Russi in Italia

Venezia, I russi al Teatro La Fenice

Anna Giust


Per buona parte dell’Ottocento il Teatro La Fenice si era fregiato di esecuzioni operistiche di primaria importanza: Tancredi (1813), Sigismondo (1814) e Semiramide (1823) di Rossini; I Capuleti e i Montecchi (1830) e Beatrice di Tenda di Bellini (1833), Belisario (1836) e Maria de Rudenz (1838) di Donizetti, seguite da diverse prime verdiane: Ernani (1844), Attila (1846), Rigoletto (1851), Traviata (1853), Simon Boccanegra (1857). Ai primi decenni del Novecento invece, complice il ridimensionamento della tradizione operistica italiana nel panorama europeo sul quale si erano affacciate le avanguardie, il teatro andò incontro a problemi che lo privarono della forza di commissionare allestimenti di nuove opere a impresari o compositori emergenti. In ambito operistico i titoli proposti dalla Fenice nei primi quarant’anni del Novecento rispettano in buona parte successi ormai consolidati: melodramma romantico e dramma borghese, cui si affiancarono prove nell’ambito del verismo italiano.
La presenza di artisti russi a Venezia nella prima metà del XX secolo appare in linea con quanto veniva realizzato in altri teatri italiani, in particolare al Teatro Costanzi di Roma, e al Teatro alla Scala di Milano, da dove provennero alcune delle produzioni riproposte alla Fenice. È questo il caso di Boris Godunov di Modest Musorgskij, dato alla Scala nel 1909 che approdò a Venezia nel 1946 (1, 5, 7, 9 maggio) con la regia di Augusto Cardi e scene di Nikolaj Benois. Il cast includeva Angelika Kravčenko nel ruolo dell’Ostessa e il tenore Aleksandr Veselovskij nel ruolo di Šujskij. Kravčenko era già nota alla Fenice, in quanto aveva partecipato a produzioni precedenti, cantando nel ruolo di Clitennestra in Elektra di Richard Strauss nel 1938 (30 aprile; 3, 7 maggio) e nel Messiah di Händel nel 1940 (28 marzo). Veselovskij aveva debuttato come solista durante le recite straordinarie della stagione 1931-32 insieme all’Orchestra Veneziana, interpretando una scelta di arie da Werther e Manon di Jules Massenet, da Tosca di Giacomo Puccini, da Lohengrin di Richard Wagner. Nel 1932 (20, 22, 23, 24 ottobre) cantò nel ruolo di Werther nell’omonima opera, e nel 1940 nel Boris Godunov riprese un ruolo che aveva già interpretato lo stesso anno al Politeama di Genova e che avrebbe ripreso a Roma (1947, 1949). Ritornerà alla Fenice nel 1949 nell’opera Chovanščina di Musorgskij per la regia di Vladimiro Cecchi, che l’aveva fatto conoscere in Italia sin dagli anni Venti (alla Scala nel 1926 e a Roma nel 1926 e 1946).
