Russi in Italia

Lev Lívovič Tolstoj


Luogo e data di nascita: Jasnaja Poljana, 20 maggio 1869
Luogo e data di morte: Helsingborg (Svezia), 18 ottobre 1945
Professione: pubblicista, ritrattista, scultore e musicista
Residenza: Parigi, Boulevard Montparnasse 159

È conosciuto come 'graf Tolstoj-syn' o 'graf Tolstoj-mladšij'. Essendo il più piccolo dei fratelli, la sua istruzione non è seguita personalmente dal padre, se non per qualche lezione di aritmetica. Dopo il trasferimento a Mosca, per volere della madre, nel 1881, viene iscritto al liceo. A diciotto anni Sofija Andreevna invita a Jasnaja Poljana un allievo del Conservatorio di Mosca appositamente per impartire al giovane Tolstoj lezioni di violino. Alcune melodie popolari da lui composte sono tuttora cantate a Jasnaja Poljana.
Terminato il liceo a Mosca si iscrive alla Facoltà di medicina e durante gli anni universitari viene mandato a Samara, per aiutare la popolazione contro una carestia. Contratto il tifo, inizia a soffrire di una malattia nervosa che lo affliggerà a lungo. Già nel 1891 scrive racconti per riviste pietroburghesi, firmandosi con lo pseudonimo di L. L'vov.

Compie poi un viaggio in Europa e il 27 maggio 1896 sposa a Stoccolma Dora Fedorovna Westerlund (1878-1933), figlia del medico Ernst Teodor Westerlund, che lo guarisce dalla sua malattia. Avranno 9 figli: Lev (1898-1900), Pavel (1900-1992), Nikita (1902-1992), Petr (1905-1970), Nina (1908-?), Fedor (1912-1956), Tat'jana (1914-?), Dar'ja (1915-1970), Ivan (1924-1945). Come scriverà in seguito:

"... personalmente ritengo che sia stato soprattutto il contatto con la vita e la civiltà europea ad avermi guarito definitivamente dal tolstoismo e quindi dalla mia lunga malattia. (...) Il mio matrimonio, di cui mio padre fu molto lieto, fu la seconda causa. Fu in Svezia che ritrovai la salute, paese al quale devo la vita, dopo la mia lunga malattia tolstoiana" (La verità su mio padre, p. 107).

Nell'autunno 1896 si reca con la moglie a Jasnaja Poljana, intenzionato a mettervi radici, invece dopo la morte del figlio Lev si trasferisce a Pietroburgo, dove lavora come pubblicista per vari giornali e riviste, scrive libri e commedie criticate dal padre, che sono però messe in scena nei teatri delle due capitali e di varie province.

