Russi in Italia

Positano, Il Mulino d'Arienzo

Antonella d'Amelia

Arroccata sull'estremo versante occidentale dei Monti Lattari, ai piedi di monte Sant'Angelo, Positano si ritaglia nel periodo tra le due guerre mondiali un ruolo particolare, accogliendo rifugiati e profughi per motivi politici – dai russi reduci dalla rivoluzione di ottobre ai tedeschi ostili al nazionalsocialismo. In questi anni vivono a Positano numerosi pittori e intellettuali stranieri in stretto contatto con la comunità locale e protetti dalla solidarietà degli ‘indigeni': il parroco don Saverio Cinque, il medico condotto Vito Fiorentino, lo stesso podestà e le forze dell'ordine... Li hanno attratti verso il meridione d'Italia sia la semplicità di vita degli abitanti che la loro libertà di costumi. Inoltre quel territorio – la costiera amalfitana – non è solo uno straordinario luogo naturale, ma una terra da sempre crocevia di popoli ed etnie diverse, una fusione di classicità e medioevo, di cristianità e islamismo, con chiese dalle cupole smaltate e antiche torri saracene.
Michail Semenov è uno dei primi stranieri giunti a Positano già durante la prima guerra mondiale; qui nel 1916 con i soldi guadagnati collaborando con i Ballets Russes di Djagilev si compra un mulino abbandonato, il mulino d'Arienzo e qualche casa contadina, che restaura e dà in affitto, mentre trasforma il mulino a poco a poco in una suntuosa villa sul mare, dove vivere e curare la nevrastenia "con il vino e con il sole". In questa dimora ospita gli amici russi di passaggio dall'Italia - Lifar', Bakst, Ni×inskij, Stravinskij - e molti personaggi del mondo artistico: Picasso, Jean Cocteau, Marinetti, Eduardo De Filippo, ecc. In quel periodo lo conosce – e ne rimane affascinato – anche il giovane Franco Zeffirelli, che viveva in una villa poco distante.
Nel libro in ricordo di Kurt Craemer, Archibald Colquhoun racconta di un ultimo incontro nella casa di Semenov, al Mulino d'Arienzo, nel 1950 o ‘51: nel giardino c'erano Bruno e Pupa Marquardt, e Isabella Quarantotti, tutti gli amici più intimi a Positano; il vecchio Semenov beveva vodka fatta in casa e la sua compagna Valeria Teja accendeva un'altra sigaretta mentre la conversazione si animava. "Era uno di quegli splendidi pomeriggi di serenità quando spiriti affini, troppo spesso tenuti lontani da piccolezze, si incontrano e si fondono".
A Positano Semenov scrive un voluminoso libro di memorie, più di mille pagine manoscritte che divide in due volumi: 1. Bacco e sirene. Memorie di M. Semenov, 1881-1914 e 2. Mulino d'Arienzo. Memorie di un pescatore, 1914-1943. Le due parti, terminate verso la fine della seconda guerra mondiale, sono subito tradotte in italiano (verosimilmente dalla sua compagna Valeria Teja). Il primo volume viene pubblicato inizialmente in russo, a puntate, sulle pagine di "Russkaja Mysl" nel 1950 (con inevitabili tagli, per motivi ideologici, di tutti i passaggi critici verso la Russia prerivoluzionaria, nonché delle scene erotiche) e in seguito edito anche in italiano (Bacco e Sirene. Memorie di M. N. Semenoff, Roma 1950). Altri capitoli delle memorie vedono la luce solo in rivista e Il Mulino D'Arienzo. Memorie di un pescatore, esce in "Il Giornale", (n. 244-286, 1951).






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