Russi in Italia

Napoli, L'arrivo di Gor'kij nel 1906

Laura Piccolo

All'inizio del Novecento, con l'arrivo in Italia dello scrittore Maksim Gor'kij, il golfo di Napoli si trasforma in un importante polo d'attrazione per la vita politico-culturale. Gor'kij sbarca a Napoli il 26 ottobre 1906 dal transatlantico «Principessa Irene» di ritorno da un breve e sofferto soggiorno negli Stati Uniti e prende alloggio sotto il nome di Peškov all'Hotel Vesuvio. Lo accompagnano la famosa attrice del Teatro d'Arte di Mosca, Marija Andreeva, e il segretario e amico Nikolaj Evgen'evič Burenin. A memoria della traversata transatlantica appare sulle pagine del «Giornale d'Italia» l'articolo di un passeggero del piroscafo, che fornisce una serie di preziose informazioni su Gor'kij e la sua compagna:

Di qui a una settimana si stabiliranno a Sorrento per un mese, dove avranno agio di perfezionarsi nello studio dell'italiano. Già leggono con sicurezza, anzi la Andreeva sinora lo parla bene, quando riesce a vincere la eccessiva paura d'usar bene forme men che corrette. (...) è quindi facile comprendere di qual prezioso aiuto sia la coltissima donna al suo Alexis - così ella chiama familiarmente il Gorki - nello studio delle letterature straniere [Viator, «Giornale d'Italia» 1906, p. 3].

Nella città partenopea Maksim Gor'kij e Marija Andreeva alloggiano all'Hotel Vesuvio. Appena arrivati, si concedono un pomeriggio di svago e di riposo, per ammirare le bellezze di Napoli e visitare il Museo Nazionale:

Dopo la colazione, Massimo Gorki, con la signora Andrejewna, col segretario e con la moglie di quest'ultimo, fece una lunga passeggiata in villa e in via Caracciolo e, con una macchina fotografica, ritrasse vari punti del golfo e della villa. Poi, in vettura, si recarono tutti insieme al Museo Nazionale, dove, appena fu nota la visita del grande scrittore, Luigi Conforti si affrettò a raggiungerlo, nella sala dei bronzi, e gli diede tutte le spiegazioni, facendo da interprete, in francese, la signora Andrejewna. Poco dopo, il direttore del Museo, cav. Gattini e il ragioniere Campana accompagnarono anch'essi Massimo Gorki nella visita, che durò un'ora... [Come Gorki trascorse la giornata di ieri, «Il Mattino» 1906, 27-28, n. 299, p. 1].



La sera dello stesso giorno si recano a teatro Politeama accolti anche qui con tutti gli onori.

Ieri sera Massimo Gorki assistette allo spettacolo al Politeama, dove accorse una folla enorme perché si era saputo dell'intervento di lui. Egli era con la signora Andrejewna, col segretario e la moglie di quest'ultimo ed occupava il palchettone di prima fila, messo a sua disposizione dall'Impresario, cav. Enrico Pepe, il quale con la sua solita signorilità offrì alla signora Andrejewna magnifici fiori, che furono molto graditi da lei e da Massimo Gorki (...)
Il pubblico che era a teatro fece a Massimo Gorki una calorosa dimostrazione appena lo vide entrare in palco, ed egli dovette più volte accostarsi al parapetto per ringraziare. Però si vedeva in lui una modestia che lo rendeva restio a mostrarsi lungamente al pubblico acclamante e più volte si ritrasse indietro, ma gli applausi ricominciarono con maggior fervore ed egli era obbligato a ripresentarsi. (...) Massimo Gorki ringraziando il cav. Pepe disse modestamente di non sapere a quali meriti personali attribuire tanta obbligante cortesia ed aggiunse, con simpatico pensiero verso i napoletani che egli sapeva d'altronde, che la terra di Napoli è terra di affetto e di cortesia esplicata nella più gentile ospitalità. (...) Dopo il primo atto Massimo Gorki lasciò il teatro. Il pubblico si accorse che egli andava via e una folla enorme si precipitò fuori, circondò la carrozza e la accompagnò, sempre applaudendo, fino a piazza Plebiscito [Come Gorki trascorse la giornata di ieri, 1906, p. 1].

