Russi in Italia

Aleksandr Valentinovič Amfiteatrov


Luogo e data di nascita: Kaluga, 26.12.1862
Luogo e data di morte: Levanto, 26.2.1938
Professione: scrittore, giornalista

I primi contatti di Amfiteatrov con l'Italia risalgono al 1885, quando studia canto alla Scala.
Nel 1886-87 è corrispondente da Milano per il giornale "Russkie Vedomosti" (Le informazioni russe). Negli anni Novanta compie numerosi viaggi in Italia: a Roma conosce Mommsen, a cui si rivolge più volte all'inizio dei suoi studi sull'antichità romana: questo prolungato interesse per il periodo del tardo impero romano troverà espressione nell'opera Zver' iz bezdny (La belva degli abissi), dedicato all'epoca di Nerone.

La prima emigrazione
Dopo l'esilio in Siberia, causato dalla pubblicazione del pamphlet Gospoda Obmanovy contro lo zar Nicola II e la sua famiglia (1902), ottenuto il permesso di emigrare, trascorre i primi anni del secolo tra la Francia e l'Italia, dove entra in contatto con i socialisti dell'"Avanti" e con il suo direttore Enrico Ferri. Nell'ottobre 1904-febbraio 1905 è segnalato a Roma con la famiglia; il 29 gennaio 1905 partecipa ad una manifestazione in Piazza del Popolo pro vittime della domenica di sangue a Pietroburgo e ai giornalisti si dichiara rappresentante in Roma del Comitato russo.
Il primo soggiorno stabile in Italia da emigrato inizia nel 1907 e si protrae sino al 1916. In questo periodo risiede quasi senza interruzione e per buona parte sulla Riviera ligure. Si stabilisce inizialmente con la seconda moglie Illarija Vladimirovna, i figli Daniil, Maksim e Roman a Cavi di Lavagna in una grande villa, dove grazie ai suoi rapporti con il variegato mondo dell'emigrazione antizarista si viene a costituire intorno a lui una di quelle "colonie russe" che tanto allarmavano la polizia politica italiana. A Cavi si recano e soggiornano per periodi anche prolungati vari esponenti dell'opposizione russa: German Lopatin, Evgenij Kolosov, Viktor Černov. Intense sono le sue frequentazioni con la colonia di Nervi, dove intorno alla villa-sanatorio del dottor Abram Zalmanov si ritrovano Georgij Plechanov e altri rifugiati politici, ma anche artisti e letterati, e con la colonia di Sori, dove si era stabilito, tra gli altri, anche Michail Osorgin.
Agli inizi del suo soggiorno sulla Riviera, Amfiteatrov scrive su molti giornali russi di tendenze diverse: "Kievskaja mysl'", "Odesskie novosti", "Russkoe slovo", "Reč", "Birževye vedomosti". A partire dal 1908, soprattutto a causa della censura russa che si accanisce contro i suoi articoli, riduce molto la sua collaborazione ai periodici russi e si dedica prevalentemente all'attività di scrittore con opere di narrativa e saggistica: tra queste il romanzo Devjatidesjatniki (La generazione degli anni Novanta). Da Cavi, nonostante i costanti controlli della polizia, riesce a creare e a mantenere una fitta rete di interazioni sia con la Russia che con gli altri gruppi russi sparsi per l'Italia e la Francia. Ha contatti frequenti con il mondo dei giornalisti russi in Italia (Osorgin, Kačorovskij).
Nel 1909 partecipa alla campagna di protesta organizzata dalle forze socialiste contro la visita dello zar Nicola II in Europa (Francia, Inghilterra, Italia). Nell'agosto 1909 compare un suo articolo sull'"Avanti", in cui lamenta la presenza di spie russe nei luoghi frequentati dagli emigrati. In una comunicazione riservata della Prefettura di Genova del 27 agosto 1909, in cui si giustifica il controllo sulla colonia russa, si parla di lui come di un "condannato a vita che fu graziato e potè emigrare in Italia, ciò che conferma i sospetti di questo ufficio sulle mene della colonia stabilitasi a Cavi, e naturalmente all'approssimarsi del viaggio dello Czar di Russia in Italia non poteva questo ufficio e quello di Chiavari disinteressarsi dei suoi movimenti abbastanza sospetti".
In questi anni è in stretto contatto con Gor'kij (che sta a Capri), con cui si scambiano frequenti visite e organizzano alcuni progetti comuni; è tra i finanziatori della scuola di partito di Capri, spinto a questa decisione dall'amicizia con Gor'kij e dall'interesse per Bogdanov. Anche Lunačarskij si rivolge a lui per un contributo per la scuola. Dopo il fallimento della scuola di Capri, deluso dagli scarsi risultati ottenuti, anzi amareggiato dal fatto che buona parte degli operai e degli studenti che vi avevano partecipato erano stati arrestati al loro ritorno in Russia, cessa di interessarsi all'iniziativa e respinge la richiesta di Bogdanov di nuovi contributi per la scuola di Bologna. Continua tuttavia a mantenere contatti regolari con molti russi dell'entourage di Gorkij: tra questi il figlio adottivo Zinovij Peškov e la prima moglie Ekaterina Peškova, nei periodi in cui risiede ad Alassio. A. A. Zolotarev scrive nelle sue memorie che Gor'kij amava molto i racconti di Amfiteatrov sull'epoca romana. Fin dal suo trasferimento in Italia infatti Amfiteatrov si interessa all'opera storica di Guglielmo Ferrero sull'antica Roma, argomento di cui si era occupato approfonditamente durante la stesura di Zver' iz bezdny.
