Russi in Italia

Milano, I russi al Teatro alla Scala

Patrizia Deotto

Due figure prestigiose inaugurano ai primi del Novecento un'intensa collaborazione tra mondo artistico italiano e russo al Teatro alla Scala, collaborazione che si protrae per tutto il secolo e vede impegnati sulla scena del teatro milanese interpreti, cantanti e ballerini, registi, coreografi, e scenografi di grande talento. Il 16 marzo 1901 viene rappresentato il Mefistofele di Arrigo Boito diretto di Arturo Toscanini e interpretato da Fedor Šaljapin (affiancato da Enrico Caruso e Emma Carelli). Un vero successo per l'artista russo, che per la prima volta si esibisce fuori dalla sua terra: "Al basso Chalapin, che dà al personaggio di Mefistofele un aspetto nuovo interpretando con molta acutezza d'ingegno il concetto goethiano e gli intendimenti del musicista, toccarono giustamente i primi onori. Egli è un perfetto esecutore della sua parte" (g.p. Corriere Teatrale. Scala, "Corriere della sera", №76, 18/19 marzo 1901). Le scene affidate ad Aleksandr Golovin "furono generalmente lodate e per l'invenzione e per l'effetto pittorico e per la distribuzione della luce. Belli i costumi e mediocre la danza" (g.p. Corriere Teatrale. Scala, "Corriere della sera", №75, 17/18 marzo 1901). Nel 1909 Toscanini allestisce la prima di Boris Godunov di Modest Musorgskij (14 gennaio 1909) e ne affida l'interpretazione a Šaljapin più volte chiamato al proscenio dal pubblico entusiasta. Nel 1933, ormai alla fine della carriera, Šaljapin interpreta con altrettanto successo sulla scena scaligera Don Basilio in un Barbiere di Siviglia, diretto dal maestro Franco Ghione, in occasione di un'unica recita straordinaria (22 aprile) per la "Giornata diplomatica" della Fiera Campionaria.
Nel gennaio 1911 fanno la loro comparsa per la prima volta al Teatro alla Scala due produzioni dei Balletti russi di Sergej Djagilev: Cleopatra, interpretata da Ida Rubinštejn, e Shéhérazade, in cui si esibiscono anche Vera Fokin e Ol'ga Preobraženskaja; le scene e i costumi sono di Léon Bakst e la coreografia di Michail Fokin. Gli spettacoli sono all'origine di una vera e propria polemica, nota con il nome di Fochineide, che vede fronteggiarsi i sostenitori di un gusto tradizionale e gli estimatori della ventata innovativa portata al Teatro alla Scala dagli interpreti russi. Dopo lo sconcerto iniziale, il pubblico, guidato dalle recensioni positive pubblicate dal "Corriere della sera" e dall'"Illustrazione italiana", segue con interesse le rappresentazioni di Cleopatra e Shéherazade che contano rispettivamente 27 e 9 repliche.
Il rapporto del mondo della danza russo con quello italiano, e in particolare con il Teatro alla Scala, è caratterizzato da un intrecciarsi di esperienze favorite dalla permanenza di artisti russi in Italia e viceversa. Un esempio per tutti è Enrico Cecchetti (1850-1928); formatosi alla Scuola di danza scaligera, acquisisce notorietà inizialmente come raffinato danzatore e maestro di ballo del prestigioso teatro Mariinskij di Pietroburgo e poi dei Balletti russi di Sergej Djagilev, finché Toscanini nel 1925 lo richiama alla Scala e lo nomina direttore della scuola di ballo. Sotto la sua guida si sono sviluppati grandi talenti del mondo della danza: Anna Pavlova, che dopo aver frequentato nel 1903 alcune classi presso la Scuola di ballo del Teatro alla Scala, completa la sua formazione con Cecchetti, gli acclamati Leonid Mjasin, Vaclav Nižinskij, Michail Fokin, Sergej Lifar' e tante altre personalità del balletto russo.


