Russi in Italia

Pavel Fedorovič Čeliščev


Luogo e data di nascita: Dubrovska, 1898
Luogo e data di morte: Frascati (Roma), 1957
Professione: pittore, scenografo teatrale

Nasce nel 1898 a Dubrovka, da una ricca famiglia nobile d'antica origine. Studia principalmente da autodidatta e solo dopo il 1918, quando la rivoluzione costringe la famiglia a trasferirsi a Kiev, fa della pittura una professione: lavora nello studio dell'Accademia Ucraina delle Arti e nel laboratorio di Aleksandra Ekster, dove conosce gli allievi della pittrice I. Rabinovič, A. Petrickij, A. Tyšler, N. Šifrin, K. Red'ko, V. Meller, L. Kozinceva, S. Jutkevič e altri. In quello stesso anno ha inizio anche la sua attività di scenografo: lavora con il regista Konstantin Mardžanov, commissario dei teatri di Kiev negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione. Durante la guerra civile, presta servizio come cartografo nell'esercito di Denikin. Nel 1920, con quel che resta dell'esercito, viene evacuato a Costantinopoli. Qui mette a punto le scenografie dei balletti per le compagnie di Boris Knjazev e Viktor Zimin. Nel 1921 lascia la Turchia. Al seguito del flusso migratorio attraversa la Bulgaria, dove cura le illustrazioni della miscellanea degli eurasici Esodo verso Oriente. Presentimenti e capovolgimenti (Ischod k Vostoku. Predčustvija i sverženija, Sofia 1921), la Iugoslavia e l'Austria, e raggiunge infine Berlino, principale centro dell'emigrazione russa negli anni Venti.
Qui inizia un'intensa attività nelle imprese teatrali russe e, più tardi, anche nel teatro tedesco. Insieme a Ksenija Boguslavskaja, moglie di Ivan Puni, Andrej Chudjakov e Georgij Požedaev, diventa uno dei principali scenografi del teatro delle miniature "L'uccellino azzurro" ("Sinjaja ptica") di Jaša Južnyj e di altri cabaret ("Teatro di Duvan-Torcov", "Maschere").  Le variopinte miniature degli spettacoli di "Sinjaja ptica" ricordano allo spettatore russo la vita teatrale della Russia prerivoluzionaria, mentre allo spettatore tedesco rivelano lo splendore dell'arte teatrale russa, suscitando così l'entusiasmo dei critici, sia d'arte che teatrali. Inoltre crea le scenografie per i balletti del Teatro Romantico Russo di Boris Romanov, dove conosce gli artisti Vladimir Boberman, Filipp Gozjason, Lev Zak e altri.
Čeliščev è tra i pochi artisti russi che collaborano anche con registi tedeschi: alla fine del 1922 viene chiamato a creare i bozzetti dei costumi e delle scenografie della tragedia Savonarola, tratta dall'opera di Joseph Arthur De Gobineau e messa in scena nel Theater in der Königgrätzer Strasse. Nei lavori del periodo berlinese rende tributo al cosiddetto "stile russo", tanto amato dal pubblico russo e straniero, dove convivono elementi del folklore stilizzato, reminiscenze dello Stil' modern e procedimenti formali dell'avanguardia russa. Le sue migliori scenografie e costumi sono di gran lunga più originali ed espressive delle creazioni di altri artisti russi emigrati. Nei bozzetti per le scenografie e i costumi dei drammi musicali Il re ordinò di suonare il tamburo (Der König rief seinen Tambour, 1922), Richiesta di matrimonio, (Die Werbung, 1922), I tre tamburini (Die drei Trommler, 1922), creati per "Sinjaja ptica", e nelle scenografie dei balletti Matrimonio boiaro (Bojarenhochzeit, 1922) e Il sacrificio di Atoraga (Tempelopfer der Atoraga, 1923), creati per il Teatro Romantico Russo, l'energia spontanea del neo-primitivismo è frenata dalla severità formale del cubismo, le cui figure geometriche acquisiscono, sotto l'influsso della tecnica figurativa del futurismo, una insolita dinamicità. Tali sono, nella fattispecie, i caratteristici motivi a spirale che ritornano con frequenza nei costumi e che saranno destinati a giocare un ruolo molto importante nell'opera più tarda dell'artista. Espressionismo geometrico è la definizione più appropriata dello stile eclettico e insieme organico del suo periodo berlinese, caratterizzato da forme nitide e colori forti.


