Russi in Italia

Dar'ja Vasil'evna Olsuf’eva Borghese


Luogo e data di nascita: Mosca, 5 giugno 1909
Luogo e data di morte: Roma, 4 febbraio 1963
Professione: scrittrice, pittrice

Dar'ja Olsuf'eva lascia la Russia a dieci anni e arriva in Italia con i genitori. L'Italia diviene subito per la sua famiglia una nuova ‘patria': infatti il padre, conte Vasilij Olsuf'ev, e la madre Ol'ga, nata contessa Šuvalova, erano appassionati cultori dell'arte italiana ed erano soliti soggiornarvi per lunghi periodi.
Dar'ja  nasce a Mosca il 5 giugno 1909, nella tenuta degli Olsuf'evy sulla via Povarskaja (in età sovietica divenuta la famosa Dom Pisatelej, Casa dei Letterati). Gli Olsuf'evy vivevano seguendo le antiche consuetudini signorili: trascorrevano l'estate in dacia divertendosi con gli svaghi della vita di campagna e passavano l'inverno nella residenza moscovita. Talvolta il ritmo regolare di quell'esistenza si interrompeva, e la madre Olga partiva per l'Italia per l'ennesimo parto. I cinque figli crebbero in un ambiente poliglotta: la madre preferiva leggere e scrivere in francese (in casa prestava servizio una domestica francese), l'affezionata balia, la lituana Keta, parlava in tedesco, un'altra governante insegnava ai ragazzi l'inglese, mentre il nonno spiegava loro l'antico slavo ecclesiastico. Durante i soggiorni a Firenze, però, tutta la famiglia si concentrava sull'italiano.
Questo stile di vita della vecchia Mosca, dal sapore europeo, si incrina nel 1914. Il padre di Dar'ja, colonnello a riposo, subito dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale parte per il fronte come volontario ed è mandato al Caucaso. Lo seguono, scortati da un cosacco, la consorte e tutti e cinque i figli. La Rivoluzione d'ottobre sorprende la famiglia Olsuf'ev nella città di cura di Kislovodsk, dove – nella speranza di essere protetti da cosacchi e montanari – si erano nascosti diversi aristocratici. Con l'insediamento delle autorità sovietiche, la situazione peggiora a causa di saccheggi e fucilazioni. Nell'estate 1918 il conte Vasilij, insieme ad altri ufficiali, si ritira sulle montagne con un drappello dell'Armata Bianca. Nell'autunno di quell'anno i ‘bianchi' e i cosacchi si insediano a Kislovodsk, ma la situazione è precaria. Con l'arrivo dei ‘rossi', gli Olsuf'evy si rifugiano sul Mar Nero, raggiungendo il porto di Batumi. Nella primavera 1919 l'accerchiamento dei ‘rossi' è sempre più serrato. Per fortuna, in una di quelle giornate di primavera, a Batumi approda una nave da guerra inglese e nella confusione Оl'ga sale a bordo e implora tra le lacrime di portarla con i figli fuori della Russia. Il capitano di marina britannico acconsente e nel marzo 1919 i profughi arrivano nella città pugliese di Taranto.
Nell'emigrazione gli Olsuf'evy non vissero in povertà: i loro capitali erano conservati nelle banche tedesche e a Firenze avevano un loro "angolo personale", dove si rifugiarono.
Finito il liceo fiorentino, Dar'ja si iscrive all'Accademia di Belle Arti per studiare la civiltà italiana. Contemporaneamente decide di seguire i corsi per diventare infermiera.
Tutte e quattro le sorelle (con nome italianizzato) – Daria, Olga, Alessandra e Maria – ricevono una buona istruzione, e a Firenze erano ben noti il loro talento e la loro bellezza: tra i giovani celibi erano chiamate le ‘sorelle Olsoufieff'. E illustri consorti non si fanno attendere: Maria, feconda traduttrice, sposa il fiorentino di origine svizzera Marco Michahelles, studioso di agronomia, mentre il fratello Ruggero sposa la più piccola delle sorelle, Olga. La sorella maggiore Alessandra (Assia), valente scultrice e pittrice, sposa un nobile romano: l'architetto Andrea Busiri Vici.
Un buon partito giunge anche per Daria, che sposa un giovane ufficiale di marina, il principe Junio Valerio Borghese, rampollo di un illustrissimo casato, molto apprezzato da Mussolini per il suo coraggio. Il loro matrimonio viene celebrato nel 1931 a Firenze. Nascono i figli Elena, Paolo, Livio Giuseppe e Andrea Scirè. Poi sopraggiungono tempi difficili. Con la guerra in Etiopia, Daria parte per l'Africa come infermiera; il marito invece è inviato in Spagna come comandante di un mercantile da guerra. La tragedia più terribile scoppia nel 1941 quando l'Italia, ‘seconda' patria di Daria, entra in guerra con la Russia, sua ‘prima' patria. In quello stesso anno muore Aleksej Olsuf'ev, arruolato nella flotta reale come cittadino italiano.
Finita la guerra e caduto il fascismo, Junio Valerio Borghese segue la sorte di altri gerarchi fascisti: è arrestato e confinato a Procida, nel golfo di Napoli, mentre la moglie segue con gli avvocati le sue vicende giudiziarie (sarà rimesso in libertà nel 1949).
Nel dopoguerra Daria coltiva il suo talento letterario e pittorico. Nel giro di diversi anni realizza pregevoli vedute di Roma e fa ricerche sulla storia della città, pubblicando i suoi studi in un giornale della capitale, in seguito nel 1954 raccolti nel volume Vecchia Roma.
Il libro che più esprime l'anima italo-russa di Daria Olsuf'eva è tuttavia Gogol' a Roma, in cui è presentata una scrupolosa ricostruzione della vita romana dello scrittore durante la composizione delle Anime morte.

