Russi in Italia

Grigorij L’vovič Rošal’


Luogo e data di nascita: Novozybkov (provincia di Smolensk), 21 ottobre 1899
Luogo e data di morte: Mosca, 11 gennaio 1983
Professione: regista

Nel biennio 1918-1919 è membro del Narkompros in Ucraina, Crimea e Azerbajdžan. Nella prima metà degli anni Venti è direttore artistico di diversi teatri per l'infanzia e studia regia con Vsevolod Mejerchol'd, mentre nel 1926 avviene il suo debutto cinematografico con il film Gospoda Skotininy (1926), tratto dalla commedia Nedorosl' di Denis Fonvizin, e Salamandra (1928), sceneggiato da Anatolij Lunačarskij. Il film Peterburgskaja noč' (Le notti di Pietroburgo), girato insieme alla moglie Vera Stroeva nel 1934, segna una svolta nella sua carriera grazie anche alla buona accoglienza di critica e pubblico riservatagli alla II edizione della Mostra del Cinema di Venezia dello stesso anno, dove viene proiettato in presenza del regista.
Il 5 agosto 1934 giunge insieme a Boris Šumjackij, Arkadij Šafran e Vladimir Petrov a Venezia, dove risiede all'Hotel Excelsior al Lido. Il suo film Le notti di Pietroburgo viene programmato per quella che verrà chiamata la "serata sovietica" del 17 agosto 1934, e mostrato al pubblico dopo la proiezione del documentario Čeljuskin di Arkadij Šafran. A festival terminato, la Coppa della Biennale per la "migliore presentazione statale" viene assegnata a tutti i film sovietici in concorso, con una menzione speciale per Le notti di Pietroburgo.

Il film ottiene recensioni discordanti sulla stampa italiana, soprattutto per quanto riguarda l'accurata messa in scena. Filippo Sacchi scrive sul «Corriere della sera» che il film "produce alcuni quadri di una finezza di toni quasi celestiale", mentre nel «Gazzettino» di Venezia del 18 agosto possiamo leggere:

"Il regista non ha saputo solamente ricostruire un ambiente con meraviglioso impeto creativo. Da questo ambiente ha fatto anche scaturire il grande, l'eterno motivo umano. Non diremo dell'eccellenza della fotografia e del magistero suggestivo di alcune inquadrature. Sono dati che i registi russi hanno in comune. Però, certe mattinate grigie sul fiume che si accende alle prime luci, quel turbinare della bufera nell'ombra cupa della notte, son cose di eccezionale bellezza".

La cura nella ricostruzione storiografica risulta tuttavia un arma a doppio taglio. Così un giornalista anonimo sulla «Gazzetta di Venezia» sentenzia: "Non crediamo tuttavia che in queste ricostruzioni storico-romanzate vi siano le migliori e più significative realizzazioni russe dell'ultimo biennio", mentre Sandro De Feo scrive: "Il film è straordinariamente più bello che convincente". Sulla stessa scia Corrado Pavolini scrive su «Scenario»:

"È la tecnica che tende al levigato, all'abile e al suggestivo, è la persuasione stilistica che fa difetto. Un che di predisposto, quell'odorino maledetto dei teatri di posa ecco s'infiltra anche nel film sovietico, ne dinerva la rude umanissima potenza obbiettiva. E la sensazione è questa, che i tempi eroici siano finiti".

Nelle sue memorie, Grigorij Rošal' dedica numerose pagine al soggiorno veneziano e alla descrizione dei suoi compagni di viaggio. Di seguito sono riportate alcune osservazioni sul Lido e sulla Mostra di Venezia:

"Scendemmo verso il mare e iniziammo a vagare per la spiaggia, sedendoci di tanto in tanto nelle cabine. Camminando lungo la fila di capanne osservammo le famiglie sistemarsi sulle sedie a sdraio e sulla sabbia con caraffe piene di succo e bicchieri da cocktail. Poi andammo fino alla fine della spiaggia privata dell'albergo, oltre la quale iniziavano altri lidi, ben più popolari e ben più vivaci. Lì, proprio come da noi, la gente beveva a canna e mangiava salsicciotti, giocava a pallavolo, il tutto con un'espressività tipicamente italiana, simile all'espressività delle nostre spiagge georgiane; lì la gente si spintonava, litigava, imprecava, rideva. [...] A quel punto avevamo studiato per bene il pubblico del festival. Il suo comportamento aveva dell'incredibile. Quei signori in smoking e quelle dame dalle spalle abbronzate si comportavano peggio di ragazzini maleducati, per non dire di teppisti. Se c'era qualcosa che non piaceva loro, iniziavano a fischiare e ad azionare rumorosi marchingegni portati per l'occasione, il tutto scandendo chissà quali oscenità. Poco mancava che gettassero sullo schermo uova marce o chissà cos'altro con le fionde. Evidentemente il fascismo aveva importato il proprio stile in questa attività festivaliera, anche se per il resto la sua presenza non si avvertiva in nessun modo. Non c'erano né camicie nere né poliziotti né svastiche, niente di tutto ciò. Ciò nonostante, questo fascismo era ben presente. Come ci avevano detto, tutt'intorno pullulava di agenti della polizia segreta. E in questa situazione a noi toccava mostrare film sovietici? Sì, c'era di che temere" (G. Rošal' 1974, pp. 244-245)

Scheda del film
Peterburgskaja noč' (Le notti di Pietroburgo, 1934); regia: Grigorij Rošal' e Vera Stroeva; sceneggiatura: Serafima Rošal' e Vera Stroeva dai racconti di Fedor Dostoevskij Netočka Nezvanova e Le notti bianche (Belye noči); fotografia: Dmitrij Fel'dmann; musica: Dmitrij Kabalevskij; scenografia: Iosif Špinel', Petr Bejtner; interpreti: Boris Dobronravov, Anatolij Gorjunov, Ksenija Tarasova, Lev Fenin, Ljubov' Orlova; produzione: Sojuzfil'm.

Pubblicazioni
G. Rošal', Kinolenta žizni, Moskva, Iskusstvo, 1974.

Bibliografia
Cinquant'anni di cinema a Venezia, a cura di A. Aprà, G. Chigi, P. Pistagnesi, Venezia, La Biennale, RAI, 1982.
S. de Feo, «Il Messaggero», 18 agosto 1934.
M. Gromo, «La Stampa», 18 agosto 1934
C. Pavolini, «Scenario», settembre 1934.
F. Sacchi, «Corriere della sera», 18 e 19 agosto 1934.
Il trionfale successo della cinematografia sovietica al Festival internazionale di Venezia, «Gazzetta di Venezia», 18 agosto 1934, p. V
B. Šumjackij, Sovetskij fil'm na meždunarodnoj kinovystavke, Moskva, Kinofotoizdat, 1934.
Tutti i film di Venezia 1932-1984, a cura di E. G. Laura, Venezia, La Biennale di Venezia, 1985.

Matteo Bertelé


Il manifesto del film Peterburgskaja noč', diretto da Grigorij L'vovič Rošal'

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