Schizzo per Zolotoj petušok (Il galletto d'oro) di Rimskij Korsakov (Berlino 1923)

Nel 1923 l'artista si stabilisce a Parigi e acquista un atelier sul boulevard Montparnasse.  Insieme a Christian Bérard, ai fratelli Evgenij e Leonid Berman e a Kristian Tonny, nel 1926 dà vita al gruppo dei "neoromantici", o, secondo la definizione di Waldemar George, dei "neoumanisti". Basate su una nuova concezione d'arte figurativa, le opere degli artisti di questo gruppo presentano uno speciale tipo di surrealismo dai marcati tratti visionari e onirici.
A Parigi Čeliščev si occupa di astrologia e occultismo: si sprofonda nella lettura della Divina Commedia da cui trae ispirazione per l'idea, non pienamente realizzata, del trittico Inferno-Purgatorio-Paradiso (Ad-Čistilišče-Raj). Compie esperimenti con diversi materiali (caffè, sabbia: Doppia figura [Dvojnaja figura, 1925-1926]) ed esegue lavori monocromatici che testimoniano la sua maestria nell'interpretare sagome e volumi. Sulle sue tele le figure o si sdoppiano più volte, oppure si scompongono in più parti: il suo metodo creativo unisce così i motivi romantici del doppio e della marionetta con il surrealismo fantastico (Danzatore spagnolo, [Ispanskij tancor, 1930]). L'artista lavora anche con la tecnica del collage tridimensionale di diversi oggetti e si interessa al tema del circo come simbolo della fiera della vanità in quadri come Il giocoliere (Žongler, 1931), Il clown azzurro (Goluboj kloun, 1931), La clownessa (Klounessa, 1932) – non senza una qualche influenza del Picasso dei periodi "azzurro" e "rosa".
Intanto continua a lavorare come scenografo, occupandosi principalmente di balletti. Nel 1928 con Pierre Charbonnet disegna i bozzetti delle scenografie e dei costumi del balletto Ode (Oda), su musica di Nikolaj Nabokov, allestito sui motivi della poesia di Lomonosov dal coreografo Leonid Mjasin per le "Stagioni russe" di Sergej Djagilev a Parigi. Per questo spettacolo Čeliščev elabora una tecnica di illuminazione davvero originale che ricrea l'effetto dell'aurora boreale.
All'inizio degli anni Trenta si trasferisce negli Stati Uniti a New York, dove negli anni seguenti si allestiscono una serie di sue personali nelle gallerie di Julian Levy e Durlacher. Qui comincia a lavorare con George Balanchine, con cui collaborerà più volte negli anni a venire. Il loro primo allestimento è il balletto Orfeo (Orfeo and Eurydice) per l'American Ballet, su musica di Glinka, andato in scena nel 1936 al Metropolitan.
Tra il 1936 e il 1938 l'artista dipinge uno dei suoi quadri più celebri, Fenomeno (Phénomène), prima parte del futuro trittico Inferno-Purgatorio-Paradiso, che viene esposto nelle gallerie di Londra, New York e Parigi. Nel 1938 riprende la collaborazione con Mjasin: per i Ballets de Monte-Carlo di René Blum crea le scenografie di Nobilissima visione, con la coreografia di Mjasin, andato in scena a Londra con musiche di Paul Hindemith. L'anno successivo, su invito del regista Louis Juvet, prende parte in qualità di scenografo all'allestimento di Ondine, tratto dal dramma di Jean Giraudoux, nel teatro L'Athéné di Parigi.
Nel 1942 partecipa alla mostra Artisti in esilio allestita nella galleria parigina di Pierre Matisse, dove espongono anche altri artisti russi dell'emigrazione, come O. Zadkin, M. Chagall, Ch. Lipšic.
Durante il periodo americano Čeliščev dipinge la seconda parte del trittico menzionato, intitolato Rimpiattino (Igra v prjatki, 1940-1942), che viene esposto nel 1942 nella galleria di Julian Levy a New York. Lo stile di questi anni rivela uno speciale tipo di surrealismo che sintetizza paesaggi immaginari con un'architettura fantastica e forme anatomiche irreali.
