Russi in Italia

Vladimir Ivanovič Nemirovič-Dančenko


Luogo e data di nascita: Ozurgeti, 11 dicembre 1858
Luogo e data di morte: Mosca, 25 aprile 1943
Professione: drammaturgo, regista, impresario teatrale

Nasce ad Ozurgeti (nell'attuale Georgia) nel 1858. Figlio di un ufficiale, condivide la passione per il teatro sin dall'infanzia con i fratelli Vasilij, Ivan (attore prematuramente scomparso che recita con il nome d'arte Mirskij) e Varvara (attrice drammatica e d'operetta). Dopo aver frequentato il ginnasio a Tbilisi, si iscrive alla Facoltà di scienze fisiche e matematiche di Mosca: qui frequenta con assiduità i teatri ed è molto interessato agli attori (soprattutto italiani) in tournée in Russia. Ancora studente, diventa redattore teatrale di "Russkij Kur'er" e ben presto si impone come critico acuto e severo, denunciando i problemi del teatro russo coevo e individuandone un possibile miglioramento nello sviluppo della drammaturgia e dell'arte dell'attore.
Come autore drammatico esordisce nel 1882 al Malyj Teatr con Šipovnik (La rosa canina). Ottiene un grande successo con opere quali Poslednaja volja (L'ultima volontà 1888), Novoe delo (Un nuovo affare, 1890) e Zoloto (L'oro, 1894), per la quale faticosamente ottiene di realizzare la prima prova generale nella storia del teatro russo. Con il dramma Cena žizni (Il valore della vita) vince nel 1896 il Premio Griboedov, che però rifiuta sostenendo il maggior merito di Čajka (Il gabbiano) di Čechov. Scrive anche romanzi e racconti tra cui Drama za scenoj (Dramma dietro le quinte, 1896), di eco ostrovskiana, che descrive la realtà degli attori di provincia.
Attento al rapporto tra il testo scritto e la sua messa in scena, segue con cura il lavoro preparatorio degli spettacoli, ma spesso constata una scarsa professionalità nell'ambiente teatrale. Nel 1891 a Mosca è eletto membro del Comitato Tteatrale-letterario e accetta di insegnare alla Scuola di Arte drammatica della Società Filarmonica: qui introduce un innovativo iter di formazione finalizzato a far conseguire all'attore una solida preparazione sia tecnica che letteraria, ad impostare un lavoro di gruppo, a dare importanza alle prove e alla cura dei dettagli. Tra i suoi allievi spiccano i nomi di Vsevolod Mejerchol'd, Ol'ga Knipper Čechova, Ivan Michajlovič Moskvin.
Il suo desiderio di rinnovare la scena nazionale si concretizza a Mosca, nel 1899: dopo un lungo colloquio con Konstantin Stanislavskij allo "Slavjanskij bazar" (il ristorante preferito dagli artisti del Malyj Teatr), fonda il Teatro d'Arte e formalmente ne risulta l'impresario. Al di là del suo ruolo manageriale, però, resta ancora da valutare appieno il suo apporto come regista, direttore artistico, pedagogo. Troppo spesso infatti la critica lo ha lasciato nell'ombra puntando l'attenzione soltanto su Stanislavskij e il suo "metodo".


Konstantin Stanislavskij e Vladimir Nemirovič-Dančenko

Firma la regia di molti spettacoli tra cui Quando noi morti ci destiamo di Ibsen (1900), di cui scrive anche la prefazione alla traduzione russa. Per merito suo, il Teatro d'Arte sancisce il successo di autori quali Čechov, Gor'kij, Andreev, e mette in luce l'essenza drammatica della narrativa dostoevskiana. Completamente assorbito da questa attività, nel 1901 compone il suo ultimo dramma: V mečtach (Tra i sogni).
Nel 1919 fonda, nell'ambito del Teatro d'Arte, uno Studio musicale che dal 1926 prende il nome di "Muzykal'nyj Teatr imeni Vl. I. Nemiroviča-Dančenko". In tale contesto, aprendosi alle più audaci sperimentazioni avanguardistiche, cura apprezzate regie d'opera. Diventa sempre più autonomo da Stanislavskij – come si racconta in Romanzo teatrale di Michail Bulgakov – del quale non condivide diverse posizioni.
Nella stagione 1925-1926 lo Studio musicale va in tournée negli Stati Uniti: grazie a questa esperienza, descritta nel memoriale dell'attore Sergej L'vovič Bertenson, è invitato a Hollywood con la proposta di lavorare nel cinema. Critico attento dei film di ambientazione russa, non vede realizzarsi nessuno dei suoi progetti, ma entra in contatto con attori famosi come Mary Pickford, Lilian Gish, John Barrymoore.
Particolarmente sensibile ai cambiamenti sopraggiunti con l'età sovietica, salva il Teatro d'Arte dal fallimento e dalla chiusura, e come direttore artistico compie scelte interessanti e innovative che schiudono il repertorio nazionale alle nuove istanze della drammaturgia.
Nel 1932-33, grazie a Tat'jana Pavlova, visita in tournée l'Italia e lavora con successo nei teatri di Roma, Milano, Torino, Trieste. Il pubblico italiano ha la possibilità di conoscerlo sia come autore che come regista del dramma Il valore della vita, già portato in scena da Irma Gramatica nel 1919. Il suo lavoro in Italia permette di conoscere meglio l'attività del Teatro d'Arte e la drammaturgia čechoviana: di particolare rilievo è la sua regia del Giardino dei ciliegi (con scenografia di Nikolaj Benua e Georgij Lukomskij, costumi di Titina Rota), di cui è sottolineata la minor enfasi patetica rispetto agli allestimenti precedenti, fra cui quello della compagnia di Maria Melato nel 1924. Dirige anche Tat'jana Pavlova nel monologo La gatta di Rino Alessi, suscitando però minor attenzione da parte della critica. Oltre a sottolineare il prestigio della sua presenza, nelle recensioni italiane si evocano i suoi ricordi su Eleonora Duse e si accenna all'attività del fratello, lo scrittore Vasilij, di cui compaiono negli anni Trenta diverse opere in traduzione.
Tornato in patria, riprende il lavoro al Teatro d'Arte e sul versante lirico. Tra il 1936 e il 1939 è in corrispondenza con Arnoldo Mondadori per un'edizione italiana della sua autobiografia (con introduzione di Renato Simoni), ma il progetto fallisce.
Nel 1938, alla morte di Stanislavskij, assume la direzione del Teatro d'Arte.
Muore a Mosca il 25 aprile 1943.

