
Roma anni '30, Teatro Argentina
Matteo Bertelé, Raffaella Vassena
Il 15 marzo 1933, al Teatro Argentina di Roma, l'attrice russa Tat´jana Pavlova (nome d'arte Tatiana Pavlova) è tra i protagonisti di una felice messinscena de Il giardino dei ciliegi di A. P. Čechov, per la regia di Vladimir Nemirovič-Dančenko e le scene di Nikolaj Benua e Georgij Lukomskij.
Giunta in Italia nel 1919, Tat'jana Pavlova aveva esordito il 3 ottobre 1923 con la propria compagnia (formata da Alberto Capozzi, Calisto Bertramo, Ernestina Bardazzi, Letizia Bonini) al Teatro Valle di Roma in Sogno d'amore di A. Kosorotov, di cui aveva curato anche la regia. Il pubblico italiano si era immediatamente innamorato di questa russa ammaliatrice, dall'accento vagamente esotico, mentre alcuni critici e addetti ai lavori non avevano risparmiato alla "straniera" commenti sarcastici: l'esempio più significativo è quello di Luigi Pirandello, che in alcune lettere a Marta Abba si abbandona a giudizi impietosi, infarciti da epiteti piuttosto coloriti, sul teatro e la personalità della Pavlova (cfr. le lettere da Parigi del 31 gennaio 1931 e del 13 agosto 1931). Le innovative regie dell'artista russa introducono in un teatro italiano ancora fortemente provinciale una cura particolare riservata non solo al lavoro dell'attore sulla scena, ma anche alle luci, alle scenografie e ai costumi.
In Italia Tat'jana Pavlova alterna al mestiere di regista quello di attrice, recitando per i più noti registi teatrali russi e italiani (tra gli altri Anton Giulio Bragaglia e Luchino Visconti). La collaborazione con V. I, Nemirovič-Dančenko, con cui Pavlova porta sulle scene italiane nel 1932 anche il suo Il Valore della vita, è degna di nota in quanto è stata l'unica esperienza del regista russo lontano dalla patria.
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