Russi in Italia

Anton Michajlovič Geller

Antonio Chiarini


Luogo e data di nascita: 1893
Luogo e data di morte: 1935
Professione: rivoluzionario

In Italia dal 1911, studia a Firenze, dove nel 1919 chiede al consolato russo un documento valido per l'espatrio, da cui risulta essere di origini ebraiche, avere 28 anni e chiamarsi Chaim Echelev Heller. In questa occasione, come in altre (un arresto avvenuto a Bari nel 1921 e un documento d'identità rilasciato dal consolato russo di Roma nel 1920), fornisce alle autorità italiane false generalità, indicando sempre lo stesso cognome, ma nomi diversi e date e luoghi di nascita non coincidenti. I socialisti italiani, presso cui esercita un ruolo di osservatore per conto dei bolscevichi, lo conoscono anche come Antonio Chiarini, pseudonimo creato dalla traduzione dal tedesco del suo cognome, "Hell": "chiaro".
Nell'autunno 1919, "incaricato dal gruppo studentesco socialista fiorentino di studiare l'organizzazione studentesca torinese" (lettera di Gramsci a Umberto Terracini, cit. in Togliatti 1962, p. 260), si sposta a Torino, allora fulcro del movimento operaio italiano. Nel maggio 1920 parte per la Russia insieme alla delegazione dei socialisti italiani, convocati in luglio al II Congresso della Terza Internazionale.

Nei mesi che precedono il Congresso, G. riceve istruzioni direttamente da Lenin, il quale nel giugno 1920 gli invia diverso materiale a stampa in italiano e gli ordina: "Redigete un elenco dei documenti più importanti e fate tradurre i documenti importantissimi, da cui risulta attestato che i riformisti (e Turati e soci in specie) non accettano né disciplina né deliberazioni" (Lenin e l'Italia, p. 431). Come osserva Antonello Venturi, "il lavoro di Geller era destinato ad essere principalmente usato per controbattere le obiezioni conciliatrici di Serrati", su cui in Russia durante i lavori del Congresso del Komintern vengono fatte forti pressioni allo scopo di ottenere l'isolamento dei riformisti, l'ala turatiana, in seno al partito. Angelika Balabanova ritiene anzi che, grazie al supporto di G. e di altri agenti segreti, in Russia Giacinto Serrati sia stato vittima di un vero e proprio "complotto". La Balabanova, che aspettava la delegazione a Pietrogrado, ricorda:

Mentre ci trovavamo ancora a Pietrogrado e a Mosca, ero stata stupita di trovare che l'ingegnere russo che era stato un rappresentante informale dei soviet in Italia era stato sostituito all'ultimo momento da uno studente russo che non sapeva nulla del movimento ma che seguì la delegazione perfino nei suoi più confidenziali colloqui con Lenin, incontri a cui si presumeva che soltanto io e i socialisti italiani potessero partecipare. Quando feci notare a Lenin che la presenza di quel giovane era inopportuna, egli mi tranquillizzò con la frase: "È uno dei nostri". Compresi allora che lo studente era una spia bolscevica, l'aiutante di un'altra spia: "l'occhio di Mosca" (Balabanoff, pp. 212-213).

"L'occhio di Mosca" è probabilmente Ljubarskij, mentre l'ingegnere russo rappresentante informale dei soviet in Italia cui fa riferimento Balabanova era stato fino ad allora Michail Vodovozov, ma, secondo alcune testimonianze, gli viene preferito G. come interprete della delegazione "perché privo di precedenti politici" (Venturi, p. 251). L'inesperienza politica di G. è rilevata in diverse occasioni dai socialisti italiani, che giudicano i suoi metodi subdoli e apolitici: Gramsci si lamenta più di una volta della sua condotta e Terracini lo affronta apertamente nel 1924. L'ambiguità del suo comportamento era dovuta in parte alla specificità dell'incarico che ricopriva presso i socialisti:

Egli era giunto in Italia con la precisa carica di "referente" del Comintern, un incarico subordinato a quello di vero e proprio rappresentante dell'Internazionale in Italia, che restava sempre affidato a Ljubarskij, ma non privo di una sua importanza "tecnica", spettando a lui di inviare puntualmente a Mosca dettagliati resoconti di tutto ciò che veniva pubblicato e discusso in Italia sui problemi del PSI (Venturi, p. 248).