Tra i cantanti russi che presero parte alle produzioni del Teatro della Fenice fece due fugaci apparizioni Evgenija Bronskaja: nel 1907 cantò nel ruolo di Vernier in Marcella di Umberto Giordano (21 gennaio) e nel ruolo di Violetta nella Traviata verdiana (6, 8, 9 febbraio). Nella stagione 1920-21 fece una altrettanto rapida apparizione il tenore di origini ebree Leonid Zinovieff (pseudonimo di Lev Gips; 1876, Vilnius – 1927, Belgrado), oggi pressoché dimenticato, che dopo gli studi a Odessa si era perfezionato in Italia. Zinovieff si esibì con successo a Kiev, Irkutsk (1906-1907), Char’kov (1907), più tardi a Madrid e negli Stati Uniti (1919), tra il 1921 e il 1926 fu solista all’Opera di Belgrado. In Italia il suo nome figura nel 1910 nel cast del Teatro Regio di Torino, dove cantò nella parte di Giovanni Battista in Erodiade di Jules Massenet e nel ruolo di Oberto in Edmea di Alfredo Catalani. I suoi ruoli più riusciti furono quelli di Radames nell’Aida di Verdi, interpretato alla Brooklyn Academy of Music, e Eleasar in La Juive di Fromental Halévy. Alla Fenice nel dicembre-gennaio 1921 cantò nel ruolo di Manrico nel Trovatore di Verdi.
Più famoso è il caso di Nadine Borina, di cui gli archivi del Teatro registrano le partecipazioni nella stagione d’autunno 1920 nel ruolo di Tosca nell’omonima opera pucciniana e nel ruolo di Loreley nell’eponima azione romantica in tre atti di Alfredo Catalani, mentre nella stagione 1920-1921 cantò nella “Valchiria” di Wagner.
Tra il 1914 e il 1915 sulle scene del teatro si esibì anche Ol’ga Simciz (1887, Odessa – dopo il 1941), attiva principalmente in Italia, negli Stati Uniti e in Amerina latina tra il 1906 e il 1941; alla Fenice fu Norina nel Don Pasquale di Donizetti (23, 26, 27 dicembre 1914), poi Gilda nel Rigoletto (7, 10 gennaio 1915).
Tra gli émigré russi figura il tenore Nikolaj Ruzkovskij, noto in Italia come Nicola Rakovski, che dal dicembre 1923 condivise alcune esibizioni della sorella Elena Rakovska nel Parsifal wagneriano al Teatro Regio di Parma con la direzione di Tullio Serafin. Scarse sono le notizie sulla sua carriera, alla Fenice nel 1940 cantò nel ruolo di Quinault in Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea, nel ruolo del Cavaliere Marullo in Rigoletto (23, 25, 28 gennaio; 6 febbraio) e nel ruolo minore di un ufficiale nell’opera in un atto Il giorno della pace (Friedenstag) di Richard Strauss (data in prima italiana nella versione ritmica di Rinaldo Küfferle). Tra le collaborazioni occasionali, che coinvolsero membri dell’emigrazione russa, è da ricordare del Coro d'Arte dei cosacchi del Kuban’ che, diretto da Sergej Sokolov, diede due concerti il 5-6 maggio 1923.
Riconducibili alla voga per il balletto russo sono gli spettacoli di danza allestiti alla Fenice sulla scia della fortuna dei Balletti russi di Sergej Djagilev, che invece non riuscì a vedere la propria compagnia ospitata sulle scene del teatro. Nel 1921 e 1922 la Fenice ospitò la Compagnia di Ileana Leonidoff, accompagnata dall’Orchestra veneziana diretta da Jurij Pomerancev e dal tenore solista Emmanuil Riadnoff.

