tournée in Spagna con il maestro Giovanni D'Anzi, poi trascorre otto mesi in America, tenendo spettacoli tra Chicago e New York. Negli Stati Uniti conosce Fred Culley, violinista e sax tenore in un gruppo di Philadelphia, che diventa il suo compagno e lascia l'America per seguirla in Italia; dalla loro unione nasce la figlia, Joyce Culley. Nel gennaio 1928 si esibisce all'Apollo di Roma (una sua fotografia compare sul quotidiano «Il Tevere», il 7 gennaio 1928, p. 4) e poi al Supercinema col maestro Semprini, in seguito va in tournée in Egitto. Tornata in Italia, forma una propria compagnia: accompagnata da Fred Culley e dai Melodians Boys, parte da Napoli e gira tutta la penisola fino alla fine del 1929:

Lydia Johnson debuttò ieri sera alla Sala Umberto I dinanzi ad un pubblico affollatissimo che le tributò accoglienze entusiastiche e festosissime. Si tratta di un insieme di artisti di primissimo ordine tra i quali Lydia Johnson sempre affascinante in un repertorio attraentissimo e variato, coadiuvata dai The Melodians Boys... la sua Compagnia presenta per la prima volta in Italia la "Danza della Jungla", Diga-Diga-Du, la danza che oggi fa fremere tutti, dopo il Charleston e il Black Bottom («Il Messaggero», 6 e 7 novembre 1929).

Nel settembre 1930 è al Teatro Nuovo di Napoli nella rivista La terra non gira di Kokasse (pseudonimo di Mario Mangini) con Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, ingaggiati dalla compagnia Molinari, in cui recita anche la figlia Lucy, ma non resiste alla fatica del rituale doppio spettacolo giornaliero e dopo un paio di mesi abbandona la Compagnia (De Filippis e Mangini 1967, p. 172). Nel 1932 è a Roma, al Salone Margherita con la Compagnia La baracca e i burattini di Lucio D'Ambra e poi alla Baracca con la Compagnia dei Cinque autori diretta da Calisto Bertramo, protagonista de Il cavallino rosso di Lucio D'Ambra. In seguito dà vita a una propria compagnia teatrale nota come Johnson-Siletti, esibendosi nel 1933 al Quirino di Roma, nel '34 al Cristallo di Milano, nel '37 all'Augustus di Genova e al Nazionale di Firenze. Lavora anche in radio e nel 1937 incide alcuni dischi di canzoni per la Casa Odeon. Nel 1938 fa compagnia con Tino Scotti e comincia anche a lavorare nel cinema, attività che continuerà fino al 1961, arrivando a contare 20 film.
La prima apparizione nel cinema italiano è per il film Le due madri di Amleto Palermi, girato a Cinecittà nel 1938 con Vittorio De Sica, in cui interpreta una ex attrice di rivista. Sullo schermo veste spesso i panni di attrici e ballerine, per esempio in French Can-can di Jean Renoir (1954) è una eccentrica maestra di ballo, in Noi siamo le colonne (1956) interpreta se stessa, mentre ha ruoli minori in altre produzioni, principalmente italiane, al fianco di attori come Totò, Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Peppino De Filippo. In Totò allegro fantasma (1941) recita insieme alla figlia Lucy D'Albert, cui spetta il ruolo di soubrette.
Durante la Seconda guerra mondiale partecipa a spettacoli per le forze armate, mentre dopo la guerra si esibisce a Roma alla Sala Umberto. Nel marzo 1953 prende parte a uno spettacolo rievocativo del vecchio varietà al Teatro Manzoni di Milano e infine nel 1959 sostiene una parte parlata, quella di Splendore, nel Tè delle tre di Gino Negri.
Muore a Napoli nel 1969.