Pubblicazioni
Prefazione a Genrik Ibsen, Kogda my, mërtvye, probuždaemsja: dramatičeskij epilog v trëch dejstvijach. Perevod E. E. Matterna, SPb., Izdanie Razsochina, 1900.
"Gore ot uma" v postanovke Moskovskogo Chudožestvennogo Teatra, Moskva-Peterburg, Gosudarstvennoe Izdatel'stvo, 1923.
Iz prošlogo, Moskva, Academia, 1936 [rist. Moskva, Vagrjus, 2003].
Vl. Nemirovitch-Dantchenko, My life in the Russian theatre. Translated by John Cournos, Boston, Little Brown & Co., 1936.
Povesti i p'esy, Moskva, GIChL, 1958.
S. V. Rachmaninov, Aleko: opera v odnom dejstvii. Libretto Vl. I. Nemiroviča-Dančenko po poeme A. S. Puškina "Cygany", Moskva, Gosudarstvennoe Muzykal'noe Izdatel'stvo, 1960.
Izbrannye pis'ma v dvuch tomach (1879-1943), Moskva, Iskusstvo, 1979.
Roždenie teatra: vospominanija, stat'i, zametki, pis'ma, Moskva, Izdatel'stvo Pravda, 1989.
Recenzii, očerki, stat'i, interv'ju (1877-1942), Moskva, Vserossijskoe Teatral'noe Obščestvo, 1980.
Tvorčeskoe nasledie  v 4-ch tomach, Moskva, Moskovskij Chudožestvennyj Teatr, 2003.

Bibliografia
Ju. V. Sobolev, Vl. I. Nemirovič-Dančenko, Petrograd, Gosudarstvennaja Tipografija, 1918.
Harold T. Cheshire, The Moscow Art Theatre abroad, «The Slavonic Review», I (March 1923), n. 3, pp. 691-692.
V. Ja. Vilenkin, Vl. I. Nemirovič-Dančenko. Očerk tvorčestva, Moskva, Muzykal'nyj Teatr imeni Vl. I. Nemirovič-Dančenko, 1941.
B. Malnick, The Moscow Art Theatre: a jubilee (1898-1948), «The Slavonic and East European Review», XXVII (May 1949), n. 69, pp. 563-570.
L. M. Frejdkina, Dni i gody Vl. I. Nemirovič-Dančenko: letopis' žizni i tvorčestva, Moskva, Vserossijskoe Teatral'noe Obščestvo, 1962.
N. A. Abalkin, Chudožnik i revolucija: tvorčestvo Vl. I. Nemiroviča-Dančenko v sovetskie gody, Moskva, Iskusstvo, 1962.
K. S. Stanislavskij, La mia vita nell'arte, Torino, Einaudi, 1963.
S. L. Bertenson, V Chollivude s V. I. Nemirovičem-Dančenko (1926-1927), pod red. K. E. Arenskogo, München, Baschkirzew, 1964.
I. N. Solov'ëva, Nemirovič-Dančenko, Moskva, Iskusstvo, 1979.
M. Lenzi, L'istrione iperboreo: le figurazioni sceniche di Adelaide Ristori ed Ernesto Rossi nel prisma della critica russa contemporanea (1860-1896), Pisa, ETS, 1993.
O. A. Radiščeva, Stanislavskij i Nemirovič-Dančenko: istorija teatral'nych otnošenij (1909-1917), 2 tt., Moskva, Artist-režisser-teatr, 1997-1999.
In Hollywood with Nemirovich-Danchenko (1926-1927): the memoirs of Sergei Bertensson. Translated by Anna Shoulgat with an introduction by Paul Fryer, Lahham, Scarecrow Press, 2004.
F. Malcovati, Nemirovič esce dall'ombra, «Hystrio», XIX (gennaio-marzo 2006), n. 1, pp. 22-23.
Vl. I. Nemirovič-Dančenko, La nascita di un nuovo teatro (trad. di Fausto Malcovati e Rossella Mazzaglia), «Prove di Drammaturgia», XIII (ottobre 2007), n. 2, pp. 4-10.
F. Malcovati, Vladimir Nemirovič-Dančenko: un ritratto, «Prove di Drammaturgia», XIII (ottobre 2007), n. 2, pp. 10-13.
R. Gandolfi: A partire dal racconto di Nemirovič-Dančenko: un glossario dei piccoli teatri e teatri d'arte, «Prove di Drammaturgia», XIII (ottobre 2007), n. 2, pp. 13-16.