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Scena di Nikolaj Benua per l'opera Boris Godunov


Nella prima metà del Novecento il teatro subì importanti cambiamenti nella gestione amministrativa, che non poterono non influire sull’offerta artistica: gestita sin dalle origini da una struttura societaria che affidava le produzioni a impresari esterni, La Fenice aveva affrontato difficoltà economiche sempre maggiori, che ne avevano causato la chiusura una prima volta allo scoppio della I guerra mondiale, e una seconda volta nel 1936. Nel 1937 il teatro divenne di proprietà del Comune, e dopo un importante restauro venne riaperto nel 1938 nella veste giuridica di Ente autonomo (su modello del Teatro alla Scala), struttura amministrativa tuttora vigente che fa capo a un sovrintendente e a un direttore artistico, coadiuvati da un Consiglio di amministrazione presieduto dal sindaco della città. I costi di mantenimento del teatro (produzione artistica e personale interno) sono prevalentemente coperti da contributi statali. Questa riorganizzazione ha permesso un rinnovamento del repertorio e la ripresa di produzioni importanti in ambito lirico: ad es. The Turn of the Screw di Benjamin Britten  nel 1954, L’angelo di fuoco di Sergej Prokof’ev, allestito postumo nel 1955 e Intolleranza 1960 di Luigi Nono nel 1961. Tra queste grandi iniziative la più rilevante fu senz’altro la produzione di Rake’s Progress di Igor’ Stravinskij nel 1951. Questa produzione, che fu un evento epocale per il teatro, era l’approdo di un contatto che il compositore coltivava da diversi anni con la città di Venezia. In Italia il percorso artistico di Stravinskij è stato seguito con attenzione dai compositori Alfredo Casella e Gian Francesco Malipiero, autori dei primi studi monografici in italiano. Grazie al loro interessamento Stravinskij è stato in Italia a più riprese, nell’ambito di manifestazioni legate a istituzioni diverse, che vedevano i due musicisti (in particolare Casella) impegnati nell’organizzazione. Nel 1925 Stravinskij è invitato alla Fenice alla III edizione del Festival internazionale di musica contemporanea, organizzato dalla International Society for Contemporary Music (ISCM) e gestito dalla Corporazione delle nuove musiche che contava Casella tra i membri più attivi. L’8 settembre Stravinskij presentò la Sonata per pianoforte, molto criticata dai compositori Fernando Liuzzi e Mario Castelnuovo-Tedesco sulle pagine della rivista "Il pianoforte". Come ricordò in seguito Malipiero, rispetto alla rivoluzione del Sacre du Printemps la Sonata apparve a molti un passo indietro, in quanto era ispirata alla rielaborazione del passato, fenomeno in seguito definito neoclassicismo stravinskiano. In questa occasione Stravinskij fu anche interprete della propria opera, prassi inaugurata nel 1924 a Parigi con l’esecuzione del Concerto pour piano suivi d’orchestre d’harmonie sotto la direzione di Sergej Kusevickij.
Il programma del concerto veneziano prevedeva anche The Daniel Jazz di Louis Theodor Gruenberg (1884, Brest-Litovsk – 1964, Beverly Hills), compositore di origine russa approdato nel 1885 negli USA, dove ha fatto carriera come rappresentante della vita musicale americana. Tra gli esecutori era presente il violoncellista Ioachim Stučevskij (1891— 1982), figlio di un musicista klezmer, formatosi al Conservatorio di Lipsia tra il 1909 e il 1912. Rientrato in Russia, Stučevskij ne era poi fuggito per evitare la coscrizione obbligatoria e nel 1914 si era trasferito a Zurigo, dove avrebbe intrapreso, accanto alla carriera concertistica, un percorso di ricerca sulla musica ebraica. Dal 1924 si stabilì a Vienna, dove per un periodo fu il violoncellista del celebre Quartetto Kolisch, che diede le prime assolute di opere di Arnold Schönberg, Alban Berg e Anton Webern; pubblicò articoli su riviste ebraiche, corrispose con colleghi a Gerusalemme, fu attivo come pedagogo. Nel 1938, subito dopo l’Anschluss, emigrò in Palestina con la moglie, dove organizzò, finanziandoli, concerti di musica d’arte e popolare a Tel-Aviv. Come compositore Stučevskij predilesse le piccole forme e fu suggestionato dall’espressionismo schönberghiano, come studioso pubblicò raccolte di melodie chassidiche e biografie di compositori klezmer.
Alla III edizione del Festival internazionale di musica contemporanea del 1925 fu invitato anche Samuil Fejnberg (1890-1962) che nel concerto del 4 settembre 1925 presentò i suoi Tre preludi per pianoforte. La presenza di Fejnberg, più di quella di Igor' Stravinskij, Grjunberg o Stučevskij, le cui carriere si svolsero prevalentemente fuori dall’URSS, attesta i rapporti esistenti tra la neonata Unione Sovietica e l’ambiente musicale italiano nei primi anni Venti: questi rapporti erano coltivati innanzitutto da Casella, che era stato in tournée in Russia nel 1907 e nel 1909-1910, si manteneva in contatto con il compositore е studioso Boris Asaf’ev e si sarebbe recato in Unione Sovietica anche nel 1926 e nel 1935. I contatti della Fenice con l’Unione Sovietica furono stabiliti dall’International Society for Contemporary Music, che stimolò la creazione a Venezia di un Festival internazionale di musica contemporanea, la Biennale musica, fondata nel 1930 che oggi è la manifestazione che affianca la Biennale d’arte.
Nell’ambito della Biennale musica Stravinskij tornò ripetutamente a Venezia: ad es. l’11 settembre 1934 (III edizione), quando diresse il Capriccio per pianoforte e orchestra, suonato dal figlio Svjatoslav Soulima Stravinskij (1910–1994); nel 1937 ritornò per il V Festival di musica contemporanea che si svolse al Teatro Goldoni (La Fenice era in restauro) e diresse in prima assoluta il balletto Jeux de cartes (12 settembre).