Nel mondo della cultura italiana sono documentati i suoi contatti con Sem Benelli (residente anch'egli sulla Riviera di Levante), di cui traduce in russo la pièce Il Mantellaccio e La cena delle beffe e con Riccardo Bacchelli. Collabora ai periodici "Il giornale d'Italia", "Il Secolo" di Milano, "La Stampa", all'"Eroica" di Ettore Cozzani e ad altri giornali locali.
Nel 1910 si trasferisce a Fezzano, nel golfo di La Spezia, a villa Buriassi; qui riceve le visite di Gor'kij e si incontra con regolarità con russi residenti o di passaggio in Italia. Svolge un ruolo importante di tramite tra Gor'kij, Lopatin, Burcev. Organizza l'edizione di un nuovo periodico: "Sovremennik" (Il contemporaneo), che si stampa in Russia, ma a cui collaborano molti esponenti dell'emigrazione antizarista residenti in Italia, tra cui Gor'kij stesso, Kolosov, Kačorovskij, Lopatin (cesserà di collaborarvi per disaccordi sulla linea redazionale all'inizio del 1912).
Nel 1911 riceve la proposta di Sytin, editore di "Russkoe Slovo" (La parola russa), uno dei giornali più diffusi di quel periodo, di collaborare come corrispondente dall'Italia; si ripetono gli episodi di spionaggio nei suoi confronti, a cui reagisce con una lettera di protesta a Giolitti.
A Fezzano risiede anche il leader socialista-rivoluzionario Viktor Černov. Lopatin vi conduce lo scultore Stepan Erzia. Amfiteatrov lo ospita per alcuni mesi e gli organizza uno studio, dove Erzia realizza alcuni lavori, tra cui la scultura Agrippina, ispirata al romanzo di Amfiteatrov La Bestia dell'abisso. Amfiteatrov, che apprezza molto l'arte di Erzia, lo aiuta ad organizzare una mostra e quando questi decide di tornare in Russia, gli fa alcune lettere di presentazione. Tra i suoi ospiti ci sono inoltre alcuni dei membri più pericolosi dei socialisti rivoluzionari, tra cui Petr Rutemberg, responsabile dell'assasinio di Gapon, fuggito dalla Russia.
Nel 1913 arriva dalla Russia il figlio Vladimir, nato dal primo matrimonio, noto più tardi come Amfiteatrov-Kadašev; nell'autunno dello stesso anno si trasferisce a Levanto.
Nel 1914 il quotidiano "Russkoe Slovo" propone a Amfiteatrov tutte le corrispondenze dal bacino del Mediterraneo e lo incarica di aprire a tale scopo un ufficio a Roma. Pur conservando la casa di Levanto, nell'autunno lo scrittore si trasferisce a Roma con la famiglia. Trova casa nel palazzo Massimo, di proprietà del principe D'Arsoli in Corso Vittorio Emanuele 141. La sua carta intestata recita: Rappresentante del giornale "Russkoie Slovo" di Mosca per tutti i paesi del Mediterraneo. Il giornale mette a disposizioni dei collaboratori somme abbastanza ingenti di denaro, che gli consentono di ingaggiare giornalisti russi residenti in Italia ma anche giornalisti italiani. Dalle autorità prefettizie e dagli organi del ministero dell'Interno viene disposta un'attenta vigilanza su di lui e sulla moglie. La sua posizione privilegiata suscita scontento tra gli altri corrispondenti russi. Frequenta V. N. Zabugin e grazie a lui entra in contatto col mondo musicale della capitale.
Allo scoppio della guerra assume una decisa posizione interventista, scrivendo appelli sulla stampa per esortare i compatrioti ad una temporanea pacificazione con il governo russo e ad arruolarsi volontari; poiché gli emigrati non potevano essere accettati nell'esercito russo, li invitava a entrare nella Legione Straniera. Queste posizioni lo portano ad un aperto conflitto con il Partito Socialista Italiano; inizia anche una polemica con Gor'kij, che condivideva le posizioni pacifiste. I rapporti con Gor'kij si guastano sempre più per l'opera di convincimento da lui operata nell'arruolamento di Zinovij Peškov nella Legione straniera. In compenso Amfiteatrov si trova sulle stesse posizioni di Plechanov e frequenti saranno le visite di quest'ultimo a Levanto e dello scrittore a Sanremo.
Nel dicembre del 1915 collabora con il teatro alla Scala di Milano per il libretto dell'opera Il Principe Igor' di Aleksandr Borodin e in questa occasione conosce Ottorino Respighi.
A Roma è in contatto con Nikolaj Ivanovič Bok, primo segretario della Legazione russa presso il Vaticano, che organizza un Comitato di soccorso per i russi bisognosi; frequenta anche A. N. Mjasoedov, primo segretario dell'ambasciata russa a Roma.
Nel 1916 arriva a Roma una delegazione della Duma, guidata dal suo vice-presidente A. D. Protopopov. Questi, che in quel periodo esprimeva tendenze liberaleggianti, convince Amfiteatrov a tornare in Russia, dove intende affidargli la direzione di un nuovo giornale, "Russkaja Volja" (La libertà russa). Lo scrittore parte dall'Italia nell'ottobre dello stesso anno con tutta la famiglia.

