Russi in Italia

Ljubov´ Fedorovna Dostoevskaja


Luogo e data di nascita: Dresda, 26 settembre 1868
Luogo e data di morte: Bolzano, 10 novembre 1926
Professione: memorialista, scrittrice

Ljuba, Lilija o Aimée, figlia di Fedor Michajlovič Dostoevskij e della sua seconda moglie, Anna Grigor'evna Snitkina (1846-1918), nasce in Germania, poco dopo che lo scrittore e la moglie vi si erano trasferiti da Firenze.
Dopo la morte del padre il governo assegna una pensione alla vedova e mette a disposizione dei figli Ljubov' e Fedor due posti rispettivamente allo Smol'nyj Institut e al Pažeskij korpus. Essendo troppo piccola, non frequenta l'istituto e più tardi, quando la rendita ottenuta dalla pubblicazione delle opere postume di Dostoevskij inizia a fruttare, studia a spese della madre alla Litejnaja ženskaja gimnazija (tra le compagne vi è la futura pittrice Anna Ostroumova-Lebedeva).
Tra il 1905 e il 1912 stringe rapporti di amicizia con il figlio di Tolstoj, Lev L'vovič, che frequenta il piccolo salotto letterario da lei aperto nel 1897 in via Furštadtskaja a Pietroburgo.
A partire dall'ultimo decennio del XIX secolo vive per lo più all'estero a causa della sua salute cagionevole. Dei soggiorni italiani è documentato quello del 1907: a settembre arriva a Menaggio sul lago di Como, invitata per una settimana dalla famiglia Kazakevič. Dopo la loro partenza per Sorrento, rimane sola a riposarsi e aspettare la famiglia Knjazevič, con la quale rimarrà fino al 19 settembre. In seguito ritorna a Pietroburgo passando per Trieste, Abbazia e Vienna (lettera dell'8 settembre 1907 ad A. A. Dostoevskij).
Tra la fine del 1911 e l'inizio del 1912 è a Roma dopo un soggiorno a Montreux e Ginevra. Nella capitale alloggia all'Hotel Excelsior e poi all'Hotel Quirinale, ma inizialmente la sua salute non trae alcun giovamento dal clima romano. Scrive che piove spesso e non è riuscita a vedere quasi nulla; che in Italia è preferibile viaggiare in primavera o autunno, perché d'inverno i musei sono bui e le chiese umide; che Roma è piena di russi, ma nessuno di loro desta il suo interesse (lettera dell'8 febbraio 1912 ad A.A. Dostoevskij).
Durante il soggiorno romano scrive il suo secondo romanzo, Emigrantka, che narra di una ragazza russa, Irina, trasferitasi a Roma con il desiderio, poi abbandonato, di convertirsi al cattolicesimo. Pur non essendo uno scritto autobiografico, il romanzo è frutto delle esperienze e conoscenze fatte durante la permanenza nella capitale (lettera dell'8 febbraio 1912 ad A. A. Dostoevskij). È interessante soprattutto che lo svolgersi delle linee narrative non solo ripercorra le tappe del viaggio, ma rifletta anche lo stile di vita dell'autrice. Nel marzo 1912 Dostoevskaja scrive ad A. A. Dostoevskij di essersi annoiata tutto il mese di febbraio, chiusa in albergo, salvo poi aver iniziato all'improvviso a frequentare una folta cerchia di persone (tra cui l'ambasciatore francese, conte Primoli, discendente di Napoleone) che la aiutano a raccogliere informazioni utili per il romanzo. Allo stesso modo Irina in Emigrantka all'inizio frequenta quasi esclusivamente rappresentanti del clero e assiste ad importanti cerimonie religiose, come l'offerta dei ceri benedetti nella Sala del Trono al Vaticano, mentre nella seconda metà del romanzo, di ritorno da un viaggio ad Assisi, inizia a frequentare i vivaci salotti della capitale. In Emigrantka la scrittrice narra le serate che la protagonista trascorre nel palazzo del conte Primoli, ambasciatore francese a Roma, famoso mecenate e letterato, bibliofilo, collezionista, amico di molti scrittori italiani, tra cui G. d'Annunzio. È probabilmente nel salotto del conte che Dostoevskaja conosce intellettuali stranieri e il barone Alberto Lumbroso (lettera del 21 marzo 1912 ad A. A. Dostoevskij). Nel romanzo Irina, ad una serata dal conte Primoli, ascolta brani di Traviata e Tosca e melodie russe eseguite dalla cantante russa «L-skaja», all'epoca in tournée al Teatro Costanzi (si può ipotizzare che si tratti di Lidija Lipkovskaja, che nel marzo 1912 si esibì nel ruolo di Violetta appunto al Costanzi). In Emigrantka si accenna inoltre all'ex segretario di Leone XIII, «il papa mancato», il cardinale Rampolla, che Dostoevskaja conosce personalmente (lettera del 21 marzo 1912 ad A. A. Dostoevskij).
Sono molti anche i luoghi di Roma menzionati nel romanzo, dove certamente si era recata. Si dilunga, ad esempio, sulla descrizione di palazzo Massimo e sul miracolo della resurrezione del piccolo principe Paolo da parte di san Filippo Neri.
Al termine del soggiorno romano Dostoevskaja si reca a Monte Carlo, dove è ambientata la scena finale del testo. A giugno è di nuovo a Pietroburgo, dove porta a termine il romanzo (lettera del 21 giugno 1912 ad A. A. Dostoevskij).
Dopo un ennesimo viaggio nella primavera 1913 (Costa Azzurra, Nizza, Mentone, Parigi, Vichy, Berlino) per motivi di salute, torna a Pietroburgo in estate, ma riparte poco dopo in autunno. Non fa più ritorno in Russia per lo scoppio della guerra e poi della rivoluzione.
La sua fama come scrittrice è legata ad un testo di memorie sul padre, testo discutibile e di taglio assolutamente soggettivo, anche se prezioso per alcuni ricordi famigliari. Scritto in francese, esce in prima edizione in traduzione tedesca a Monaco nel 1920 Dostoejewski geschildert von seiner Tochter; tradotto in molte lingue (olandese, inglese, svedese) esce in russo nel 1922 con il titolo Dostoeskij v izobraženii ego dočeri L. Dostoevskoj.
Alla Fondazione Il Vittoriale degli Italiani si conserva una sua lettera autografa a d'Annunzio da Montreux del 18 febbraio 1919, in cui chiede sia un aiuto finanziario essendo il suo patrimonio depositato presso la Banca di Stato di Pietrogrado, sia una presentazione agli editori italiani per il libro di memorie sul padre, per il quale fatica a trovare una casa editrice (il volume verrà pubblicato solo alcuni anni più tardi, nel 1922, dai Fratelli Treves di Milano, nella traduzione di Maria Laetitia Lumbroso).
Dostoevskaja trascorre gli ultimi due anni della sua vita in Italia.
Nel 1924 Ljubov' Dostoevskaja si trasferisce da Nizza a Merano, dove trascorre anche l'inverno 1925-26. A marzo del 1926 va a Gries, ma in aprile torna a Merano, a villa Borodin. Tra maggio e giugno 1926 è ad Arco, presso villa Editha, albergo gestito dal 1924 da Elena e Tat'jana Aleksandrovna Gagarina, l'una vedova Golicyna e l'altra moglie di Boris Ignat'ev. Ad agosto si reca a Milano. Tornata ad Arco, si trasferisce a Gries. Muore in povertà ricoverata in una clinica vicino Bolzano.
Il 9 febbraio 1931 il giornale viennese «Neue freie Presse» segnala al pubblico le cattive condizioni della tomba della figlia del grande scrittore. Il 12 dicembre 1931 viene così inaugurato un nuovo monumento, lavoro dello scultore Josef Ehrenhöfer. Trasferito al cimitero di Oltrisarco nel 1957, in seguito alla chiusura del cimitero di Gries, il monumento verrà restaurato nel 1981 grazie all'aiuto del barone E. A. Von Falzfein.
Le sue pièces, i racconti, le recensioni, i quaderni d'appunti, i documenti finanziari e famigliari, la corrispondenza con i famigliari e le sue lettere sono conservate al Puškinskij Dom a Pietroburgo e alla Rossijskaja Gosudarstvennaja Biblioteka di Mosca. Alcune lettere scritte dall'Italia alla moglie del fratello, Ekaterina Petrovna, sono conservate nella Collezione privata N. V. Panšev a Mosca.