All'inizio del 1900 si reca con la famiglia a Parigi, a Cannes e di lì, alla fine di febbraio, a Firenze, dove alloggia all'Anglo-American Hotel e scrive alla madre in Russia quanto gli piaccia Firenze dopo la confusione della Riviera. Gira per le gallerie d'arte e si rammarica di non essere abbastanza ricco per comprare copie di quadri e incisioni. I primi di marzo raggiunge a Roma la sorella Tat'jana, che riparte pochi giorni dopo per la Russia. Nella capitale alloggia all'Hotel du Sud, incontra tra gli altri gli studiosi M. M. Kovalevskij, B. N. Čičerin, A. I. Čuprov; ha contatti con le famiglie Bobrinskij, Paškov e Miljutin. Riesce ad avere anche un'udienza da papa Leone XIII, che aveva appena compiuto 90 anni. Intorno al 20 marzo è a Napoli, visita Pompei, la grotta azzurra a Capri, fa un'escursione sul Vesuvio. Rientra in Russia a tappe, ripassando per Roma e Firenze. In Italia Dora dà alla luce il figlio Pavel, "molto più scuro e vivace di Levuška, in quanto nato in Italia!" (Opyt moej ěizni, p. 90).
Vive in seguito tra Jasnaja Poljana e Halmyboda, in Svezia, presso la famiglia della moglie. Qui, sentendo la mancanza della vita letteraria della casa paterna, sopraffatto dalla noia, nell'estate del 1909, giocando con i bambini, inizia a creare sculture d'argilla. Resosi conto di avere disposizione per la scultura, decide di trasferirsi a Parigi e, nonostante i suoi 40 anni, inizia a studiare arte. Nell'autunno del 1909 lavora al Cercles international des Arts e poi all'Académie Julian. Dopo aver compiuto da solo un viaggio in America, fa ritorno per poco tempo  a Parigi a causa di una malattia della moglie.
Manda quindi la famiglia in Svezia e si reca prima a Pietroburgo e poi a Jasnaja Poljana dove trova il padre malato. Tornato nell'agosto 1910 a Pietroburgo, a settembre va a Parigi, dove lo raggiunge la sua famiglia. Qell'autunno, su consiglio di Rodin, smette di lavorare nelle Accademie, aprendo così un proprio laboratorio con alcune modelle, fra cui anche una ragazza italiana. Ricevuta la notizia della fuga del padre ad Astapovo parte per la Russia, ma nelle vicinanze di Mosca legge ormai nei giornali la notizia della sua morte.
Dopo il funerale torna in Francia e continua ad occuparsi di scultura. Al Salone di Parigi in autunno mette in mostra in busto di marmo della figlia Nina. Realizza tre busti del padre. Il primo verrà regalato al Museo di New York, un altro venduto in America e il terzo portato in mostra nel 1912 a Pietroburgo insieme a quello di Sofija Andreevna.
Emigrato definitivamente in Francia nel 1918, viene con regolarità in Italia, dove dal 1930 risiede la sorella Tat'jana L'vovna Suchotina. I suoi soggiorni italiani sono attestati a partire dal 1936. Già dal 1932, tuttavia, da Parigi, lo scultore cerca di intessere rapporti con il governo italiano, regalando a Mussolini un articolo sulla Russia da lui scritto (nei documenti non viene indicato il titolo) e, nel 1935, un dattiloscritto della sua opera La verité sur mon père.
Nel marzo 1936 si trova a Roma e vive in via della Piramide Cestia 15. Di qui scrive una lettera a Mussolini, allegando la foto di un busto in gesso, da lui realizzato e raffigurante appunto il duce. Frutto del lavoro di cinque mesi e prodotto solo sulla scorta di fotografie, il busto ha, secondo Tolstoj, "une certaine valeur historique", perché vi si riscontrano "la verité et la vie, que je cherche dans mon art favori". Lo scultore vorrebbe fare dono dell'opera a Mussolini e alla contessa Ciano, e riprodurlo in marmo  "parce que en plâtre il perd beaucoup", per esporlo al Museo di Arte moderna di Roma.

Il 31 marzo dello stesso anno il conte Vidau scrive al segretario particolare di Mussolini, Osvaldo Sebastiani, di aver ricevuto in udienza Tolstoj e averlo ringraziato per le fotografie:

"Il Conte Tolstoi ha, in seguito, fatto presente che un esemplare in bronzo del noto busto sarebbe pronto fra qualche giorno; egli desidererebbe, pertanto, essere ricevuto in udienza da Sua Eccellenza il Capo del Governo per presentare il suo lavoro, e chiede che ne venga facilitata la collocazione presso qualche Ministero o altra Istituzione pubblica".

