Russi in Italia

Leonid Gustavovic Berman


Luogo e data di nascita: Pietroburgo, 1896
Luogo e data di morte: New York, dicembre 1976
Professione: pittore, scenografo

Figlio di Gustav Lazarevič Berman e Lidija Borisovna Manasevič (1872 – 1935, Parigi), alla morte del padre viene educato in casa del giurista Efim Grigor'evič Šajkevič (suo fratellastro è il critico teatrale Anatolij Efimovič Šajkevič) in un ambiente benestante di avvocati, banchieri e musicisti. Trascorre l'infanzia a Pietroburgo e l'adolescenza in Germania, Svizzera e Francia. Di ritorno in Russia, si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Pietroburgo. Allo scoppio della rivoluzione d'ottobre si rifugia in Finlandia, dove incontra Nikolaj Rerich, su consiglio del quale nel 1920 parte con il fratello Evgenij Berman e la famiglia alla volta di Parigi. Qui si iscrive all'Académie Ranson, dove frequenta le classi di Pierre Bonnard, Maurice Denis, Edouard Vuillard, Paul Sérusier e Félix Vallotton; più tardi apre uno studio nella casa del patrigno sull'Avenue Malakoff.
Compie il suo primo viaggio in Italia nel 1922 in compagnia del fratello e di Christian Bérard: i tre si recano a Mantova, Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Ferrara e Roma. Dal 1923 al 1926 espone al Salon d'automne, nel 1925 e nel 1926 al Salon des Tuileries e al Salon des Indépendents, ottenendo sempre buone critiche. Con il fratello e con i compagni di studi Bérard e Pavel Čeliščev forma il gruppo definito dal critico Waldemar George dei "Néo-humanistes" o anche "Néo-romantiques", con i quali espone per la prima volta nel febbraio del 1926 presso la Galleria Druet. Dal 1926 al 1929 vive sulla costa mediterranea francese, dove dipinge principalmente soggetti marini e scene di vita di porto, alcune delle quali esposte alla Mostra d'arte contemporanea francese allestita a Mosca nel 1928 e in mostre personali in gallerie parigine.
Nel 1930 espone le tele Marina e Vecchio battello alla XVII Esposizione Biennale Internazionale d'Arte di Venezia, all'interno della mostra Appels d'Italie curata da Mario Tozzo e allestita nella Sala 23 del Palazzo dell'Esposizione. All'inizio degli anni Trenta trascorre lunghi periodi sulla costa atlantica e sulla Manica, sempre dedicandosi a pitture di genere marino; quindi viaggia in diversi paesi, fra cui il Portogallo, la Norvegia e l'Italia, prediligendo sempre località lacustri o marittime, come la laguna veneziana, immortalata in numerose opere dell'artista (ad es. Malamocco).
Nel 1939 viene chiamato nell'esercito francese; in seguito all'occupazione tedesca di Parigi fugge in campagna, dove per un breve periodo riesce a vivere sotto falso nome, per poi cadere prigioniero dei nazisti e essere condannato a tre anni di lavori forzati.
Nel 1948 si trasferisce definitivamente negli Stati Uniti, a New York, dove sposa Sylvia Marlowe, nota clavicembalista americana. Ciò non gli impedisce di recarsi in Italia, il più delle volte in visita dal fratello a Roma. Nel 1954 espone alla Galleria capitolina dell'Obelisco: la mostra personale porta solo il nome, Léonid, divenuto nel frattempo il suo pseudonimo artistico e letterario. Alla morte dell'artista, Sylvia Marlowe dona agli Smithsonian Archives of American Art gran parte del materiale appartenente al marito, fra cui fotografie, diari di viaggio e lettere, di cui 328 scritte dal fratello.

Pubblicazioni
L. Berman, The three worlds of Leonid, New York, Basic Books, 1978.
Berman L., Leonid and His Friends: Tchelitchew, Berman, Bérard, New York Cultural Center, Fairleigh Dickinson University, 1974.


Bibliografia
XVII Esposizione Biennale Internazionale d'Arte, Venezia, Ferrari, 1930.
Thrall Soby J., Léonid, «Horizon», novembre 1949, n. 119, pp. 330-338.
Myers J. B., Leonid and the neo-romantics, «Art in America», ottobre 1979, n. 67, pp. 110-113.
Severjuchin D., Lejkind O., Chudozniki russkoj emigracii, Peterburg, Černyševa, 1994, pp. 75-76.
Meissner G., Saur Allgemeines Künstlerlexikon, München - Leipzig, Saur, 1994, v. 9, pp. 477-478.
Bénézit E., Dictionnaire critique et documentaire des peintres, sculpteurs, dessinateurs et graveurs, Paris, Gründ, 1999, v. 2, p. 168.
Thompson V., A Reader: selected writings 1924-1984, New York, Routledge, 2002, pp. 200-201.Mauries P., Mnemosyne - Space and Solitude - Leonid and the Berman dynasty, «FMR»  (international edition), 2006, n. 12, pp. 45-59.

Nota
Nelle fonti s'incontra come Léonid Berman


Matteo Bertelé
Scheda aggiornata al 4 febbraio 2019


Carico di vino a Porto
www.askart.com/AskART/photos/TPF20070405_4330/90.jpg



Malamocco
http://www.worldcat.org/title/malamocco/oclc/45092068



Berman negli anni '60




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