Il giorno successivo Gor'kij e Marija Andreevna restano all'Hotel Vesuvio per conversare con i giornalisti e altri ospiti, tra i quali gli studenti della associazione Corda Frates e una commissione della sezione socialista di Napoli.

Ieri alle undici (...) Massimo Gorki ha ricevuto all'Hôtel Vesuve il comitato della "Corda Frates" ed il presidente della Federazione dottor Paolo Masci.
La studentessa russa Zutaskaia, anch'essa confederata, ha tradotto all'illustre scrittore il saluto di omaggio che a nome della gioventù universitaria gli porgeva l'avv. D'Onofrio e le belle parole che a nome della federazione internazionale gli ha rivolto il dottor Masci. Ha risposto Gorki ringraziando della affettuosa dimostrazione ora tanto più gradita in quanto in Germania e nelle altre parti d'Europa si è ostili ai Russi. Dice di conoscere l'opera ospitale e feconda della "Corda Frates" a pro degli studenti russi e degli ideali di libertà e di pace. Non gli piace sentire essere un grande onore il conoscerlo, perché lui ricorda le sue origini ed è solo contento di sapere che la sua vita è utile a qualche cosa. Spera di restare molto in Napoli, giacché non andrà in Francia dove crede di trovare delle ostilità per gli ultimi suoi articoli sul credito finanziario al governo russo. Ha accettato alcune riviste della "Corda Frates" e si è commosso nel leggere in una di esse il necrologio di una studentessa russa Anna Kalasciof, che dall'Università di Napoli ritornando in patria ha trovato la morte fucilata dai cosacchi. Si è congedato poi dai giovani dicendosi dolente, per l'ignoranza della lingua italiana, di non poter rispondere più cordialmente ai loro sentimenti [Il "Corda Frates" da Gorki, «Il Mattino» (ultima edizione), 28-29 ottobre 1906, p. 4].
L'illustre scrittore russo ricevette pure monsieur Jean Ajalbert, antico collaboratore del Mattino col quale egli e la sua signora si trattennero lungamente conversando con molta affabilità. Molti fotografi sapendo della venuta in Napoli dell'autore di Asilo Notturno si recarono all'Hôtel Vesuve per fotografarlo, ma dovettero lottare molto per vincere la riluttanza del Gorki, che finalmente accondiscese a posare per pochissimi fotografi eletti. Anche il nostro inevitabile Carlo Crocco potette così fotografare il grande agitatore russo, mentre insieme alla signora Andrejewna usciva dall'Hôtel per montare in vettura nel pomeriggio [Come Gorki trascorse la giornata di ieri, 1906, p. 1].


Gor'kij va alla Borsa del lavoro

Il 29 ottobre Gor'kij, sempre accompagnato da Marija Andreeva e da Burenin, interviene presso la Borsa del lavoro di Napoli al comizio Pro-Russia, organizzato dalla sezione napoletana del partito socialista, dove si svolge la conferenza "L'attuale momento ed i partiti politici in Russia" [«Giornale d'Italia», 1 novembre p. 2]. Piazza San Lorenzo è già da metà mattinata "gremita da centinaia di persone, ansiose di vedere Massimo Gorki, al suo passaggio" (Il comizio "Pro Russia" con l'intervento di Massimo Gorki, 1906, p. 4); tra il pubblico operai, anarchici, ma anche molti studenti russi. Gor'kij giunge verso le 13 accompagnato da Arturo Labriola e da alcuni rappresentanti del partito socialista napoletano. Le due vetture su cui viaggiano sono circondate dalla folla.

Uno scoppio fragoroso di applausi, ripetutosi tre volte, con un crescendo notevole e con grida Viva Gorki, viva il martire russo, salutò l'illustre scrittore russo, e poco dopo, ritornata la calma, fu aperta la seduta.

