Russi in Italia

Roma, Biblioteca Gogol’

Gabriele Mazzitelli

Per celebrare il cinquantesimo anniversario della morte di Nikolaj Gogol' per iniziativa della colonia russa a Roma venne scoperta una lapide bilingue sulla facciata della casa di Via Sistina in cui lo scrittore aveva abitato e composto Le anime morte e si tenne una solenne manifestazione a Villa Wolkonsky, dove spesso lo scrittore si era recato in visita dalla padrona di casa, la principessa Zinaida Volkonskaja. Al termine di questa manifestazione si raccolse una rilevante somma di denaro destinata alla creazione di una biblioteca russa a Roma, che venne inaugurata nel novembre dello stesso anno in Via San Nicola da Tolentino col nome di "Biblioteka-Čital'nja imeni Gogolja" (Biblioteca-Sala di lettura Gogol').
Nasce così la prima biblioteca russa in Italia. Inizialmente i libri provengono da donazioni private e dai preziosi volumi del "Club dei pittori russi", ma appena si diffonde la notizia che a Roma esiste questa biblioteca, le principali case editrici russe cominciano a inviare le loro pubblicazioni. Nel 1905 la Biblioteca si costituisce in Associazione e nel corso dell'assemblea dei soci viene eletto un comitato direttivo. L'anno successivo l'assemblea generale della colonia russa di Roma nomina una Direzione, tra i cui membri i soci della Biblioteca nella loro assemblea annuale possono scegliere il Comitato della biblioteca.
Nel 1907 la Biblioteca viene trasferita prima in via Gregoriana e poi in Via delle Colonette, al n. 27, in quello che era stato lo studio del Canova. La Biblioteca russa ha avuto la propria sede in questa casa-museo per più di sessanta anni, fino al 1969.
Nel 1912 per iscriversi alla Biblioteca la quota associativa annuale ammontava a 15 lire, mentre l'abbonamento mensile costava 2 lire per prendere in prestito un libro e 3 lire per prenderne due. D'inverno la Biblioteca era aperta dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 22, d'estate (da maggio a ottobre) dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 20.
Nel 1913, su iniziativa di Maksim Gor'kij, nei locali della Biblioteca dell'Associazione "L. N. Tolstoj", si tenne a Roma il primo Congresso delle Associazioni culturali ed economiche russe. I russi presenti in città non erano moltissimi, ma fra di essi si annoveravano allora una cinquantina di studenti. È probabile che molti di loro frequentassero la Biblioteca Gogol'. Di certo vi capitava Michail Osorgin, giornalista russo, di cui proprio nel 1913 venne pubblicato il volume Očerki sovremennoj Italii (Schizzi dell'Italia contemporanea).

Studio di Canova che ospitava la Biblioteca Gogol'