Tolstoj viene ricevuto dal duce il 13 aprile 1936, ma gli fa "un discorso poco chiaro". Viene così riconvocato a Palazzo Chigi dal ministro Vidau, il quale il 20 dello stesso mese scrive a Sebastiani che il conte ha riferito il desiderio di Mussolini di avere una riproduzione del busto per Villa Torlonia. Tolstoj vorrebbe che l'opera fosse venduta a qualche istituzione pubblica. La risposta è di liquidare l'artista pagandolo per la copia in bronzo che ha lasciato, che verrà trasferita a Villa Torlonia il 10 maggio, e non ordinargli nessun nuovo esemplare.
Tolstoj fa così ritorno a Parigi, da dove scrive all'on. Sebastiani di aver in progetto la realizzazione dei busti dei defunti genitori di Mussolini. La proposta viene accolta e Tolstoj chiede di poterne avere delle fotografie. Agli inizi del 1937 Tolstoj è nuovamente nella capitale italiana per realizzare le due sculture. Vive inizialmente a piazza Remuria 3, presso la sorella Tat'jana, e poi in via della Piramide 15. Da qui scrive a Mussolini chiedendogli di recarsi al suo studio a Roma per dargli indicazioni sull'esecuzione dei busti (di questi, che verranno mandati poi alla Rocca, invia in aprile alla segreteria le fotografie, conservate nel fascicolo insieme a quella del busto di Mussolini).
I tentativi di Tolstoj di lavorare in Italia continuano. Nell'ottobre 1937 da Firenze (villa Fiorita, Piazza Piave 4), scrive a Vidau chiedendo di essere assunto "in qualità di scultore e disegnatore nei cantieri della Mostra universale del 1941", ma se ciò non fosse possibile "si accontenterebbe di qualunque altro lavoro". La richiesta non viene però accettata e sfuma per l'artista l'occasione di stabilirsi in Italia, dove forse lo attirava la presenza della sorella Tat'jana.
Tra la fine del 1937 e l'inizio del 1938 lo scultore è di nuovo a Roma, e invia, insieme agli auguri per l'anno nuovo, lo spartito di una marcia militare (non conservatosi) scritta in omaggio a Mussolini. Ancora nel settembre 1938 Tolstoj "chiede di poter trascorrere gli anni della sua vecchiaia in Italia. Chiede pure pensione mensile", ma  dai documenti non risulta che l'abbia mai avuta.
L'ultimo contatto con il governo italiano risale al maggio 1942, quando dalla Svezia scrive nuovamente a Mussolini. Allega una sua foto firmata e il dattiloscritto di una sua opera intitolata La Suppression des guerres et l'Edification de la Paix (Etude sur l'origine de la guerre et les moyens de la supprimer). Mai pubblicato, il testo è conservato all'Archivio centrale dello Stato di Roma.
Muore tre anni più tardi a Helsingborg, a pochi chilometri dalla casa del figlio Petr, dove aveva vissuto negli ultimi 8 anni della sua vita.

Pubblicazioni
L. L. Tolstoj, La verità su mio padre, trad. di M. Albertini, Milano, Archinto, 2004.
L. L. Tolstoj, Opyt moej ěizni, a cura di V. A. Abrosimova, "Naše nasledstvie", 1991, V, pp. 83-97.
L. L. Tolstoj, Otec i syn. Po stranicam dnevnikovych zapisej i memuarov L. L. Tolstogo, pod red. V. N. Abrosimovoj e S. R. Zorinoj, in Lica: biografičeskij al'manach 4, Moskva-SPb., Feniks-Atheneum, 1994, pp. 173-287.

Bibliografia
Lev Tolstoj - avtor portreta Mussolini, «Saratov», 20 marta 1997
V. N. Abrosimova, Lev L'vovič Tolstoj, in L. N. Tolstoj. Enciklopedija, Moskva, Prosveščenie, 2009, pp. 322-324.
G. Giuliano, I russi alla ‘corte' di Mussolini, in Archivio Russo italiano V. Russi in Italia, Salerno,  collana di Europa Orientalis, 2009, pp. 303-323.

Fonti archivistiche
Archivio centrale dello Stato, Roma, Segreteria particolare del duce, Carteggio ordinario, f. 538.157.
Archivio centrale dello Stato, Roma, Segreteria particolare del duce, Carteggio ordinario, "Udienze", b. 1323.
Archivio centrale dello Stato, Roma, Polizia Politica, Fascicoli personali, b. 1353, f. Tolstoy Leone.
Otdel rukopisej gosudarstvennogo muzeja Tolstogo (ORGMT), fond 47, N. 14168-14174. Pis'ma L. L. Tolstogo k S. A. Tolstoj i A. L. Tolstoj.

Link
D. A. Severjuchin, Tolstoj graf Lev L'vovic
http://www.artrz.ru/1805146762.html


Giuseppina Giuliano
Scheda aggiornata al 4 gennaio 2019



I Tolstoj riuniti per un compleanno di Lev L'vovič. La moglie Dora è in piedi
www.rulex.ru




Indietro
Statistiche