Al comizio partecipano Giovanni Bergamasco, l'onorevole Carlo Altobelli, Arturo Labriola e altri. Marija Andreeva traduce dal russo al francese parole che Gor'kij annota sul suo taccuino.

(...) prese la parola il dottore Arturo Labriola, il quale con la consueta facondia, per circa un'ora tenne desta l'attenzione di tutti, pronunziando un denso discorso e facendo dettagliatamente la storia dell'odierna rivoluzione russa, che deve essere di esempio a noi altri italiani (!) La chiusa del discorso del Labriola fu applaudita moltissimo ed altri applausi frenetici prolungati, fragorosissimi, scoppiarono quando Gorki, che aveva ascoltato attentamente quel discorso e se ne aveva fatto spiegare i punti salienti, abbracciò l'oratore piangendo e stringendogli più volte la mano con effusione vivissima [Il comizio "Pro Russia" con l'intervento di Massimo Gorki, «Il mattino» 29-30 ottobre 1906, p. 4].

Gor'kij commosso segue ogni intervento e per tutto il comizio stringe con effusione la mano a coloro che gli sono vicini. Dopo il comizio la coppia visita il palazzo della Borsa del Lavoro, dove riceve anche una delegazione di studenti russi. Alla fine del comizio:

appena il grande agitatore russo uscì dal cortile di S. Lorenzo, accompagnato dagli amici e montò nelle due vetture con essi, col segretario e la signora Andrejewna, un numero stragrande di persone circondò le carrozze, che non potettero procedere innanzi [...] In tal modo la vettura del Gorki e quella coi suoi amici giunsero all'angolo di via Duomo lentamente seguite da cinque a seicento persone, che applaudivano e vociavano come energumeni, lanciando di tratto in tratto delle parole canailles contro il governo russo.
Una volta giunti all'Hotel Vesuvio "il Gorki si affacciò da un balcone del suo appartamento al 2 piano e ringraziò la folla con brevi parole in italiano, cosa che fece pure uno di coloro che lo accompagnava" [«Il Mattino», 30-31 ottobre 1906, p. 4].

Il giorno successivo Gor'kij si reca a visitare il Museo di S. Martino, insieme a Marija Andreeva e al segretario.



Museo di S. Martino

Durante il soggiorno napoletano Gor'kij esprime il desiderio di conoscere Roberto Bracco: Marija Andreeva si offre come traduttrice (Gorki e Roberto Bracco, «Il Giornale d'Italia», 31 ottobre 1906, p. 2), permettendo ai due scrittori di confrontarsi "per oltre due ore":

L'incontro fra i due scrittori riuscì cordialissimo. Il Gorki, parlando di arte e letteratura, attraverso l'interpretazione della sua signora, si mostrò informato del movimento letterario e teatrale italiano discorrendo a lungo col nostro illustre commediografo.
Ricordò, fra l'altro, i successi ottenuti in Russia da alcuni lavori di Roberto Bracco e il divieto di rappresentazione opposto per altro. Il colloquio si protrasse per oltre due ore [Massimo Gorki, «Il Mattino», 31 ottobre - 1 novembre 1906, p. 4].

Più tardi lo stesso Bracco ricorderà calorosamente sia lo scrittore che la sua compagna, "donna Maria", una "donna di prim'ordine, piena di ingegno e di energia", unita allo scrittore da una "affinità di sentimenti e di ideali" e che "vigilava su di lui con un garbo squisito e con una cura quasi materna" (Quando Gorki era a Capri, «Il Giornale d'Italia», 9 agosto 1917, p. 3).

Ai primi di novembre la stampa informa i suoi lettori che "molto probabilmente Massimo Gorki partirà per Capri, dove si tratterrà due giorni, recandosi poi a Sorrento, dove dimorerà lungamente", ma le condizioni atmosferiche e il mare agitato li costringono a rinviare la partenza di alcuni giorni. Solo il 4 novembre «Il Mattino» annuncia: "Alle 15 di ieri Massimo Gorki insieme alla signora Andrejewna, al segretario ed alla moglie di quest'ultimo partì per Capri a bordo del piroscafo Mafalda della Società di Navigazione Napoletana".


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