Foto di Enrico Cecchetti dell'inizio Novecento
http://www.michaelminn.net/andros/biographies/cecchetti_enrico/index.php?markova_alicia

La presenza dei russi sul palcoscenico del teatro operistico milanese si intensifica nel 1921, quando, dopo tre anni di chiusura, la Scala, trasformata in Ente Autonomo, riapre i battenti (26.12.1921) sotto la direzione di Toscanini, con un palcoscenico rinnovato, una nuova orchestra, quattro nuovi direttori degli allestimenti scenici, tra cui Viktor Žurov (Vittorio Andoga), e un corpo di ballo riorganizzato dopo il lungo periodo di abbandono. Viene riaperta la scuola di ballo, chiusa dal 1917, e affidata alla danzatrice Ol'ga Preobraženskaja che la dirige nella stagione 1922-23. Dal 1932 al 1934 condivide la direzione della scuola di ballo la danzatrice Jia Ruskaja.
Per la stagione operistica 1922-23 viene scritturato il basso Grigorij Nikitič Mel'nik che riveste il ruolo di Basilio nel Barbiere di Siviglia e di Sarastro nel Flauto Magico; nella stagione 1933-34, si esibisce nella Leggenda dell'invisibile città di Kitež, diretta da Emil' Al'bertovič Kuper (Emil Cooper), interpretando il principe Jurij Veselovskij e conclude la collaborazione con la Scala nella stagione 1939-40, nel ruolo di Končak in Il principe Igor' con la regia di Pëtr Fedorovič Šarov. Tra i musicisti ricordiamo il violoncellista Maksim Aleksandrovič Amfiteatrov e il compositore e direttore d'orchestra Daniil Aleksandrovič Amfiteatrov.
Neppure l'inagibilità del palcoscenico della Scala, nei tre anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, pone un freno al consolidato rapporto con la cultura russa. Nel 1920 ritornano a Milano i Ballets russes di Sergej Djagilev. Dal 27 marzo al 5 aprile 1920 si esibiscono al Teatro Lirico, sotto l'egida del Teatro alla Scala, presentando quattordici balletti; sette con la coreografia di Michail Fokin: Cleopatra di Anton Arenskij, scene di Robert Delaunay; Carnaval di Robert Schumann e Tamara di Milij Balakirev, scene e costumi di Léon Bakst; Petruška di Igor' Stravinskij, scene e costumi di Aleksandr Benua; Danze Polovesiane di Aleksandr Borodin, scene di Nikolaj Rerich; Papillon di Robert Schumann, scene di Mstislav Dobužinskij; e gli altri sette con la coreografia di Leonid Mjasin: Leggende russe di Anatolij Ljadov e Il sole di mezzanotte di N. Rimskij-Korsakov, scene di Michail Larionov, Le donne di buon umore di Domenico Scarlatti (scene di Léon Bakst), Boutique Fantasque di Gioacchino Rossini, Parade di Erik Satie (scene di Picasso), Tricorne di Manuel de Falla, Chant du Rossignol di Igor' Stravinskij (scene di Henry Matisse9. Dopo la prima serata, svoltasi quasi in sordina di fronte a un pubblico esiguo, ma estasiato: "Ieri sera, mezzo teatro, ma successo intero... Spettacolo che lascia gli occhi abbacinati, e un fantastico turbinare di armonie... di passi che sembrano voli... Un magnifico sogno sognato ad occhi aperti" (g. c., Corriere teatrale. Tre balli russi. "Corriere della sera", 28.3.1920). Le successive serate richiamano un folto numero di spettatori.
Nel 1926 Petruška viene ripresentato alla Scala con un allestimento realizzato da Aleksandr Benua per quell'occasione.
Nel 1927 i Balletti Russi di Sergej Djagilev, durante la loro ultima tournée, ritornano alla Scala con quattro titoli per tre spettacoli: 10, 12 e 16 gennaio. Presentano L'uccello di fuoco di Igor' Stravinskij con la coreografia di Fokin realizzata da Sergej Grigor'ev e Ljubov' Černyševa, scene e costumi di Natalija Gončarova: tra gli interpreti Ol'ga Spesivceva (l'uccello di fuoco), Ljubov' Černyševa (la bella principessa) Sergej Lifar' (il principe Ivan) e George Balanchine (Kaščej). Cimarosiana di Domenico Cimarosa, coreografia di Mjasin, scene di Bakst. Le mariage d'aurore (dalla Bella addormentata nel bosco) di Pëtr Čajkovskij, coreografia di Marius Petipa, scene di Bakst e costumi di Bakst e A. Benua. Il lago dei cigni di Čajkovskij con scenografia di Konstantin Korovin e coreografia di Marius Petipa. L'uccello di fuoco verrà ripreso al Teatro alla Scala il 10 marzo 1955 con Margot Fonteyn nel ruolo dell'uccello di fuoco.