L'indole dell'artista si esprime soprattutto nei lavori degli anni Quaranta, particolari "paesaggi interiori" in stile anatomico-surrealista, come ad esempio Sistema muscolare (Muskul'naja sistema, 1941), bozzetti dei costumi per il balletto, mai realizzato, di Balanchine La grotta del sogno (Peščera sna), il guazzo Tramonto dorato (Zolotoj zakat, 1943), il disegno a inchiostro Testa trasparente (Prozračnaja golova, 1944), l'acquarello Paesaggio interiore (Vnutrennij pejzaž, 1944). Nel 1945 tutti questi lavori vengono esposti in una sua personale alla galleria Durlacher di New York. In queste composizioni l'artista, che negli anni Trenta si era appassionato, secondo una sua espressione, alla "prospettiva a tre dimensioni", e negli anni Quaranta alla "prospettiva interiore", presenta l'uomo dall'interno, quasi creando una specie di preparato pittorico-anatomico: senza pelle, con muscoli, vasi sanguigni e nervi in bella vista. La trasparenza di questi quadri conferisce loro un significato quasi metafisico ed è sottolineata dalla loro luminescenza irreale, per cui sembra che gli oggetti brillino di luce propria. Tra le altre tele di questo orientamento si possono annoverare quadri eseguiti con diverse tecniche pittoriche: Sciame di api (Pčelinyj roj, 1945), Pittura anatomica (Anatomičeskaja živopis', 1946), Testa aperta (Otkrytaja golova, 1946), Paesaggio interiore (5) (Vnutrennij pejzaž 5, 1946), Dio della pioggia (Bog doždja, 1947), Paesaggio interiore (VII Teschio) (Vnutrennij pejzaž VII Čerep, 1949), Labirinto (Labirint, 1949), Paesaggio interiore (Vnutrennij pejzaž, 1949).
L'artista trascorre quasi tutta l'estate del 1946 nelle Isole Bermuda. Nel 1952 ottiene la cittadinanza americana e nello stesso anno si trasferisce in Italia, dove trascorre gli ultimi anni: dapprima si stabilisce a Grottaferrata, nei pressi di Roma, e poi si sposta a Frascati, sui Colli Albani, dove muore nel 1957. È sepolto nel cimitero parigino Père Lachaise.
Negli anni Cinquanta lo stile di Čeliščev diventa sempre più astratto. Nei suoi quadri le teste o i busti umani si liberano di qualsiasi elemento corporeo e si trasformano in complesse configurazioni geometriche simili a ragnatele trasparenti o a reticolati metallici, dove domina il suo motivo prediletto della spirale svolta nello spazio (Testa vista dall'esterno [Golova so storony, 1951]; Mercurio [Mercurii, 1956]). Talvolta questi costrutti antropomorfi sono rinchiusi in una gabbia di linee geometriche.  Gradualmente l'artista elimina ogni segno figurativo, lasciando solo una composizione fatta di sottili linee che si incrociano tra loro per formare una figura sferica, ovale o a spirale, imprigionata in una carcassa geometrica di linee dritte che ricorda la struttura di un cristallo o un sistema planetario: Lo sparo del castagno (Vystrel kaštana, 1954), Glorificazione (Proslavlenie, 1954), Composizione astratta (Abstraktnaja kompozicija, 1956), Incompiuto (Nezaveršennoe, 1957). Fino alla fine dei suoi giorni lavora alla parte conclusiva del trittico Inferno-Purgatorio-Paradiso, che è rimasto comunque incompiuto.

Note
Nelle fonti italiane si incontra come Pavel Tchelitchew, Pawel Tschelitscheff.

Fonti archivistiche
Fondazione Giorgio Cini, Venezia, Archivio Angelo e Olga Signorelli.

Nella foto Pavel Čeliščev, Autoritratto in giacca azzurra, 1925. Olio su tela, 61 x 46
www.calend.ru

Michaela Böhmig
(traduzione di Raffaella Vassena)


Pavel Čeliščev, Fenomeno, 1936-1938. Olio su tela, 202x271. Galleria Tret'jakov, Mosca
http://www.tretyakovgallery.ru/ru/collection/_show/image/_id/2527



Pavel Čeliščev davanti al suo autoritratto
www.proza.ru/2008/10/11/151



Pavel Čeliščev, Ritratto di Lincoln Kirstein, 1937. Olio su tela. Whitney Museum of American Art, New York
www.bookforum.com/inprint/014_02/242



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