Russi in Italia

Stepan Dmitrevič Nefėdov

Pseudonimo: Erzia


Luogo e data di nascita: Villaggio di Baevo (Mordovia), 27 ottobre 1876
Luogo e data di morte: Mosca, 23 novembre 1959
Professione: scultore

Lo scultore Stepan Dmitrevič Erzia ha un primo contatto con l’Italia, quando – ancora studente a Mosca presso l’Istituto di pittura, scultura e architettura (1902-1906) - fa conoscenza con il fotografo italiano Daniele Tinelli, che da circa quarant’anni lavorava a Mosca. Il fotografo (1831-1916) intuisce il talento artistico di Erzia e lo invita nella sua residenza di Laveno sul lago Maggiore. Poiché il soggiorno moscovita di Erzia era coinciso con la rivoluzione del 1905 e le agitazioni studentesche, alle quali aveva preso parte attiva, considerando anche che il suo nome era negli elenchi della polizia zarista, Erzia approfitta dell’invito di Tinelli e decide di lasciare la Russia per venire in Italia. Giunge a Laveno nell’autunno 1907, accolto affettuosamente da Tinelli e dalla sua famiglia. L’anziano fotografo, che lo considerava come un figlio, gli fa da guida in giro per l’Italia e gli dà la possibilità di visitare le più importanti città d’arte. Questa particolare predilezione di Tinelli per Erzia provoca però l’invidia di amici e parenti, che considerano lo scultore uno sfruttatore; sentendosi sempre più a disagio, Erzia lascia Laveno e si trasferisce a Milano con quaranta franchi in tasca. Senza un rifugio e un lavoro, senza conoscere l’italiano, lo scultore vive di espedienti fino alla primavera 1908, quando per puro caso non fa conoscenza con un tal Voldemaro, un armeno, i cui genitori un tempo avevano vissuto in Russia. Voldemaro gli trova lavoro presso la casa editrice Ricordi come addetto al ritocco delle fotografie, lavoro che Erzia aveva già svolto da studente a Mosca.
Trovata questa sistemazione esistenziale, l’artista inizia febbrilmente a dedicarsi alla scultura; le opere realizzate in questo periodo sono per lo più ritratti in cemento (andati perduti), tra cui Toska, Il Falciatore, Il seminatore e Testa d’Angelo. Grazie a Voldemaro entra in contatto con lo scultore Nikolaj Aleksandrovič Suškin (1881-1935), che in quegli anni lavorava a Milano e, folgorato dall’arte di Erzia, lo aiuta a trovare uno studio nella zona centrale di Milano, in Via San Martino. Sempre grazie all’amico armeno Voldemaro Erzia entra anche in contatto con l’ambiente culturale milanese, in particolare con Alessandrina Ravizza, moglie di Giuseppe Ravizza (1896-1915), protettrice di giovani talenti, mecenate e filantropa di origini russe (la madre era nata a San Pietroburgo). Nella Milano dell’epoca, Alessandrina Ravizza era nota per la sua attività filantropica e per il salotto letterario, in cui si riunivano importanti personalità culturali dell’epoca, giovani artisti, poeti, scrittori e tra loro molti russi. Nel salotto di A. Ravizza Erzia conosce la giovane cantante Isa Kremer (1887-1956), che dal 1902 al 1911 studia canto a Milano presso il maestro Ronzi; tramite lei fa amicizia con Fedor Šaljapin, allora a Milano per l’allestimento di Mefistofele alla Scala, che apprezzandone la bravura gli consiglia di tornare in Russia e gli promette il suo aiuto. Erzia è onorato dalla proposta, ma non può accettarla, in quanto per lui le frontiere della Russia sono ancora chiuse.
L’aiuto di Alessandrina Ravizza è ancora una volta provvidenziale, attraverso una sua lettera di raccomandazione Erzia conosce Ugo Nebbia, Ispettore della Soprintendenza ai Musei Lombardi, nonché famoso critico letterario e marito della pittrice Alma Fidora (1894-1980). Compreso lo straordinario talento artistico di Erzia, Nebbia lo aiuta a  partecipare a diversi Saloni di Autunno milanesi e soprattutto alla IX Biennale di Venezia del 1909 con la scultura in cemento, andata perduta, L’ultima notte del condannato a morte, opera con cui Erzia si impone all’attenzione della critica italiana ed europea. La scultura rappresentava con grande tensione emotiva la drammatica condizione dei rivoluzionari condannati a morte che Erzia aveva visto nella prigione Butyrki di Mosca, dove si recava a fotografare i condannati per conto delle famiglie.
Così ne scrive Ugo Nebbia su Emporium nel novembre 1915:
“Tale è l’indole dell’arte di Erzia: arte veramente e puramente istintiva, che mira anzitutto ad esprimere, e che sa vivere al di fuori di ogni preconcetto di scuola, di formule, fin quasi di tecnica e di stile, pur rimanendo originale e personalissima. Nutrita più di sentimento che di pura ricerca di forme, per quanto spontanea e semplice, essa per nulla risente della rigidezza di certi moderni arcaismi che paiono le espressioni più genuine del semplicismo artistico, o di certe forzate ricerche d’espressione primitive attraverso a determinate sintesi o semplificazioni di linee, di masse e di particolari, in cui ogni diretta ispirazione deve naturalmente raffreddarsi o dileguarsi. E’ ancora modellazione fresca e spontanea, vigorosa e vibrante, in cui è nel modo più immediato espresso ciò che intensamente vibra in un’anima schietta di artista. Si sente ancora l’uomo che pensa e soffre, non il ricercatore di una linea o di una formula. Sono ancora mani vigorose che lottano con l’aspra materia per concretare un’idea; realtà che scaturiscono direttamente in forme plastiche da un pensiero animatore, in cui appare immediatamente trasfusa la vibrazione di un sentimento spontaneo: non elaborazioni raffinate, squisitezze di tecnica, opere di pura abilità che tendono più a piacere che o ad impressionare che ad esprimere” (Ugo Nebbia, Artisti Contemporanei: Erzia, in «Emporium», Vol. XLII, n. 251, novembre 1915 pp. 389-390).