 

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Igor' Markevič


La Biennale musica attrasse al teatro La Fenice anche il compositore e direttore d’orchestra Igor’ Markevič (1912-1983) che partecipò al V Festival, dirigendo la propria suite L’envol d’Icar in prima italiana (12 settembre 1937). Il programma prevedeva anche alcune prime assolute, dirette dai rispettivi autori: il Secondo concerto per pianoforte e orchestra di Vittorio Rieti, la Suite Provençale di Darius Milhaud, il De Profundis per una voce, viola e pianoforte di Gian Francesco Malipiero, il De Profundis per voci sole di Ildebrando Pizzetti e ancora una volta il balletto di Stravinskij Jeu de cartes. Markevič tornò a Venezia nel 1942 nella VII Rassegna internazionale di musica contemporanea, per inaugurare il proprio Salmo per piccola orchestra.
Numerosi strumentisti russi furono alla Fenice in occasioni per lo più episodiche: nel 1910 il teatro ospitò la pianista e critica musicale Vera Maurina-Press che suonava nel Trio russo, formato con il violoncellista Iosif Isaakovič Press (1881-1924) e il violinista Michail Isaakovič Press; nel 1926 il pianista Izidor Achron (1892–1948) si esibì in duo con il violinista Jascha Heifetz (1901-1987). Altrettanto episodica fu la presenza di Nikolaj Orlov (1892–1964), pianista di formazione moscovita, che a partire dal 1921 intraprese una carriera internazionale che lo portò a stabilirsi in Gran Bretagna a partire dal 1948. Tecnicamente impeccabile ed elegante nelle esecuzioni, Orlov si configura come un rappresentante del pianismo russo tardo-ottocentesco, distinguendosi in particolare nell’interpretazione della musica di Chopin, Schumann e Skrjabin, e alla Fenice eseguì, in linea con il suo repertorio, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Rachmaninov (12 aprile 1948). L’anno successivo ospite del Teatro fu Nikita Magaloff (1912–1992), pianista di origine russa trasferitosi all’età di sei anni, in seguito alla rivoluzione, dalla Russia alla Finlandia, dove aveva risieduto per quattro anni prima del definitivo trasferimento a Parigi. Formatosi al Conservatorio di Parigi con Isidor Philippe, aveva preso anche lezioni private di composizione da Sergej Prokof’ev. Era rinomato per l’esecuzione del repertorio romantico (Chopin in particolare), e ammirato per la freschezza d’immaginazione e la libertà di spirito. Nel 1949 partecipò al XII Festival internazionale di musica contemporanea, eseguendo il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 di Prokof’ev con l’orchestra sinfonica della Radio italiana di Torino (7 settembre, dir. Hans Rosbaud).
Nel 1950 partecipa al XIII Festival internazionale di musica contemporanea un altro pianista di origine russa Aleksandr Čerkasskij (Shura Cherkassky, 1909 – 1995), trasferitosi in America nel 1923, famoso esponente dello stile romantico che alla Fenice suonò con l’Orchestra Filarmonica di Venezia (concerto straordinario, 21 ottobre 1950, dir. Hans Münich) il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Chopin e il Concerto per pianoforte e orchestra op. 11 di Čajkovskij in un programma che comprendeva anche l’Ouverture dalla Leonora n. 2 di Beethoven e il poema sinfonico Till Eulenspiegel di R. Strauss.

Scheda aggiornata al 1 dicembre 2018



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