Fino al 1914 la Biblioteca svolse un'intensa attività culturale, ospitando conferenze, concerti e mostre. Gli eventi bellici e lo scoppio della rivoluzione russa provocarono un'inevitabile crisi, dovuta inizialmente al ritorno in patria di alcuni esponenti della colonia russa e alle difficoltà di comunicazione, poi alla mutata situazione politica in Russia.
Se la rivoluzione di febbraio era stata salutata con favore anche da alcuni esponenti della colonia russa, la vittoria dei bolscevichi venne accolta molto negativamente. Sebbene siano proprio questi gli anni in cui cominciano le prime serie difficoltà della biblioteca e la sua lotta per la sopravvivenza, è anche vero che la Biblioteca Gogol' comincia ad acquistare una fisionomia nuova: non è più soltanto il punto di riferimento di un nucleo più o meno consistente di russi che si trovano a vivere o a soggiornare a Roma, ma diviene l'erede di una tradizione storica che si assume il compito di tramandare, da un lato mantenendo fede ai valori della vecchia Russia, dall'altro testimoniando l'attività dei tanti emigrati che da Parigi, da Berlino, da Praga, da Sofia, da Belgrado tentavano di opporsi all'Unione Sovietica.
In Italia sono gli anni del fascismo, ma anche della nascita dell'Istituto per l'Europa Orientale (I.p.E.O.) e dell'istituzione delle prime cattedre di slavistica nelle Università: la biblioteca prosegue il suo tormentato cammino, sebbene la colonia russa si assottigli sempre di più, anche per colpa del regime. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale la Biblioteca Gogol' non subisce lo stesso destino della biblioteca russa di Parigi, la Biblioteca "Turgenev", depredata dai nazisti, ma sopravvive quasi nascosta e silenziosa.
Nel secondo dopoguerra si assiste al repentino fiorire di un nuovo interesse nei confronti dell'Unione Sovietica e della cultura russa. Aumenta il numero degli studenti che studiano la lingua e la letteratura russa e nel corso del tempo si moltiplicano anche le cattedre universitarie. Il patrimonio della Biblioteca Gogol' diventa sempre più prezioso per chi si voglia avvicinare allo studio del mondo russo e la Biblioteca diventa una sorta di punto di riferimento per chi desideri conoscere da vicino gli usi e i costumi di una Russia ormai scomparsa. Paradossalmente, però, quanto più la biblioteca diviene famosa in tutta Italia per la sua unicità, tanto più diminuiscono i mezzi di sussistenza. Per altro la storica sede della Biblioteca nello studio del Canova necessita di costosi lavori di ristrutturazione. Nel 1969 i locali vengono dichiarati inagibili e si paventa una possibile definitiva chiusura della Biblioteca, che viene salvata da un munifico benefattore americano che comincia a inviare regolarmente un contributo in danaro. Questo aiuto insperato permette di trovare una nuova sede prestigiosa in un bell'appartamento in Piazza San Pantaleo, dove nel 1972 la Biblioteca può festeggiare i settanta anni dalla sua fondazione, proprio nel momento in cui una nuova ondata di emigrati, soprattutto di origine ebrea, si riversa in Occidente.
La Biblioteca sembra trovare una sua seppure precaria stabilità e accoglie una gamma variegata di utenti: dai membri della colonia russa che periodicamente viene infoltita da nuovi emigrati a italiani, greci, armeni, baltici e slavi, oriundi russi che desiderano non perdere il contatto con la lingua madre, da professori di slavistica e studenti, soprattutto italiani, che studiano la lingua, la storia e la letteratura russa ad altri stranieri che parlano il russo e che studiano la Russia fino a turisti sovietici che capitano quasi "di contrabbando". Si tenta anche di dare alla Biblioteca una nuova struttura gestionale: nasce l'"Associazione Gogol'" in cui ai membri superstiti della colonia russa si aggiungono anche docenti italiani di discipline slavistiche.
Agli inizi degli anni Ottanta, però, l'appartamento che ospita la Biblioteca viene reclamato dai proprietari che intimano lo sfratto. Si riesce a ottenere delle proroghe, non bastevoli a trovare una soluzione definitiva tanto che alla vigilia dell'inevitabile abbandono della sede, si scopre che, di nascosto, si sta tentando di trasferire all'estero l'intero patrimonio librario della Biblioteca. Grazie all'immediato intervento di alcuni docenti italiani, si blocca questa operazione e il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali decide di notificare la Biblioteca Gogol' in data 31 ottobre 1984.
È l'inizio di una lunga odissea. Lo sfratto esecutivo costringe a trovare soluzioni provvisorie, mentre a seguito dello 'scandalo' il benefattore americano interrompe le donazioni. La Biblioteca Gogol', rinchiusa nelle casse, viene sistemata in alcuni scantinati dell'Istituto di Studi Romani, dove rimane depositata per tre anni, senza che nessuna cassa venga aperta. Scaduta la convenzione con l'Istituto, si decide di trasferire la Biblioteca nello scantinato della Chiesa russa di Via Palestro. Si tratta di cinque locali di diversa ampiezza, attrezzati con scaffalature metalliche o di legno. Malgrado i lavori di sistemazione, lo scantinato si presenta in uno stato di sostanziale abbandono: polveroso d'estate e umido d'inverno è assolutamente inadatto a ospitare una biblioteca. I muri sono scrostrati, l'intonaco fatiscente. Non mancano nemmeno i topi. Nonostante ciò si continua a sperare che la Biblioteca possa in qualche modo riaprire, come testimonia il fatto che i libri vengono ricollocati secondo la suddivisione tematica precedente: arte, filosofia, letteratura (opere e critica letteraria), teologia, storia, traduzioni in russo di classici stranieri, collezioni di periodici. Ma la mancanza di personale e l'assoluta carenza di finanziamenti rendono impossibile qualsiasi ragionevole soluzione. L'Associazione Gogol' non è in grado di sostenere gli oneri finanziari di una possibile riapertura e, per altro, anche l'ospitalità da parte della Chiesa russa è da ritenersi provvisoria. Si comincia a ventilare l'ipotesi che la Biblioteca possa essere ceduta dall'Associazione Gogol' "per venire inglobata in altre raccolte. Grazie all'intervento della Regione e alla disponibilità di Paolo Veneziani, allora direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, che aveva già accolto la Biblioteca dell'Associazione Italia-URSS, ci si adopera perché la Biblioteca venga acquistata dalla Regione e depositata alla Biblioteca Nazionale.
Intanto l'Associazione Gogol' viene definitivamente sciolta e la sua liquidazione consente la vendita della Biblioteca. Dopo altri lunghi mesi necessari all'attribuzione dei finanziamenti, all'espletamento della gara di disinfestazione e all'effettuazione dei lavori, finalmente il 9 aprile 1998 la Biblioteca Gogol' è definitivamente trasferita dallo scantinato della Chiesa russa nei locali della Biblioteca Nazionale, dove oggi è consultabile.


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