Russi in Italia

Pёtr Petrovič Potёmkin


Luogo e data di nascita: Orel, 20 aprile (2 maggio) 1886
Luogo e data di morte: Parigi, 21 ottobre 1926
Professione: poeta, drammaturgo

Studia dal 1904 al 1910 alle facoltà di Matematica e Lettere dell’università di San Pietroburgo, ma non porta a termine gli studi. Diviene invece uno dei più significativi rappresentanti della bohème artistica pietroburghese dell’inizio del XX secolo: collabora insieme a Saša Černyj, Teffi e Arkadij Averčenko alla rivista “Satirikon”, è autore di originali miniature teatrali, per cui delirano i frequentatori di teatri-cabaret e caffè letterari, quali “Lo specchio ricurvo” (Krivoe zerkalo), “La Casa degli Intermezzi” (Dom intermedij), “Il Cane randagio” (Brodjačaja sobaka) e “Il pipistrello” (Letučaja myš’). Come ricorderà anni dopo l’amico e sodale Nikolaj Ocup, Potёmkin “metteva in scena le proprie pièces e vi recitava la parte principale. Sapeva ballare, tener viva l’allegria, sfidare allo scontro verbale i frequentatori del cabaret, ai quali lanciava battute folgoranti, allegre, che colpivano sempre nel segno” (Sovremenniki, p. 113).

Nel novembre 1920 insieme alla moglie e alla figlia Potёmkin emigra da Odessa verso Praga e Berlino, dove giunge nel 1923 e pubblica la sua ultima raccolta di versi “Otcvetšaja geran’. To, čego ne budet” (Il geranio appassito. Ciò che non ci sarà più), scritta alla vigilia della rivoluzione del 1917 e a Praga, che sin dal titolo denuncia il rifiuto del poeta del rivolgimento storico della Russia.

Nel 1924 Potёmkin si stabilisce a Parigi, collabora con la stampa dell’emigrazione, continua a lavorare nei cabaret e teatri di miniature (“La chauve souris” di Baliev, “Lo specchio ricurvo ebraico”, “L’Arc en Ciel”), ma si è ormai trasformato il tono della sua allegria, reso sarcastico e amaro dalla nostalgia per la Russia e dal rimpianto per il passato.

La presenza di Potёmkin in Italia si concentra nel suo ultimo anno di vita: a gennaio 1926 è messo in scena al Teatro degli Indipendenti lo sketch satirico Black and White: Tragedia negra (Black and White, ili Negritjanskaja tragedija), che aveva riscosso grande successo nei cabaret russi fino al 1917, e in aprile la commedia Don Giovanni sposo della morte.

Scritto insieme a Konstantin von Gibšman, lo sketch Black and white ottiene scarsa attenzione della critica, soprattutto non riscuote il successo sperato. Non viene notato il raffinato gioco linguistico, quasi una lingua transmentale, l’alternarsi di italiano e inglese, la contrapposizione tra il bianco e il negro, il grottesco delle situazioni. È verosimile che nella traduzione italiana si sia perso molto di quel buffo abracadabra sonoro, che aveva mandato in delirio il pubblico russo con le sue allusioni alla fonetica inglese. Lo sketch è definita unа farsa poco divertente, di cui Alberto Cecchi scrive ironico: “Black and white, da quando ci sembra indicare il titolo, è stato ideato sotto l’influsso genericamente benefico di una bottiglia di whisky: tutti vi brillano per indiavolatezza, voglia di scherzare e disposizione al ballo” (“Il Tevere”, 4 gennaio 1926).

Incerto e discusso è anche il successo della seconda pièce, scritta nel 1924 a Parigi insieme a Solomon Poljakov-Litovcev, Don Giovanni sposo della Morte, in cui il noto intreccio è sfilacciato dall’inserimento di eventi diversi (la rivolta del popolo, la vita coniugale con la Morte) e da lunghi soliloqui filosofico-poetici del Seduttore. La re-invenzione parodica  della storia dongiovannesca risultò  poco comprensibile all’uditorio italiano che non ne captò le continue citazioni e i dislocamenti parodici.

Nell’estate 1926 Potemkin è a Venezia e partecipa come attore al film Casanova di Aleksandr Volkov, su cui scrive lo schizzo Nella città dei dogi e delle gondole (V gorode dožej i gondol), pubblicato in “Poslednie novosti”.

 

Bibliografia

al. ce., Riapertura degli Indipendenti: «Snob» di Carlo Sternheim e «Bianco e nero» di Potiemkine // Il Tevere. 4.1.1926.

C. D’Errico, Le novità agli Indipendenti: «Don Giovanni sposo della Morte» di Poljakow e Potiemkine // L’Impero. 13.4.1926.

S. D’Amico, Novità agli Indipendenti // La Tribuna. 13.4.1926.

G. Ruberti, Don Giovanni sposo della morte” di Poliakof e Potiemkin agli Indipendenti // Comoedia. 1926. n. 5. P. 39.

N. Ocup, Sovremenniki, Paris 1961.

A.E. Parnis, R.D. Timenčik, ProgrammyBrodjačej sobaki”, in Pamjatniki kultury: Novye otkrytija: Ežegodnik 1983, Leningrad 1985, pp. 160-257.

L. Tichvinskaja, Povsednevnjaja žizn’ teatral’noj bogemy Serebrjanogo veka: Kabare i teatry minjatur v Rossii (1908-1917), Mosca 2005.

L. Piccolo, Novità agli Indipendenti: russi reali e immaginari in scena // Archivio russo-italiano V, Salerno: Collana di Europa Orientalis, 2009, pp. 219-236.

R. Jangirov, «Eviva Casanova!»: О венецианских очерках Петра Потемкина // Русско-итальянский архив VII. Салерно, 2011. С. 247–279.

P. Ferretti, Don Giovanni in Russia. Echi del mito nella poesia e nel teatro della prima meta del Novecento, Roma: Carocci, 2011.

A. d’Amelia, Pantomime e parodie russe al Teatro degli Indipendenti di A.G. Bragaglia // Testi e linguaggi 2013, n. 7, pp. 123-138.


Antonella d'Amelia

2 novembre 2020



Bozzetto del I atto di Don Giovanni sposo della morte al Teatro degli Indipendenti nel 1926



Foto di scena del Don Giovanni sposo della morte al Teatro degli Indipendenti nel 1926



Foto di scena del Don Giovanni sposo della morte al Teatro degli Indipendenti nel 1926



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