Russi in Italia

Filipp Andreevič Maljavin


Luogo e data di nascita: Kazanka (governatorato di Samara), 10 (22) ottobre 1869
Luogo e data di morte: Nizza, 23 dicembre 1940
Professione: pittore

Nasce nel villaggio di Kazanka nel governatorato di Samara (oggi di Buzulukskij, nella regione di Orenburg) nel 1869 da Andrej Ivanov e Domna Klimovna. A 14 anni lascia la famiglia per recarsi in Grecia nel monastero russo del Monte Athos, spinto dal desiderio di imparare a dipingere icone. I genitori sono dapprima contrari al viaggio, anche perché impossibilitati a sostenere le spese di tale trasferta per la quale, però, si mobilita l'intero villaggio organizzando una colletta.
Dal 1885 è così novizio del monastero di San Pantelejmon. In realtà sull'Athos non c'è una vera e propria scuola di pittura d'icone, quanto un modesto laboratorio, che comunque si rivela fondamentale per la formazione di Maljavin: i monaci presto riconoscono il suo talento, affidandogli l'affresco delle mura di una delle chiese del monastero.
Il suo destino è segnato dall'incontro con lo scultore V. A. Beklemišev che, nel 1891, di ritorno da un viaggio all'estero, visita il monastero, rimanendo profondamente colpito dal talento e dalla maestria del giovane, in particolare dai suoi studi, dai paesaggi e dai ritratti dei monaci. Lo scultore lo convince a rientrare in Russia e ad iscriversi all'Accademia delle Belle Arti. Nel settembre dello stesso anno, Maljavin supera l'esame di ammissione all'Accademia, ricevendo, grazie all'interessamento del suo mentore, una borsa di studio. Qui si distingue da subito per le sue capacità e il suo entusiasmo. Nel 1894, in seguito alla riforma dell'Accademia che permette agli studenti di scegliere un proprio maestro lavorando nel suo studio, Maljavin opta per quello di I. E. Repin.


La lettura. Ritratto di Aleksandra Andreevna Maljavina, 1895

In occasione delle vacanze estive del 1895 torna a casa, riportando con sé alcuni grandi ritratti, tra cui quello della sorella intitolato Za knigoj [Oltre il libro], acquistato poi da P. M. Tret'jakov. I soggetti contadini prevalgono nell'opera del pittore, soprattutto di questo primo periodo, ma non sono esclusivi: negli schizzi e nei bozzetti si susseguono paesaggi, nature morte, volti e ritratti di amici, anche dei compagni di corso come K. A. Somov, immortalato in vestaglia mentre riposa sul divano, E. M. Martynova (Bol'naja, [Malata] 1897), sdraiata su cuscini con lo sguardo malinconico, e ancora di I. E. Grabar', A. P. Ostroumova-Lebedeva, A. A. Muraško, nonché lo stesso Repin – Portret Repina [Ritratto di Repin, 1899].


Ritratto del pittore Konstantin Andreevič Somov, 1895

Proprio per la sua attività di ritrattista anche di rappresentanti della mondanità della capitale – gli commissionano dei lavori M.me Popova e la baronessa Wolf – acquista presto l'impropria fama di pittore alla moda. Accanto ai volti dell'alta società pietroburghese, Maljavin continua a fissare quelli a lui più familiari: al 1898-1899 risalgono i ritratti della sorella e madre nei quali emerge una più matura padronanza rispetto a quelli del 1895: in Starucha [Vecchia], la donna rappresentata non è più soltanto la madre del pittore ma diventa l'immagine della vecchia donna contadina saggia e laboriosa. Qui affiorano ancora l'acume e la nitidezza dalla sua visione, la capacità di scegliere la posa migliore e di fissare in maniera decisa i tratti somatici con dense pennellate, in un gioco di chiaro e scuro, di luce e ombra che scava gli anni della madre in profonde rughe, capaci di raccontare il mondo contadino.


La vecchia, 1895

I professori non sono però soddisfatti dello stile maljaviano: la sua opera di fine corso, intitolata Smech [Riso] – dove alcune contadine ridono avvolte in un sarafan rosso – suscita un acceso dibattito nell'Accademia che si risolve solo dopo la minaccia di Repin di abbandonare il proprio posto: a Maljavin viene assegnato il titolo di artista, conferito però non per il lavoro presentato, ma per gli antichi studi e ritratti. Il quadro rifiutato dalle tinte sgargianti, dove nei colori straripano vivacemente le emozioni, è invece notato da Sergej Djagilev e Aleksandr Benois che lo includono tra le opere del Padiglione russo all'Esposizione Universale di Parigi del 1900. Maljavin è insignito del Grand Prix, uno dei riconoscimenti più prestigiosi.