Pubblicazioni
Bol'nye devuški, SPb. 1911.
Emigrantka, Spb. 1912.
Advokatka, Spb. 1913.
Dostojewski geschildert von seiner Tochter, München 1920.
Dostoeskij v izobraženii ego dočeri L. Dostoevskoj, Moskva-Petrograd 1922.
Aimée Dostoevskij, Dostoevskij nei ricordi di sua figlia, traduzione di Maria Laetitia Lumbroso, Milano, f.lli Treves, 1922.

Bibliografia
E. Lo Gatto, Leone Tolstoj. Il diavolo, opera postuma [rec.], «L'Italia che scrive», a. VI, n.10, ottobre 1923, p. 183.
M. B. Volockij, Chronika roda Dostoevskogo: 1506-1933, Moskva 1933.
G. Barblan, Dove riposa la figlia di Dostojewski (Wo die Tochter Dostojewsijs ruht), «Athesia Augusta», a. III, n. I, Bolzano 1941.
Dostojewskijs Tochter ist in Gries begraben, «Dolomiten», 14.2.1956.
V. Frajese, Dal Costanzi all'Opera, v. IV, Roma, Capitolium, 1977-1978.
N. Natova, Dočeri F. M. Dostoevskogo i mesto ich poslednego upokoenija, «Russkaja mysl'», n. 3353, 26.3.1981.
A. G. i L. F. Dostoevskie v perepiske s L. L. Tolstym, publ. i komme. V. N. Abrosimovoj i S. R. Zorina, in Dostoevskij i mirovaja kul'tura, n. 4, Moskva 1995.
Nezabytye mogily. Rossijskoe  zarubež'e: Nekrologi 1917-1999,  a cura di V. N. Čuvаkov, t. II, Moskva 1999, p. 560.
Ljubov' Dostoevskaja, S. Pietroburgo-Bolzano, a cura di Bianca Marabini Zoeggeler, Michail Talalay, Bolzano, Associazione culturale Rus', 1999.

Fonti archivistiche
Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell'Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, Cat. A16, 1926, b. 37, f. Dostoyevsky Aimee fu Fedor.
RGB OR, fond 93/II, 4, 1-14. Pis'ma L. F. Dostoevskoj k A.A. Dostoevskomu.

Link utili
www.hrono.info/text/2007/sobyt0108.html
http://dic.academic.ru/dic.nsf/ruwiki/47528
www.pushkinskijdom.ru/Default.aspx?tabid=1478
http://www.fondazioneprimoli.it/conte_primoli.htm

Nell'immagine la copertina del romanzo Emigrantka di L. F. Dostoevskaja

Giuseppina Giuliano
Scheda aggiornata al 10 luglio 2010


Ljubov' Fedorovna da bambina
www.md.spb.ru/museum/apartment2/?more



Ljubov' Dostoevskaja con il fratello Fedor
http://fanparty.ru/fanclubs/dostoevsky/pictures/968799




Copertina del romanzo di L. F. Dostoevskaja Emigrantka (L'emigrante).


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