Russi in Italia

Campo di concentramento dell’Asinara


Denominazione: Campo di concentramento dell'Asinara (SS)
Sede e recapiti: isola dell'Asinara
Data di fondazione: 1915

Storia
Nel 1915 vengono deportati all'Asinara i primi prigionieri della Grande Guerra. Inizialmente si tratta di detenuti austro-ungarici. Nel 1918 le deportazioni includono anche militari italiani, disertori dopo la disfatta di Caporetto. Nel 1919, secondo alcune fonti, tra i prigionieri figurano circa 4.500 russi, militari dell'esercito zarista già catturati dall'esercito austro-ungarico e poi "liberati" durante le operazioni militari sul fronte italiano (Serra 1975, p. 92). Le autorità italiane li conducono in campo di concentramento "anche per misura precauzionale non conoscendosi i loro sentimenti", senza risolversi ad affidarli alle forze dei russi bianchi o a quelle sovietiche, entrambe interessate a uno scambio.
L'Asinara è piccola e gli internati sono malvisti; alcuni si suicidano, ma molti fanno domanda per trattenersi in Italia (ad es. Comolev Niconor di Virgilio, Dimitrienco Giovanni). Nel fondo Zanotti Bianco si conserva una lettera dattiloscritta redatta in italiano (destinatario non identificato, ma presumibilmente lo stesso U. Zanotti Bianco), da cui si evince che gli internati si sono organizzati in associazione: rimasti in 4.500, con il consenso dell'Autorità locale hanno istituito tre cooperative di consumo, una scuola, una biblioteca e un teatro. Mancano, tuttavia, "libri, carta, lapis". L'unica fonte di guadagno è il profitto delle cooperative, ed è in ragione dell'estrema indigenza che si rivolgono al destinatario, richiedendo libri russi per la biblioteca, carta per la scuola, vestiti per gli allestimenti scenici del teatro. La lettera è vergata dal "Presidente Rosenzveig", segretario della Colonia.
Nel 1920 i russi dell'Asinara si rivolgono al presidente della Croce rossa russa all'estero, denunciando condizioni di estrema sofferenza. Questi scrive da Parigi al console russo in Italia, M. N. Girs, chiedendone un tempestivo intervento. Tra i militari russi qui deportati tra gli anni 1919-1921 si annoverano: Repizchi Gregorio; Corobra Fedor o Corobena Feodot; Griszenko Carlo o Griscenco; Selesnov Costantino; Lubarschk o Lunbarski Paolo; Mironov Ivan; Rudiscoi Gregorio o Buoluscoi Georg; Babenco Efraim; Stupac Nicolai; Smirnov Paolo; Wlasenco Onesy o Atanasio; Kovanor Fedor; Momolin Stefan; Butco Grigori.

Nell'estate 1920 la situazione si sblocca: l'ing. Michail Vodovozov, "delegato russo per il rimpatrio dei prigionieri", si reca in visita al campo di concentramento con mandato ufficiale del governo sovietico di accelerare il rimpatrio dei 4.000 russi. La gran maggioranza di loro, insieme ad altri 47 cittadini russi residenti in Italia che vogliono tornare in Russia, viene imbarcata a fine giugno sui tre piroscafi italiani Thalia, Pietro Calvi e Melpomene e giunge a Odessa a metà agosto, dopo aver caricato a Costantinopoli altri 100 russi provenienti dall'Egitto. Quando salpano da Odessa, i piroscafi italiani hanno a bordo 230 connazionali da ricondurre in Italia, e il Pietro Calvi trasporta anche più di 4.000 tonnellate di cereali (Serra 1975, p. 141).

"Con l'avvenuto rimpatrio dei 3.851 ex militari russi optanti per la repubblica dei soviet e dei 140 optanti per l'Ucraina, restano internati ancora all'Asinara 106 ex militari rinunciatari al rimpatrio o chiedenti destinazioni varie" (21 luglio 1920. Telegramma del Ministero della Guerra al Ministero dell'Interno).