Dopo la Biennale veneziana, tornato a Milano, Erzia si dedica nuovamente al ritratto, di particolare interesse è un suo volto di Cristo. Alla fine del 1909 si trasferisce a Nizza, dal 1910 al 1913 è a Parigi, dove espone al Salon d’Automne nel 1909, tranne la parentesi romana del 1911 in occasione dell’Esposizione Nazionale di Roma alla quale partecipa con la scultura in gesso Crocifissione, che riscuote un discreto successo. L’Esposizione, organizzata per celebrare il 50 anniversario dell’Unità d’Italia, vide la partecipazione di molti artisti russi.
Erzia ritorna in Italia all’inizio del 1913, spinto dall’esigenza di lavorare con una materia prima come il marmo e si stabilisce a Carrara. Per le gravi difficoltà economiche, dovute ai mancati pagamenti dei lavori realizzati a Parigi, l’artista è costretto a scegliere una sistemazione non costosa nella Pensione Garibaldi nel centro storico. Non si sono conservati documenti relativi alla sua presenza a Carrara, tranne la corrispondenza epistolare depositata presso l’Archivio del Museo di Arti Figurative S. Erzia di Saransk, alcune foto delle sue sculture, da lui stesso scattate, e la scultura di un cagnolino in marmo bianco ritrovata nella Pensione Garibaldi. Di recente è stato rinvenuto in un archivio privato un acquerello raffigurante Erzia con la sua classica casacca e la pipa, in compagnia del suo inseparabile cagnolino. Il ritratto, opera dell’artista e direttore della Biblioteca dell’Accademia di Belle Arti di Carrara Ezio Dini (1887-1963), reca  la scritta Lo scultore russo Stepan Erzia e la data 1913. Il ritrovamento avvalora l’ipotesi della fitta rete di rapporti dello scultore con il tessuto sociale e artistico della città.
Non lontano da Carrara, nel piccolo borgo di pescatori di Fezzano a pochi chilometri da La Spezia, viveva in quel periodo lo scrittore Aleksandr Amfiteatrov. Venuto a sapere che a Carrara c’era Erzia, si reca da lui insieme a Georgij Lopatin, suo ospite, e insieme lo convincono  a trasferirsi a Fezzano. Nel borgo marinaro a Villa Buriassi, dove viveva Amfiteatrov, viene allestito un piccolissimo laboratorio, dove Erzia realizza in cemento un Giovanni Battista per la chiesa di Cristo Re, opera straordinaria che nello stile peculiare dell’artista fonde la tradizione iconografica con rimandi a Donatello e Michelangelo. La scultura venne inaugurata il 12 marzo 1914 e posta nella nicchia della facciata della chiesa; in quella occasione venne organizzata una grande festa con la partecipazione delle autorità cittadine e dei fezzanesi. Trasferitosi successivamente insieme ad Amfiteatrov a Levanto, Erzia vi rimarrà assai poco e lascerà l’Italia nell’estate 1914, per non farvi più ritorno.
La scultura di Giovanni Battista, rinvenuta nel 2003 nella casa del parroco di Cristo Re, è stata restaurata dalla Fondazione Internazionale delle Arti Stepan Erzia di Mosca nel 2011, e attualmente è visibile all’interno della chiesa.
Delle opere realizzate in Italia, a Carrara e al Fezzano, andate perdute durante la Seconda guerra mondiale, si annoverano: Marta, Busto di donna, I due bambini, Agrippina, ispirata ad un’opera di Amfiteatrov, Il Mostro dell’Abisso, Il giovane accovacciato, Busto di giovane (con ogni probabilità uno dei figli di Amfiteatrov), Energia, dal nome della piccola casa editrice aperta da Amfiteatrov a Levanto, La fratellanza, donata alla Società di Mutuo Soccorso di Fezzano, di cui Amfiteatrov era socio, e Il bambino con il cagnolino.


Marzia Dati
Scheda aggiornata al 16 agosto 2013



Autoritratto. 1908. Cemento
www.erzia-museum.ru



Cristo urlante. 1910. Bronzo
www.erzia-museum.ru


Marta. 1912. Cemento
ww.erzia-museum.ru




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