Bozzetti di Natalija Gončarova per L'uccello di fuoco (1926)
karakulia.livejournal.com/37567.html?thread=7...

Dal 28 febbraio al 17 marzo 1929 la compagnia del balletto di Ida Rubinštein ripropone sulla scena milanese nell'edizione dell'Opéra di Parigi La principessa cigno di N. Rimskij Korsakov, David di Henry Sauguet e La Bien-aimée di F. Schubert e F. Liszt, strumentazione di Darius Milhaud, Le nozze di Amore e Psiche su musica di J. S. Bach e Notturno su musica di A. Borodin, strumentata da Aleksandr Čerepnin, il Bolero e La Valse di Maurice Ravel, Il bacio della fata di Igor' Stravinskij. Dai ripetuti annunci pubblicati nella rubrica teatrale del "Corriere della sera" nei mesi di febbraio e marzo 1929 si deduce che c'è grande attesa per queste rappresentazioni, nate dalla collaborazione di professionisti famosi quali Bronislava Nižinskaja e Leonid Mjasin per la coreografia, Aleksandr Benua per le scene e i costumi e Orest Allegri per la realizzazione pittorica dei bozzetti. Tra gli interpreti oltre a Rubinštejn va segnalato il ballerino Aleksej Dolinov.
Sul versante operistico risale agli anni Venti la collaborazione di Toscanini con Aleksandr Sanin che debutta sul palcoscenico milanese il 1 marzo 1926 con la regia di Chovanščina di Modest Musorgskij: è un grande successo, con ripetute chiamate dei cantanti e acclamazioni generali. Lo stesso Sanin si deve presentare al proscenio due volte, già dopo il terzo atto Alla realizzazione di quest'opera partecipano esponenti di spicco ed esordienti del mondo artistico russo, che da quel momento diventano interpreti e collaboratori abituali della scena scaligera: il provetto traduttore dal russo di libretti d'opera Rinaldo Küfferle, elogiato dai critici teatrali, i cantanti Aleksandr Veselovskij, Evgenij Zdanovskij (Eugenio Sdanowski) e lo scenografo esordiente Nikolaj Benua, molto apprezzato per il buon gusto e l'effetto di scene e costumi. Chovanščina segna l'inizio di una collaborazione trentennale dello scenografo con la Scala, dove dal 1937 al 1970 rivestirà la carica di direttore degli allestimenti scenici.
Nel 1926 Ida Rubinštejn interpreta il Santo nel Martyre de Saint Sébastien, mistero in cinque atti di Gabriele d'Annunzio su musica di Debussy e scenografia di Bakst.
Per la stagione del 1927 Nikolaj Benua realizza, su invito di Toscanini, l'allestimento di Boris Godunov sempre con la regia di Sanin; fra gli interpreti la cantante Angelika Kravčenko nel ruolo dell'ostessa. Boris Godunov è una delle opere più rappresentate alla Scala e Nikolaj Benua ne disegna scene e costumi per diverse edizioni, tra le altre per l'edizione del 28 dicembre 1949, molto apprezzata dalla critica per l'allestimento sfarzoso. Il 30 aprile 1953 va in scena l'edizione affidata alla coreografia di Balanchine e alla regia di Tat'jana Pavlova, particolarmente elogiata dal critico del Corriere:
Questa prova di regia di Tatiana Pavlova va tutta segnata all'attivo dell'attrice che si è ‘calata' nella tragedia di Puškin con l'impegno orgoglioso di chi considera questo testo, e non solamente questa musica, come un ‘poema nazionale'. Tatiana Pavlova è sembrata che stesse alle spalle non solamente del protagonista, ma di tutti i personaggi sino all'ultimo corista e all'ultima comparsa, e li squassasse, li aizzasse, li stimolasse per far spremere a ciascuno, nella faticosissima gara con quel giganteggiante protagonista, tutta la sua vitalità (F.A. Il "Boris" di Mussorgski diretto da Antonino Votto, "Corriere della sera", 1 maggio 1953).