Filmografia
Doč' Anny Kareninoj (1916, A. Arkatov)
Sil'nyj čelovek (1917, V. Mejerchol'd)
Lico sud'by  (1917, V. Demert)
Le due madri (1938, A. Palermi), interpreta "L'altra madre, ex-cantante di varietà"
Nonna Felicita (1938, M. Mattoli), interpreta "La baronessa Michette"
Cento lettere d'amore (1940, M. Neufeld)
Totò l'allegro fantasma (1941, A. Palermi), interpreta "Una signora"
Il re del circo (1941, H. Hinrich)
Paura d'amare (1942, G. Amata), interpreta "La marchesa"
La danza del fuoco (1942, G. C. Simonelli)
La principessa del sogno (1942, M. T. Ricci e R. Savarese), interpreta "Un'amica della cantante"
La signorina (1942, L. Kish)
T'amerò sempre (1943, M. Camerini), interpreta "La signora del profumo"
Senza una donna (1943, A. Guarini), interpreta "La Signora Tromba"
Non mi muovo! (1943, G. C. Simonelli), interpreta "La Signora Strabotta"
Il fiore sotto gli occhi (1944, G. Brignone), interpreta "Maria Pia"
Teheran (1946, W. Freshman e G. Gentilomo)
Addio Mimí! (1947, C. Gallone) interpreta "La cantante d'opera"
French Can-Can (1954, J. Renoir), interpreta "Mme Guibolle"
Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956, M. Bolognini), interpreta "Madame Jolanda, l'insegnante di francese"
Noi siamo le colonne (1956, L. F. D'Amico), interpreta "Lydia Johnson"
A qualcuna piace calvo (1960, M. Amendola), interpreta "Gertrude Robinson"
Una spada nell'ombra (1961, L. Capuano), interpreta "Marta"

  
Manifesto del film di Renoir con Lydia Johnson
http://www.musicafilm.it/artisti/lydia-johnson.html

Bibliografia
Lydia Johnson all'Eldorado, «Roma», 24 luglio 1924.
Trionfale successo di Lydia Johnson e The 5 Riviera alla Sala Umberto, «Il Messaggero», 11-30  aprile 1925.
Lydia Johnson e i Riviera Five al Politeama di Terni, «Il Messaggero» (Umbria), 30 aprile 1925.
Rentrée di Lydia Johnson alla Sala Umberto, «Il Messaggero», 7 maggio 1925.
All'Eldorado Lydia Johnson, «Sei e Ventidue», 2 luglio 1925.
La grande tournée Johnson all'Eldorado, «Il Mezzogiorno», 2 luglio 1925.
Lydia Johnson all'Eldorado, «Roma», 3 luglio 1925.
Serata in onore di Lydia Johnson. Mister Phillips saxcorista emerito, «Sei e Ventidue», 9 luglio 1925.
Danze negre, Jazz Band con Lydia Johnson alla Sala Umberto, «Il Messaggero», 11-12 agosto 1925.
Lydia Johnson alla Sala Umberto, «Il Messaggero», 13 gennaio 1926.
Debutto della troupe Lydia Johnson all'Eldorado, «Il Mezzogiorno», 17 luglio 1926.
Il grande successo di Lydia Johnson all'Eldorado, «Roma», 16 luglio 1926.
Il nuovo programma della Johnson all'Eldorado, «Il Mattino», 27-28 luglio 1926.
Lydia Johnson all'Eldorado, «Roma», 2 giugno 1928.
Lydia Johnson all'Eldorado, «Il Mezzogiorno», 31 agosto 1929.
Il grande successo di Lydia Johnson al Sannazzaro, «Il Mezzogiorno», 8 ottobre 1929.
Lydia Johnson e i Melodians Boys alla Sala Umberto, «Il Messaggero», 6-7 novembre 1929.
Fred Rich e Lydia Johnson al Nuovo, «Il Mattino», 19 febbraio 1931.
Le "novità" in prosa, «Comoedia», XIV (1932), n. 5, p. 21.
Dizionario del cinema italiano. I film, Roma Gremese editore, 1993.
Enciclopedia dello spettacolo, vol. VI, Roma, Le maschere, 1959, p. 773-774.
F. De Filippis, M. Mangini, Il Teatro Nuovo di Napoli, Napoli, Berisio Editore, 1967, p. 169-172.
J. Leyda, Storia del cinema russo e sovietico, Milano, Il saggiatore, 1964.
A. Lorenzi, I segreti del varietà, Milano, CELIP, 1988.
A. Mazzoletti, Il jazz in Italia. Dalle origini alle grandi orchestre, Torino, EDT, 2004, pp. 124-127, 240-241.

Fonti archivistiche
Archivio Centrale dello Stato, Roma, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1926, cat. A16, b. 28, f. Abramovich Costantino ed altri.

Nota
Nelle fonti italiane s'incontra Lydia Abramovich Johnson.

Immagini
«Il Tevere», 7 gennaio 1928, p. 4.
«Radiocorriere», n° 28, 8-14 luglio 1956.
http://footlightnotes.tripod.com/20040131home.html

Documenti audio
http://www.youtube.com/watch?v=OurTAYo4C7s&feature=related


Agnese Accattoli, Laura Piccolo

Scheda aggiornata al 20 febbraio 2010





Lydia Johnson in Arlequin Tata... Iste (è la prima da destra nei panni di Pierrot)
La Revue des Folies Bergère, Folies Bergère, Paris, 1923
footlightnotes.tripod.com/20040131home.html



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