Recensioni e cronache teatrali d'epoca
A. Tilgher, "Il valore della vita" al Quirino, «Il Tempo», 11 febbraio 1919.
S. D'Amico, Dancenko e l'arte dell'attore, «Comedia», XIII (novembre 1931), n. 11.
De Gustibus [Silvio D'Amico], L'osteria della posta. Saluto a Dancenko, «La Tribuna», 3 gennaio 1932.
E. Contini, Un maestro del teatro. Vladimiro Nemirovic Dancenco ovvero "il servo dell'attore", «Il Messaggero», 5 gennaio 1932.
L. Antonelli, Nemirovitch-Dantchenko e il teatro di prosa, «Il Giornale d'Italia», 5 gennaio 1932.
Anonimo, Vladimiro Dancenko parla della Duse, «Gazzetta del Popolo», 5 gennaio 1932.
Anonimo, Le novità all'Argentina: "Il valore della vita", «Il Piccolo», 6 gennaio 1932.
S. D'Amico, "Il valore della vita" di Dancenko messo in scena dall'autore all'Argentina, «La Tribuna», 7 gennaio 1932.
L. Antonelli, "Il valore della vita", «Il Giornale d'Italia», 7 gennaio 1932.
A. Cecchi, "Il valore della vita" di W. Nemirovic Dancenko dalla Pavlova, all'Argentina, «Il Tevere», 8 gennaio 1932.
A. G. Bragaglia, Colloquio con W. Nemirovitch-Dancenko, «L'Italia Letteraria», 10 gennaio 1932.
Anonimo, Cronache della scena italiana: "Il valore della vita", «Scenario», I (feb. 1932), n. 1.
Anonimo, "Il valore della vita" di Nemirovitch Dancenko all'Odeon, «Il Sole», 22-23 febbraio 1932.
R. Simoni, "Il valore della vita", «Corriere della Sera», 23 febbraio 1932.
Anonimo, In attesa del "Giardino dei ciliegi" all'Odeon, «Il Popolo d'Italia», 19 gennaio 1933.
a.f., "Il giardino dei ciliegi"di Cecof  all'Odeon, «Il Sole», 20 gennaio 1933.
Anonimo, "Il giardino dei ciliegi" di Cecoff inscenato da Dancenko a Milano, «La Tribuna», 21 gennaio 1933.
Anonimo, Il gran successo del "Giardino dei ciliegi", «Il Mattino», 21 gennaio 1933.
Anonimo, "Il giardino dei ciliegi", «Scenario», II (febbraio 1933), n. 2. 
Anonimo, "Il giardino dei ciliegi" all'Argentina. Dancenko parla degli attori italiani, «La Tribuna», 15 marzo 1933.
A. Cecchi, "Il giardino dei ciliegi" di Anton Cecoff al Teatro Argentina, «Il Tevere», 15 marzo 1933.
S. D'Amico, "Il giardino dei ciliegi" all'Argentina, «La Tribuna», 16 marzo 1933.
P. Milano, "Il giardino dei ciliegi" di Anton Cechov, «L'Italia Letteraria», 24 marzo 1933.
Anonimo, Le recite di Tatiana Pavlova al Verdi. Nemirovitsch Dancenko a Trieste, «Il Piccolo di Trieste», 7 aprile 1933.
V. T., "Il giardino dei ciliegi" di Antonio Cehov al Verdi, «Il Piccolo di Trieste», 11 aprile 1933.

Fonti archivistiche
Roma, Biblioteca e Raccolta Teatrale del Burcardo.
Genova, Biblioteca Museo dell'Attore.
Torino, Archivio Storico Civico.
Venezia, Biblioteca di Casa Goldoni.

Nota
Nelle fonti italiane compare anche Vladimiro Nemirovic Dancenco, Vladimiro Nemirovitch-Dantchenko, Wladimiro Nemirovitch-Dancenko.

Maria Pia Pagani


Foto di un banchetto in onore di Vl. Nemirovič-Dančenko durante la tournée a Torino (tra gli invitati Tat'jana Pavlova).



K. Stanislavskij e Vl. Nemirovič-Dančenko in una caricatura di B. N. Livanov



Il Teatro d'Arte di Mosca agli inizi del Novecento. Architetto F. O. Šechtel'



Indietro
Statistiche