Russi in Italia

Ilíja Izraelevič Kameneckij


Luogo e data di nascita: Mir, 19 maggio 1884
Luogo e data di morte: New-York, 1966
Professione: medico

Una foto del 1904, scattata a Vilna, lo rappresenta come un giovane dandy ebreo, “abbigliato con un fine abito di sartoria e una camicia dal colletto rigido alto fino al mento e tenuto perfettamente a posto da un’elegante spilla da cravatta. Il giovane indossa anche un bel panciotto e una suntuosa cravatta, e dal taschino della giacca gli spunta un fazzoletto a disegni geometrici. Porta il pince-nez e regge con una mano un bastone da passeggio da gentleman e con l’altra un cappello alla moda” (Stille 2013: 110). Terminati gli studi, si reca in America, a quell’epoca all’avanguardia della tecnica, e in due anni si specializza in odontotecnica. Ritornato in Russia, si iscrive alla Facoltà di Medicina di Mosca e si laurea velocemente (negli anni della Prima guerra mondiale è già Direttore di una clinica stomatologica). Dopo la rivoluzione, decide di emigrare e giunge in Italia il 26 maggio 1922. Allinizio si stabilisce a Formia, dove lavora nello studio del prof. Antonio Russo, poi nel 1926 a Roma, dove apre uno studio dentistico, frequentato anche da personalità fasciste. Grazie alle amicizie e ad alcuni attestati contraffatti (anche d’Annunzio certificò che era stato il medico dei legionari di Fiume nel 1913-1914), nel 1933 ottiene la cittadinanza italiana: “dai documenti conservati risulta che si diede molto da fare per reinventarsi, fabbricandosi di volta in volta una storia nuova di zecca. Le sue carte documentano la continua corsa ad ostacoli burocratici che deve essere stata la sua vita, e anche la notevole creatività messa in atto nell’affrontarla giorno dopo giorno” (Stille 2013: 119). Nei documenti della Polizia politica del 12.7.1928 si parla di un medico ebreo-polacco, che abita a Roma in Via in Arcione con la famiglia, frequenta il circolo internazionale dell’Hotel de Russie e non svolge attività politica; il 15 marzo 1938 a queste note caratteristiche si aggiunge che “gode buona reputazione, conduce tenore di vita regolato, risulta iscritto al PNF e trae buoni proventi dalla sua attività professionale” (ACS. Divisione Polizia Politica. Kameniecki Elia fu Israel). Nel 1938, dopo lemanazione delle leggi razziali, è costretto nuovamente ad emigrare. Con grande difficoltà nel 1941 riesce a trasferirsi in America, a New-York, diventando così esule di due paesi - la Russia e lAmerica.
Reinventarsi una vita e un lavoro in America risulta impossibile, in quanto i suoi diplomi non sono accettati: trascina un’esistenza precaria e marginale grazie all'aiuto della figlia Myra e al sussidio dell’assistenza sociale; soprattutto qui l’atmosfera è ben diversa da quella dell’Italia fascista, in cui si potevano aggirare le situazioni legali attraverso escamotage diversi. Vive con la moglie nel quartiere povero dell’Upper West Side, che ospitava i profughi dell’Europa dell’Est (tra gli altri vivevano qui Aleksandr Kerenskij e Isaac Singer), in un appartamento polveroso e pieno di vecchi mobili traslocati dalla Russia o dall’Italia. Colpito da paralisi negli ultimi due anni di vita, muore a New York nel 1966.

Fonti archivistiche

ACS, MI, DgPs, A11 1922, b. 22, f. Kamenetzky Jlia; ACS, Divisione Polizia Politica. f. Kameniecki Elia fu Israel.

Bibliografia

Alexander Stille, La forza delle cose, Milano, Garzanti, 2013.

Antonella d'Amelia
Scheda aggiornata al 5 marzo 2016




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