Tatiana Pavlova alla Scala

Sempre al sodalizio Benua - Sanin si deve la rappresentazione della Fiaba dello Zar Saltan di Rimskij Korsakov nel marzo del 1929. Il libretto di V. I. Bel'skij, tratto dalla fiaba di Puškin, è adattato per la scena italiana da Rinaldo Küfferle che stila la traduzione ritmica, per lo più in ottonari. Il pubblico e la critica sono incantati dalla "fantasmagoria degli allestimenti scenici e dalle luminose visioni improvvise balzanti fuori dalla Russia dei sogni dopo istanti di oscurità scenica assoluta" (g.c. La prima di "Zar Saltan" alla Scala, "Corriere della sera", 20 marzo 1929). Benua - Sanin collaboreranno per la messa in scena di Andrea Chénier nella stagione estiva del 1948, cui seguirà la prima rappresentazione del 6 marzo 1949 con la regia di Mario Frigerio, mentre nel 1942 Sanin si era avvalso della collaborazione del pittore Vsevolod Nikulin, per mettere in scena La fiera di Soročincy di Musorgskij.
Tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta alla Scala vengono rappresentate numerose opere di soggetto russo che vedono impegnati registi, pittori, interpreti che a quel mondo sono legati. Va ricordato Aleksandr Benua che disegna le scene e i figurini per la prima rappresentazione dello Schiaccianoci di P. Čajkovskij, rappresentata il 19 febbraio 1938 con la coreografia di Margherita Froman, la quale nello stesso anno cura anche Sadko di N. Rimskij-Korsakov. La realizzazione dello Schiaccianoci segna l'avvio di un sodalizio tra padre e figlio Benua che continuerà per diversi anni e li vedrà impegnati nella realizzazione di numerose opere e balletti, tra cui Petruška (1952) con la coreografia di Aurel Milloss e la direzione di Stravinskij, Eugenio Onegin (1954) con la regia di Tat'jana Pavlova. Pavlova firma per la Scala ben undici regie (due solo, Wally e Mefistofele, esulano dal repertorio russo), che vengono accolte con giudizi non sempre positivi, anche se nel complesso i critici riconoscono la capacità della regista di guidare con efficacia i cantanti nelle loro interpretazioni.
Nel dopoguerra collaborano con il Teatro scaligero in veste di scenografi e costumisti il pittore Grigorij Šiltjan, che firma le scene e i costumi per tre opere di cui una, Mavra, di soggetto russo ripreso dalla Casetta di Kolomna di Puškin, su libretto di Boris Kochno, rappresentata il 10 maggio 1955 e diretta da Nino Sanzogno con la regia e coreografia di Tat'jana Isačenko Gzovskaja (Tatiana Gsovski); l'illustratore e pittore Evgenij Berman (Eugène Berman) i cui bozzetti e figurini per Così fan tutte di Mozart sono definiti da Montale "di gusto squisito" ("Corriere della Sera", 28/29.1.1956); lo scenografo cinematografico e teatrale Georgij Vachevič (Georges Wakhevitch), che cura scene e costumi per undici opere a soggetto non russo, rappresentate al Teatro alla Scala e alla Piccola Scala tra il 1951 e il 1970. Ricordiamo anche la sua collaborazione con Jean Cocteau per il balletto Le jeune homme et la mort (1955), l'allestimento del Don Giovanni di C. W. Gluck (1959): "una realizzazione scenica di alto valore, alla quale molto hanno contribuito le belle scene e i costumi di Georges Wakhevitch, di uno spagnolismo appena discretamente accennato, la coreografia di Léonide Massine" (E. Montale, Don Giovanni di Gluck, Jeu de cartes di Stravinskij, La giara di Casella, "Corriere d'informazione" 9/10.3.1959) e l'allestimento dei Pagliacci di Ruggero Leoncavallo (1970).
Vengono acclamate sulla scena scaligera diverse personalità del balletto internazionale: Sergej Lifar' che nel 1947 interpreta Dafni in Daphnis et Chloé di M. Ravel, di cui cura la coreografia con Nikolaj Zverev (Nicholas Zvereff); George Balanchine che nel 1952 presenta per la prima volta a Milano il suo Balletto imperiale, con scene di Berman, mentre nel 1953 e nel 1965 ritorna in tournée con il New York City Ballet. Nel 1960 presenta con il corpo di ballo della Scala due balletti Sérénade su musica di Pëtr Čajkovskij e Le palais de cristal di Georges Bizet così recensiti da Eugenio Montale: "in essi si rivela grande il suggello, l'impronta di quell'autentico maestro che è il Balanchine... danza pura, senza significati sovrapposti" (La grande serata dei balletti alla Scala, "Corriere d'informazione" 12/13.2.1960).