Sia Gogol' a Roma che i saggi di Vecchia Roma sono scritti in una lingua elegante e con quel profondo sentire che i russi chiamano duševnoe, ‘dell'anima', caratteristiche evidenziate da un illustre recensore, nonché scrittore e grande ammiratore di Gogol', Tommaso Landolfi:

"il libro è generosamente rimpolpato di sostanza umana, anche aneddotica, sì da presentarci un Gogol' vivo, benché circoscritto nel tempo e nello spazio, e da costituire (a inesprimibile soddisfazione del recensore) lettura oltremodo piacevole" ("Il Mondo", 10 settembre 1957; ripubblicata in T. Landolfi, Gogol' a Roma, Milano, Adelphi 2002, pp. 390-394).

Il libro non lascia indifferenti neanche gli storici della letteratura, ad es. Wolf Giusti che scrive:

Queste descrizioni, queste atmosfere, il difficile e tormentato incedere del lavoro di Gogol', le successive fasi del suo dramma religioso, sono analizzati con molta finezza da Daria Borghese nel suo libro Gogol' a Roma, che vorremmo vedere ampiamente diffuso fra tutti quelli che amano la Città Eterna, fra tutti quelli che si interessano all'opera di Gogol', l'unico forse, tra i grandi scrittori russi, per cui Roma abbia avuto un'importanza di primo piano. [...] L'autrice aveva felicemente intuito il "senso di predestinazione" insito nella strana e breve vita dello scrittore russo: fino dai primi giorni del suo soggiorno romano, anzi, in un certo senso fin dalla sua adolescenza, egli "sapeva" che Roma sarebbe stata il suo grande amore e che ivi avrebbe compiuto l'opera maggiore (W. Giusti, Gogol' a Roma, "Strenna dei Romanisti", XXV, 1964, p. 280).

La vita di Daria Borghese si chiude il 4 febbraio 1963 in un tragico incidente stradale a soli 54 anni.


Pubblicazioni
D. Borghese, Vecchia Roma, Roma, Casini editore, 1954.
D. Borghese, Gogol' a Roma, Firenze, Sansoni, 1957.

Bibliografia
M. G. Tatalay, Rimskaja knjaginja, v devičestve moskovskaja grafinja, in D. V. Olsuf'eva, Vetchij Rim (publ. i perevod M. Talalaja), Moskva, Palomnik, 2008.
M. G. Talalay, Daria Borghese e l'anima ‘romana' di Nikolaj Gogol', "Strenna dei Romanisti", Roma 2009.

Nota
Nei testi e nelle fonti italiane si incontra anche come Daria Olsufieva.

Fonti archivistiche
Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell'Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1920, cat. A11, b. 11, f. 337, Olsonfieff conte Basilio.

Michail G. Talalay

Nell'immagine il ritratto di Daria Borghese fatto dalla sorella Assia (1955).


Copertina del libro di Daria Borghese Gogol' a Roma (Firenze, 1957).



Copertina dell'edizione russa di Vecchia Roma (Mosca, Palomnik 2008).



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