Nel 1901 Smech insieme ad altre opere di Maljavin (Russkij krest'janin [Contadino russo], Russkaja krest'janka [Contadina russa]) è esposto alla IV Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia: il quadro è acquistato dal Comune di Venezia per la Galleria Internazionale d'arte Moderna di Ca' Pesaro per la cifra di £. 8.000. A proposito della tela, Vittorio Pica scrive:

Quale spavalda bravura di pennellata larga e nervosa e quale foga di colorista dimostra nel senso acuto della vita, della luce e del movimento, il Maliavine, che, con la sua ampia ed originale composizione, riesce quasi a rendere contagioso il riso brutale, che scuote le cinque contadine vestite di rosso, in mezzo al fulgore del sole meridiano! A giustificare, del resto, l'ammirazione grande per il non ancora ventiduenne pittore russo, che sotto più di un aspetto mi richiama alla mente Anders Zorn, valgono i due ritratti di un contadino e di una contadina, che egli ha esposto, insieme col Riso, e che non sapresti, specie il primo, se più lodare per efficacia d'espressione psicologica o per eccellenza di fattura. Un solo timore io ho ed è che la sicura sapienza della tecnica, stupefacente in un così giovane artista, non finisca col persuaderlo a contentarsi della superficiale e fugace gloria d'essere un Paganini della tavolozza (Pica, 1901, p. 124).

Il Riso verrà esposto ancora una volta a Venezia nel 1935 in occasione della Mostra dei Quarant'anni della Biennale, all'interno della sezione "Omaggio all'arte straniera".

Tornato in patria, Maljavin partecipa a diverse manifestazioni artistiche con i Peredvižniki [gli Ambulanti], Gruppa 36 [Gruppo 36] e, nel 1906, con Mir iskusstva [Il mondo dell'arte] occasione in cui presenta Vichr' [Turbine], dove gli sgargianti sarafan delle contadine danzano sulla tela creando un'atmosfera gioiosa e raggiante. La donna contadina nei suoi abiti rossi è il tema prediletto dal pittore, incompreso dalla critica coeva che vi scorge un'allusione all'ancora vicina rivoluzione del 1905.

Верка
Verka

Nel 1906 è scelto per un viaggio all'estero di 3 anni che lo porta in diverse città europee per una serie di esposizioni: al Salon d'automne di Parigi, alla Secession di Berlino, a Monaco. Nel 1907 espone nuovamente a Venezia alcuni suoi lavori (i quadri Contadine, Contadina, Bacio) in occasione della VII Esposizione internazionale d'arte. Parlando dei lavori presentati, Arturo Lancellotti ricorda:

Un quadro che occupa tutta una parete e si fa subito notare per il barbaglio delle tinte rosso cupo è quello di Filippo Maliavin Le Contadine. Sono tre fanciulle a intera figura nel loro smagliante costume nazionale. L'autore è giovane, ma, già sapiente, ha speciale tendenza per questo genere di pittura: un'altra sua tela ritrae una Contadina pure in costume rosso ardente, e un'altra esprime Il Bacio, con la medesima intonazione monocromatica (Lancellotti 1926, p. 47).

Mentre all'estero continuano a riscuotere notevole successo, le sue opere in patria non cessano di suscitare polemiche. I severi giudizi raccolti per Semejnyj portret [Ritratto di famiglia], presentato nel 1911 alla mostra dell'Unione dei pittori russi, lo inducono a scegliere di presentare i propri quadri soltanto oltre confine. Così, nello stesso anno, alcune tele di Maljavin sono esposte in Italia, alla Mostra internazionale di Roma.
Al suo ritorno dal tour europeo sposa Natalia Novaak-Sarich, figlia di un ricco industriale di Odessa. La giovane coppia si trasferisce nel villaggio di Aksin'ino che lascia solo nel 1917, quando allo scoppio della rivoluzione il pittore lavora a Rjazan' come insegnante e collabora all'attività di propaganda e diffusione dell'arte, in accordo con il Commissariato per l'arte locale. È questa una delle principali ragioni, unitamente al personale interessamento di Lunačarskij (nel 1920) dell'invito di Maljavin al Cremlino in qualità di ritrattista dei protagonisti della rivoluzione, tra i quali lo stesso Lunačarskij e Lenin. Frutto degli incontri con quest'ultimo, una serie di disegni e un ritratto a olio nel quale il segretario del Partito siede nel suo studio dietro alla scrivania, immerso nella lettura, sullo sfondo di una bandiera rossa.


