Evgenij Gustavovic Berman
Luogo e data di nascita: Pietroburgo, 4 novembre 1899
Luogo e data di morte: Roma, 14 dicembre 1972
Professione: scenografo, illustratore, pittore
Residenza: Roma, Palazzo dei Principi Doria Pamphili
Nasce a Pietroburgo da una famiglia di banchieri, avvocati e musicisti. Dal 1908 al 1913 vive e studia in Germania, Svizzera e Francia. Di ritorno a Pietrogrado nel 1914, studia pittura con Pavel Naumov e architettura con Sergej Gruzenberg. Nel 1917 viene arrestato dalla Čeka per la sua opposizione alla rivoluzione bolscevica e liberato poco dopo a patto di lasciare la Russia. Abbandona così definitivamente il paese insieme alla famiglia, stabilendosi a Parigi, in Avenue Malakoff. Qui studia insieme al fratello maggiore Leonid Berman all'Académie Ranson, seguendo i corsi di pittura di Pierre Bonnard, Edouard Vuillard e Maurice Denis. A Parigi partecipa dal 1923 al 1925 al Salon d'automne, dal 1925 al 1927 al Salon des Tuileries e dirige la rivista «Formes». Nel 1926 espone alla Galleria Druet insieme al fratello, a Pavel Čeliščev e a Christian Bérard, artisti con i quali forma il gruppo battezzato dal critico d'arte Waldemar George i "Neo-romantici".
Il suo primo viaggio in Italia risale al 1922: con il fratello e con Bérard si reca a Vicenza (città per Berman di significato particolare considerata la sua passione per il Palladio, trasmessagli ancora a Pietroburgo da Gruzenberg), quindi a Verona, Padova, Venezia, Ferrara, Mantova e Roma. Nel 1923 è in Toscana. Nel 1924 in Sicilia e a Napoli, Roma e Tivoli, dove trascorre le sue giornate a Villa Adriana. Nel 1925 passa l'estate a Ischia, dove incontra i connazionali Grigorij Šiltjan e Pavel Muratov, nonchè Alberto Spaini e il pittore tedesco Hans Purrmann (Sciltian, pp. 275-278). Lo stesso anno realizza la serie di pitture Memorie d'Italia, una delle tappe fondamentali del suo percorso verso il "Neoromanticismo". La pittura e la scultura rinascimentale costituiscono un'ulteriore fonte di ispirazione per Berman, il quale dichiara Andrea Mantegna e Piero Della Francesca i suoi sommi maestri. Le mete preferite dei suoi viaggi in Italia, effettuati annualmente fino alla fine degli anni Trenta, sono la Sicilia e il Veneto, Napoli e Roma e i rispettivi dintorni (Pozzuoli, Pompei, Capua, Procida, Ischia e Cerveteri, Palestrina, Circeo, Vulci, Lago Trasimeno). Di questi luoghi immortala le bellezze artistiche e paesaggistiche in numerosi disegni, molti dei quali sono poi distrutti dall'artista, che a tale proposito afferma: "Volevo raccogliere assai più cose di quante non potessi vederne, attraverso la mia finestra, da un solo punto di vista" (cit. in Brin 1949, p. 33). In un secondo momento decide di disegnare dal vero soltanto i tratti essenziali e di ricostruire i dettagli a memoria, spesso aggiungendo elementi immaginari e surreali. Importante a tale proposito è l'incontro nel 1926 con De Chirico e con la sua opera, al cui interno confluiscono e convivono elementi provenienti da spazi ed epoche diverse.
A Parigi allestisce le sue prime mostre personali nelle gallerie Granoff (1927), Etoile (1928) e Bonjean (1929). Partecipa inoltre con un paesaggio e con un ritratto di Giorgio De Chirico all'Esposizione d'arte francese contemporanea organizzata a Mosca nel 1928.