Sulla sorte dei russi che rimangono all'Asinara si crea un caso, non essendo chiaro quale ministero debba occuparsene, se quello della guerra, quello degli esteri o quello degli interni, giacché si tratta sì di militari stranieri ma, "già prigionieri degli austriaci, sono stati liberati e non catturati dalle nostre truppe".

Nel dicembre 1920 gli ex militari russi all'Asinara sono ancora 83. Nell'estate 1921, il Ministero della Guerra sottolinea:

"la quistione diventa ogni giorno più grave, tale da fare assumere al Governo una seria responsabilità, anche perché sarà assai difficile sostenere la legittimità della detenzione dei russi e, soprattutto, scagionarsi dalle gravi lesioni che la loro salute subisce" (Ministero della Guerra al Ministero degli Affari Esteri, 16 agosto 1921. MAE, A.P., Russia, b. 1525).

La soluzione condivisa dai vari ministeri coinvolti e dalla Rappresentanza sovietica in Italia è di riproporre ai russi il rimpatrio: Vaclav Vorovskij nel giugno 1921 invia una delegazione sull'isola per raccogliere informazioni precise sul numero di coloro che vorrebbero rientrare nella Russia sovietica. Le autorità italiane si raccomandano affinché "nessuna legge di umanità sia violata e nessuna coazione sia fatta agli internati, i quali dovranno sempre essere amorevolmente assistiti e compatiti" (Ibidem). Ma solo 9 dei 76 ex militari ancora internati scelgono di rientrare in patria e 7 di loro lasciano l'Italia nel luglio 1921, imbarcandosi a Brindisi: Krapivny Timofei, Selezen Konstantin, Rudskoi Grigori, Jilkin Aleksei, Gromoff Aleksei, Korotenko Ivan, Lubarsky Pavel.

Tra gli altri permane uno stato di forte disagio materiale e psicologico, che si manifesta nel rifiuto del cibo, in numerosi suicidi e soprattutto in una mania di persecuzione collettiva nei confronti della popolazione civile dell'Asinara. Si decide pertanto di avviare i circa cinquanta russi in grado di lavorare a Bonovra (Sassari), per impiegarli nei lavori di bonifica del luogo sotto il comando militare, come sarebbe loro desiderio, e di trasferire gli altri sul continente, in manicomi o strutture penali, pur di allontanarli dall'isola.

Bibliografia
Enrico Serra, Nitti e la Russia, Bari, Dedalo libri, 1975.
Serge Noiret, Le origini della ripresa delle relazioni tra Roma e Mosca. Idealismo massimalista e realismo bolscevico: la missione Bombacci-Caprini a Copenhagen nell'aprile 1920, «Storia contemporanea», ottobre 1988, n. 5, pp. 797-850.
Claudia Scandura, L'emigrazione russa in Italia: 1917-1940, «Europa Orientalis», 1995, n. 2, pp. 345-346.

Fonti archivistiche
Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell'Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1920, cat. A16, b. 43, f. Repizchi Gregorio.
Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell'Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1921, cat. A16, b. 30, f. Corobra Fedor; b. 35, f. Griszenko Carlo o Griscenco; b. 45, f. Mironov Ivan]; b. 51, f. Rudiscoi Gregorio; b. 58, f. Wlasenco Onesy o Atanasio.
Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell'Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1923, cat. A16, b. 18, f. Babenco Efrem.
ANIMI, f. Zanotti Bianco, Missione umanitaria in Russia, B.01.UA1.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Archivio della Biblioteca Gogol'.
Archivio Storico-diplomatico del Ministero degli Affari Esteri, Affari Politici, 1919-1930, X Russia, b. 1525, f. Missione Vorowski e ripresa relazioni commerciali.

Agnese Accattoli, Giuseppina Giuliano, Bianca Sulpasso

Scheda aggiornata al 20 maggio 2012


Carcere dell'Asinara


Detenuti al lavoro nel carcere dell'Asinara in una foto dell'inizio Novecento
http://www.voceditalia.it/public/foto/1305.jpg

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