Contadina, 1916
www.artsait.ru/art/m/malyvin/main.htm

Nel 1922 Maljavin intraprende con la famiglia un viaggio all'estero, in vista di una serie di mostre, forse ancora ignaro del fatto che non sarebbe più tornato in Russia. Dopo un breve soggiorno a Berlino – dove alcuni suoi lavori sono inseriti tra le opere presentate alla prima mostra dell'arte figurativa della RSFSR – approda a Parigi dove espone nuovamente al Salon d'automne (1923). Nell'ottobre del 1922, la rappresentanza russa a Berlino riceve la richiesta d'ingresso in Italia di Maljavin, di sua moglie Natal'ja e di Zoe Maljavin-Jarcev (Yartseff) "pour l'organisation d'une exposition de leurs tableaux" (Copia di nota verbale della comunicazione della Rappresentanza russa a Berlino del Ministero degli Esteri al Ministero dell'Interno del 12 ottobre 1922). Nella nota si pone l'accento sull'alto valore culturale che tali scambi culturali contribuiscono a creare:

Estimant quel la venue de ces personnes contribuira puissament au developement des relations culturelles italo-russes deja heuresement renouées à Florence et Venise (Copia di nota verbale della comunicazione della Rappresentanza russa a Berlino..., cit.).

Nella primavera 1923 Maljavin partecipa alla I Esposizione internazionale dell'acquerello presso la Permanente di Milano con cinque tele: Donne, Contadine, Composizione, Danzatrice, Studio. Nel 1924 espone nuovamente a Parigi al Salon des Indépendants e al Salon de la société national per vedere raccolti poi i suoi lavori in una personale dello stesso anno alla galleria Charpentier. Dopo questa serie di mostre si trasferisce a Nizza.Il 15 maggio 1926 alcune sue tele sono presentate alla Galleria d'arte moderna di Roma. Torna ancora a Venezia nel 1926 e nel 1928 in occasione della XV e della XVI Esposizione Internazionale d'Arte, presentando in entrambe le occasioni un solo quadro: nel 1926 Farandola, e nel 1928 Perla.

Nel marzo 1929 la Galleria Bardi di Milano organizza una mostra personale del pittore russo. Tra le tele esposte: Giovane; Alla festa; Contadino; Pensierosa; Il naso; Ragazza. Torna a Milano nel  novembre 1931 per una personale alla Casa d'Artisti. Così Vincenzo Bucci sulle pagine del «Corriere della Sera», si rivolge all'opera e alla personalità del pittore:

Anche nella prima giovinezza di Maliavine c'è una pagina che scolpisce il suo carattere e il suo destino d'artista. Figlio di contadini, non era mai uscito dal villaggio nativo, né altri esempi di pittura conosceva se non quelli che gli offriva la rustica chiesa di Samarie. Col carbone li disegnò tutti sulla carta. Ma un giorno vide passare per Samarie una processione di pellegrini: tornavano dal monte Athos e portavano quadri votivi. Maliavine si mise in mente che il monte Athos fosse una scuola di belle arti, e ci andò con pochi rubli e con infinite fatiche; e quando fu nel monastero, gli affreschi che lì dentro vide gli accrebbero la smania di dipingere. I monaci lo misero alla prova, ma del saggio rimasero scontenti. Invece lo scultore Beclemiseff, passando pel cenobio, seppe la storia del pittore ormai lontano e del dipinto, e rintracciato il giovine, nel cui ingegno credeva, se lo chiamò a Pietroburgo, dov'ebbe finalmente principio la carriera artistica di Maliavine. Fu rapida e diritta, e culminò nel celebre quadro "Il Riso", che a Parigi nel 1900 e a Venezia nel 1901, lo mise d'un tratto tra i pittori più rinomati del suo paese (Bucci 1931).

Nel novembre dell'anno successivo le opere del pittore sono nuovamente in Italia alla mostra collettiva d'arte presso l'Istituto libero di cultura "Nuova Vita" di Milano.

Nel 1940 si trova a Bruxelles durante l'occupazione tedesca. Qui viene arrestato con l'accusa di spionaggio. Rilasciato, torna a piedi a Nizza, dove si spegne il 23 dicembre 1940.

Nota
Nei documenti italiani s'incontra Filippo Maliavine.
Nelle fonti a stampa s'incontra Maliavine.

Fonti archivistiche
Archivio Centrale di Stato, Ministero dell'Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1922, cat. A11, b. 13, f. Maliavine Filippo n. 30.

Bibliografia
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VII Esposizione internazionale d'arte della città di Venezia, VII, Venezia, Ferrari, 1907.
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XVI Esposizione internazionale d'arte della città di Venezia, XVI, Venezia, Ferrari, 1928.
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V. Bucci, Cronache d'arte, «Corriere della Sera», 25 novembre 1931.
I. Grabar', Istorija russkogo iskusstva, Moskva 1910.
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V. Pica, L'arte mondiale alla IV Esposizione di Venezia, Bergamo, Istituto italiano d'arti grafiche, 1901.
V. Pica, Philippe Maliavine, «Bollettino d'arte edito dalla Galleria Bardi», II (1929) , n. 3.
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Matteo Bertelé, Laura Piccolo, Raffaella Vassena

 

 



Filipp Maljavin, Vichr', 1906. Olio su tela, 223 х 410
http://www.tretyakovgallery.ru/en/collection/_show/image/_id/296



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