La seconda emigrazione
Dopo aver subito pesanti conseguenze con l'avvento al potere del partito bolscevico (arresto, reclusione e nuova deportazione), nell'agosto 1921 riesce a fuggire da Pietrogrado con la famiglia attraverso il Golfo di Finlandia e, dopo un periodo in Finlandia, si reca a Praga e di lì inizia una serie complicata di pratiche consolari per poter tornare in Italia, dove arriva nel 1922.
La seconda emigrazione di Amfiteatrov in Italia (1922-1938) è molto più difficile della prima, soprattutto per problemi economici, causati da un sequestro dei suoi beni e dalla difficoltà di trovare un lavoro ben retribuito. Vive con la famiglia a Levanto, in una casa lasciatagli gratuitamente da amici del luogo. Nonostante le pesanti ristrettezze, collabora a gran parte delle pubblicazioni periodiche dell'emigrazione, con l'eclusione dei periodici considerati troppo di sinistra. Politicamente si sposta su posizioni filo-fasciste (apprezza molto Mussolini). Intrattiene una fitta corrispondenza con moltissimi esponenti della cultura russa dell'emigrazione (Aldanov, Bunin, Šmelev, Teffi ecc.). Tra i suoi corrispondenti russi in Italia vi è Vjačeslav Ivanov.
Prosegue la sua attività di scrittore, anche se stenta a far pubblicare le proprie opere. Tiene conferenze sulla letteratura russa. Svolge anche un attività di intermediario tra alcune case editrici italiane (Bietti, Mondadori ecc.) e gli scrittori russi di Parigi; in questo periodo collabora con Rinaldo Küfferle. Dopo aver venduto sin dai primi anni dopo il suo rientro in Italia una parte consistente del suo archivio e della sua vastissima biblioteca all'Archivio Storico dell'emigrazione (RZIA) di Praga, negli anni Trenta vende un'altra parte dei suoi libri alla Biblioteca Russa di Milano.