D'altra parte, come afferma Togliatti, "era difficile sapere se veramente coloro che venivano considerati come rappresentanti dell'Internazionale comunista avessero ricevuto davvero un mandato di questa natura. Intorno a loro si formava, poi, nonostante ogni loro buona volontà, un'atmosfera di mistero, talora anche di pettegolezzo e di intrigo che accresceva le difficoltà" (Spriano 1976, p. 176).

G. ha un ruolo durante il convegno di Imola del novembre 1920, quando sembra che sia inevitabile una frattura in seno alla frazione comunista del partito:

Il rappresentante dell'internazionale comunista a quel convegno era una persona poco abile e poco autorevole, Cain Haller (Chiarini), ma nel momento in cui ci fu una minaccia aperta di rottura fra i comunisti, si affrettò a chiamare nel palco del teatro imolese in cui aveva luogo il convegno i due comunisti bordighiani che avevano parlato contro ogni minaccia di rottura tra i comunisti [...] per dire loro che l'Internazionale comunista voleva l'unità della frazione comunista e anche una politica di conquista di tutti gli elementi realmente rivoluzionari del PSI e che la frazione comunista doveva saperlo e tenerne conto (Spriano 1976, p. 100).

È in Italia anche in seguito al 1920, ma sfugge al controllo della polizia. Nel luglio 1922 la questura di Roma comunica che "le indagini finora praticate per l'identificazione del rappresentante russo a Roma, sedicente Antonio Chiarini, non hanno avuto esito favorevole. Si afferma che il medesimo sia solito recarsi e prenda anche qualche volta alloggio presso il deputato comunista Antonio Graziadei" (ACS, Ministero dell'Interno, DGPS., 1922, cat. K1, b. 164, f. Movimento insurrezionale comunista). Nell'ottobre 1922 parte per Mosca con una numerosa delegazione italiana per il IV Congresso dell'Internazionale comunista (Spriano 1976, p. 228), al termine del quale rimane in Russia, pur mantenendo sempre i contatti con il Partito comunista italiano.

La Polizia politica italiana lo considera un elemento importante della propaganda antifascista in Europa e lo sorveglia anche all'estero: quando viene arrestato in Francia nel 1927, le sue considerazioni sulla situazione politica italiana vengono commentate in questi termini:

Chiarini è un uomo di un'abilità straordinaria e di un'attività incredibile, e questi consigli al Fascismo, dati dal carcere, assumono specie in questo momento, un certo valore, se non addirittura di attuazione pratica, per lo meno di ponderata considerazione. Intanto lui, anche dal carcere, continua a controllare tutto il movimento di propaganda degli Stati dell'Europa Latina, soggetti alla sua giurisdizione, in attesa appena libero, di riprendere in pieno la sua formidabile attività (ACS, Ministero dell'Interno, Polizia Politica, Fascicoli personali, b. 577, Gheller Efim).

Dalle scarne note biografiche reperibili sul suo conto, sembra che G. sia morto di malattia a Mosca tra il 1934 e il 1935.


Bibliografia
Lenin e l'Italia, a cura di M. N. Kharlamanova, Mosca, Progress, pp. 431, 522, 535.
A. Balabanoff, La mia vita di rivoluzionaria, Milano, Feltrinelli, 1979, pp. 212-213.
B. Lazitch, Biographical Dictionary of the Comintern, Stanford, California, Stanford University, 1973, p. 148.
G. Petracchi, La Russia rivoluzionaria nella politica italiana: le relazioni italo-sovietiche 1917-25, Bari, Laterza, 1982, p. 330.
P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano: Da Bordiga a Gramsci, Vol. 1, Torino, Einaudi, 1967.
P. Togliatti, La formazione del gruppo dirigente del Pci nel 1923-24, Roma 1962.
A. Venturi, Rivoluzionari russi in Italia, pp. 238-239, 248-251.

Fonti archivistiche
Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell'Interno, Polizia Politica, Fascicoli personali, b. 577, Gheller Efim. Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1921, cat. A11, b. 15, f. Heller Mordko; 1922, cat. K1, b. 164, f. Movimento insurrezionale comunista; cat. K1, b. 4, f. 12/bis Russia. Presidenza del Consiglio dei Ministri, Guerra Europea, b. 206, f. Russia 19.29.9.

Nota
Nelle fonti italiane s'incontra lo pseudonimo italiano Antonio Chiarini; i nomi Efim, Mordko, Cain, Chaim, Anton e le varianti del cognome Gheller, Heller, Haller, Geller.

Agnese Accattoli
Scheda aggiornata al 25 febbraio 2010


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