Sergej Prokof'ev

Nel 1965 approda alla Scala Rudolf Nureev (Nureyev) con il Royal Ballet di Londra, interpretando Romeo in Romeo e Giulietta di Sergej Prokof'ev. Vi fa ritorno nel 1966 con la Bella addormentata di Čajkovskij (1966) e da allora si esibisce a più riprese sul palcoscenico milanese portando il suo repertorio classico: Lo schiaccianoci (1969) e Il lago dei cigni di Čajkovskij, Giselle di Adolphe-Charles Adam, Apollon Musagète di Igor' Stravinskij (1971), Don Chisciotte di Ludwig Minkus (1980) e mantenendo un legame del tutto particolare con il corpo di ballo del teatro milanese; in più occasioni sono sue partner Carla Fracci e Anna Razzi.
In diversi spettacoli allestiti al Teatro alla Scala si esibiscono interpreti russe di grande notorietà come le danzatrici Tamara Tumanova e Galina Ulanova. Infine negli anni Settanta del Novecento lo scenografo e costumista David Borovskij (David Borovsky) allestisce in collaborazione con il regista Jurij Ljubimov spettacoli di grande suggestione come Al gran sole carico d'amore su testo e musica di Luigi Nono, andato in scena al Teatro Lirico nel 1975 sotto l'egida della Scala, Boris Godunov (1979) e Chovanščina (1981). Nel 1999 disegna anche le scene per Mazepa di Čajkovskij, regia di Lev Dodin e direzione di Mstislav Rostropovič.
Il rapporto del Teatro alla Scala con il mondo della danza russo è stato negli ultimi trent'anni celebrato da due mostre realizzate al Museo Teatrale alla Scala di Milano:  Ricordo di Serge Djaghilev 1872-1929 (11 - 26 marzo 1972) e Les ballets russes alla Scala. Milano anni Venti (dicembre 2009 - aprile 2010).

Bibliografia
Barigazzi Giuseppe, La Scala racconta, Milano, BUR, 1994.
Catalogo della Mostra di scenografia del Museo Teatrale e della Scala, a cura di Carlo Enrico Rava, Mosca, settembre 1964.
Crespi Morbio Vittoria, Wakhevitch alla Scala, in Amici della Scala, Torino-Londra-Venezia-New York, Umberto Allemandi & C., 2005.
Crespi Morbio Vittoria, Borovsky alla Scala, in Amici della Scala, Torino-Londra-Venezia-New York, Umberto Allemandi & C., 2008.
Crespi Morbio Vittoria, Chagall alla Scala, in Amici della Scala, Torino-Londra-Venezia-New York, Umberto Allemandi & C., 2009.
Crespi Morbio Vittoria, Gontcharova alla Scala, in Amici della Scala, Torino-Londra-Venezia-New York, Umberto Allemandi & C., 2009.
Crespi Morbio Vittoria, Sciltian alla Scala, in Amici della Scala, Umberto Allemandi & C., Torino-Londra-Venezia-New York, 2009.
Deotto Patrizia, Gli esordi scaligeri di Nicola Benois, in Archivio Russo Italiano V. Russi in Italia, a cura di A. d'Amelia e C. Diddi, Salerno, Edizioni di Europa Orientalis, 2009, pp. 109-122.
Malcovati Fausto, Tat'jana Pavlova alla Scala, in Archivio Russo Italiano V. Russi in Italia, pp. 153-172.
Ricordo di Serge Djaghilev 1872-1929, catalogo a cura di Alberto Testa, Milano 1972.
Roscioni Carlo Marinelli, Le otto stagioni di Toscanini alla Scala 1921-1929, in Quaderni dell'IRTEM, 1993, Roma 14/1.


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