 
Traduzioni
Il fiore di fuoco. Romanzo fantastico. Trad. dall'originale di Valentina Dolghin Badoglio, Milano, Bietti, 1931. Biblioteca russa, N° 8.
L'isola vergine. Unica trad. autorizzata di Ilaria Amfitheatrov e Piero Gadda. Prefazione di E. Cozzani, Milano, Bietti, 1930.
Una letteratura in esilio, «Le opere e i giorni», anno IX (1930), N°6, pp. 46-65.
L'Italia nella poesia russa classica, «Le opere e i giorni», anno IX (1930), N°11, pp. 42-60.


Fonti archivistiche
Biblioteca Giustino Fortunato, Fondo Umberto Zanotti Bianco, Corrispondenza 1 fasc. 246, Ljubarskij Aleksej.
Archivio Centrale di Stato, Roma, Ministero dell'Interno, Direzione generale di Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1911, cat. A11, b. 6, f.1, 2.
Archivio Centrale di Stato, Roma, Ministero dell'Interno, Direzione generale di Pubblica sicurezza, Ufficio riservato, 1905, cat. 15, b. 25, f. Amphitheatroff Alessandro.
Lilly Library, Amfiteatrov Mass.
RGALI
GARF


Elda Garetto
Scheda aggiornata al 15 agosto 2013

Appendice: PROMEMORIA (7 settembre 1912)
Dalla Prefettura di Genova al Ministero dell'Interno:
È noto che al Fezzano, nel golfo di Spezia, si sono stabilite fin dal 15 Settembre 1910 due numerose famiglie russe; l'una con a capo il Signor Amfiteatroff, scrittore e redattore di giornali, dimora alla villa Buriassi, l'altra con a capo il Signor Vittorio Tchernoff, scrittore, abita nella villa Parodi.
Provenivano da Cavi di Lavagna ove erano ben conosciuti dall'attuale sotto Prefetto di Spezia, e dove già dettero da fare al medesimo, in occasione della venuta dello Czar di Russia in Italia.
La condotta di queste famiglie ha avuto sempre del misterioso. Spendono molto, fanno dei grossi conti presso i fornitori di Spezia, che per quanto con ritardo finiscono poi sempre per pagare. I loro proventi finanziari pare provengano dalla Russia.
Hanno un'attivissima corrispondenza e sono perciò forniti di macchine da scrivere, di dattilografi, di impiegati vari. Hanno inoltre il telefono in ciascuna casa. Ricevono continuamente dei forestieri, i quali giunti a Spezia si recano direttamente da loro, quindi riesce difficile indagare sulle loro qualità. Ve ne sono d'ogni condizione, vanno e vengano anche ad ore tardissime nella notte, a piedi in carrozze fornite dalla Ditta Feliciani ed anche con automobili.
Ricevono gente del luogo, e pongono molta cura nel cattivarsi le simpatie degli abitanti del Fezzano, facendo molta beneficenza.
L'Amfiteatroff è socio della locale società cooperativa "Della Famiglia" e in un'anniversario regalò alla medesima la bandiera di seta bianca.
Ai primi di Giugno scorso due stranieri, che pare appartenessero all'Yacht francese "Lista", giunto a quell'epoca a Spezia, ed ancorato appunto nelle acque del Fezzano, si recarono con proprio battello, da loro stessi armato, nella villa dello Tchernoff.
In casa Amfiteatroff è stata adottata una bambina del già Comandante (Capitano di Fregata in posizione ausiliaria ) De Matera Giuseppe; la bambina deve avere circa 13 anni e pare sia stata fidanzata ad uno dei loro giovanetti. Il De Matera vive a Roma, ora assai modestamente, la famiglia sua vive a Spezia, conducendo vita pure modestissima e ritirata.
Il mezzo di legame fra le due famiglie pare sia stata l'istitutrice francese che prima era in casa De Matera, e che in seguito alle ristrettezze finanziarie di quest'ultima, passò presso gli Amfiteatroff.
Per ben due volte è stato arrestato a Spezia, in attitudine sospetta, un corto Martinson Edoardo, sedicente disertore russo, che diceva doversi recare dai russi del Fezzano; i racconti di questo disertore sono stati sempre fantastici e non è stato possibile accertare alcunché di concreto sull'essere suo. Ambedue le volte il Martinson è stato espulso dal Regno.
Di recente una certo Signora Savorelli, di costumi piuttosto liberi, che periodicamente usa passare l'estate a porto Venere, cercando di stringere relazioni, più o meno intime, con ufficiali di terra e di mare, pare sia stata ricevuta alla Palmaria da un Sottotenente di Artiglieria, in compagnia di una Signora Russa, che compare ad intervalli.
È giunta infine notizia al Comando in Capo di Spezia, che Massimo Gorki era tempo fa in trattative col Senatore Cappellini per 1'acquisto della sua villa a Porto Venere: interrogato in forma confidenziale, il Senatore ha risposto negativamente. Ora per altro, viene d'altra fonte confermato, che lo stesso Massimo Gorki, abbia concluso il contratto per l'affitto della villa suaccennata per andarvi ad abitare dal 1° di Ottobre prossimo venturo.
Tutti questi fatti che, volta a volta hanno richiamato l'attenzione delle autorità militari, e pei quali si è interessata anche l'autorità politica (infatti risulta che i russi sono sorvegliati dalla polizia segreta), allo stato attuale delle cose sembra stiano per assumere un'importanza fin qui mai raggiunta.
I russi, di cui è oggetto il presente promemoria, è ben noto che appartengono ai partiti rivoluzionari e la loro permanenza nei confini, anzi nel cuore della Piazza Marittima di Spezia, può pregiudicarne la tranquillità, sia dal punto di vista militare che politico. Se essi stessi non esercitano lo spionaggio militare, possono richiamare dei veri mestieranti che, con la scusa di avvicinarli o sorvegliarli, fanno liberamente il losco esercizio della loro professione.
II Fezzano e più in particolare porto Venere, sono i punti più importanti della Piazza, perché sorvegliano 1'Arsenale e le fortificazioni della costa di ponente. Porto Venere poi può dirsi la chiave del golfo ed è come lo soglia dell'isola Palmaria, nella quale si stanno compiendo i nuovissimi lavori dei forti.
Dal punto di vista politico-militare, può riuscire assai dannosa la propaganda di idee avanzate in un centro militare così importante come La Spezia, e l'ambiente vi si presterebbe a meraviglia, dato il grande numero di operai impiegati nel R. Arsenale e nei numerosi cantieri e opifici sparsi lungo il golfo, tenuto conto del carattere di già turbolento di quelle masse ed il prestigio di cui è circondata il nome di Gorki.
L'espulsione in massa della colonia russa da Spezia, sarebbe certo il provvedimento più radicale, ma è cosa evidentemente delicata. Specie ora che sta per associarvisi la personalità del Gorki; non solo, ma è al di fuori delle ordinarie prerogative dell'autorità militare, non essendo la Piazza sul piede di guerra, e considerando che una simile azione può avere dei legami con l'indirizzo politico e diplomatico del Governo.
Il Comando in Capo di Spezia infine fa presente che il caso dei russi, che certo è il più complesso, è collegato con tutto il movimento di spionaggio internazionale, movimento che ha avuto occasione di segnalare a varie riprese, e pel quale occorrerebbero degli speciali provvedimenti, sia nei riguardi del già proposto servizio di vigilanza con appositi agenti, sia in misure di restrizione contro gli stranieri, la cui apparizione o permanenza nei confini della piazza Marittima, riesce misteriosa o per lo meno ingiustificata.
P.S. Il Gorki venendo a Spezia, pare cederà alla famiglia Fedoroff la villa che attualmente ha in affitto a Pietra Liguere. Il Fedoroff, scrittore, si dice viva a Parigi, la moglie e una figlia abitano coi Tchernoff a villa Parodi al Fezzano Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell'Interno, Direzione generale di Pubblica sicurezza, PS 1912, A11, b. 10, ff.1-3)



Antica stampa del Fezzano, Porto Venere (La Spezia).



Amfiteatrov negli anni Trenta.

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