Nel 1930 partecipa alla XVII Esposizione biennale internazionale d'arte di Venezia, dove all'interno della mostra Appels d'Italie allestita da Mario Tozzo nella sala 23 del Palazzo dell'Esposizione espone tre tele (Barche notturne, Riva notturna e Fuoco notturno). Affascinato dal barocco veneto, l'anno successivo fa ritorno a Venezia, passando nuovamente per Vicenza e Padova. Di questo periodo Raffaele Carrieri, suo futuro collezionista e editore, scrive:
Il fondo umanistico della pittura di Berman è come attraversato da industriosi veleni. Il paesaggio è costruito ma le piramidi, gli obelischi, gli emblemi sono come presi dall'orgasmo. Le nuvole vagano ferite in un cielo prossimo a disgregarsi. Al confronto i Capricci e le Vedute Fantastiche di Canaletto sono idilliache. Guardi delle acquetinte ha un fremito più disteso e arioso. I disegni italiani di Berman, specie quelli ispirati alle nostre architetture barocche, hanno la medesima sussurrante follia di certe fughe e sonate di Mozart ma pure la stessa grazia. Berman sparge le sue gocce di flauto sul bruciato delle rovine (Carrieri, 1951, p. 79).
A partire dalla seconda metà degli anni Trenta lavora principalmente a teatro, servendosi spesso degli studi e dei disegni realizzati in Italia come spunti per i suoi allestimenti scenici e per i costumi. Fra le diverse scenografie allestite nel periodo pre-bellico, una menzione particolare merita la sua collaborazione con Sergej Lifar' per l'Icaro, rappresentato a Monte Carlo nel 1938.
Nel 1940 Berman viaggia in Svizzera e in Italia, da cui parte per l'America con l'intenzione di stabilirvisi, e dove nel 1944 ottiene la cittadinanza statunitense. Qui raggiunge una certa celebrità grazie alle sue opere a soggetto italiano, come la serie Ricordi di Verona e il quadro La Parmigianina (1942). A partire dalla fine degli anni Quaranta riprende i suoi soggiorni in Europa; nel 1949 allestisce la sua prima mostra personale italiana alla Galleria L'obelisco di Roma. Nel 1951 realizza una serie di disegni dedicati a varie città italiane, fra cui Roma, Pisa e Verona, dal nome Capricci italiani. Lo stesso anno disegna i costumi e le scenografie per la trasposizione televisiva prodotta dalla NBC dell'opera di Gian Carlo Menotti Amahl and the night visitors (Ahmal e i visitatori notturni). Collabora in veste di scenografo all'allestimento di diverse produzioni teatrali italiane fra cui Ballet imperial di Čajkovskij, diretto da Balanchine nel 1952 alla Scala di Milano e Così fan tutte di Mozart alla Piccola Scala nel 1956. In Italia entra in contatto con gli Stravinskij, con i quali stringe amicizia e collabora a diversi progetti: in occasione della mostra di Vera Stravinskaja alla Galleria L'obelisco di Roma nel 1955 scrive un testo per il catalogo, al quale contribuisce anche Aldous Huxley; per i balletti di Igor' Stravinskij, diretti da Balanchine negli Stati Uniti, disegna spesso i costumi e le scenografie; fra questi Pulcinella, presentato postumo, il 23 giugno del 1972, al New York State Theatre.
Nel 1957 si stabilisce definitivamente a Roma, dove frequenta la comunità di americani qui stanziatisi a partire dagli anni Cinquanta, molti dei quali, come Carmen Angleton, si fecero suoi mecenati e collezionisti. Berman stesso inizia ad acquisire e accumulare oggetti e opere d'arte d'ogni genere, epoca e provenienza; nota è la sua vasta collezione di reperti etruschi, ambita dal regista John Huston, che a più riprese cercherà di acquisirla. Dopo un decennio di scarsa attività espositiva, nel giugno del 1959 allestisce in contemporanea due mostre personali a Roma, una nuovamente alla Galleria L'obelisco, l'altra alla Galleria San Marco; nella prefazione al catalogo di quest'ultima sono riportate le seguenti parole: "Mi sento italiano nel senso nel quale Stendhal si diceva milanese (preferisco però immaginarmi romano, veneziano, vicentino o anche napoletano). Come in certi momenti si sentivano italiani Mozart, Goethe, Byron, Shelley e tanti altri" (cit. in Refice 1962, p. 6).
Negli anni Sessanta riprende i suoi viaggi per l'Italia, durante i quali realizza studi e disegni, fra cui una serie dedicata al palio di Siena e alcuni progetti per le quattro fontane di Spoleto, entrambi del 1964.
Il lascito dell'artista, composto da lettere, diari, fotografie, disegni e nastri magnetici è stato donato dalla cognata dell'artista - Sylvia Marlowe, moglie di Leonid - agli archivi d'arte americana del Smithsonian Institution di Washington D.C.:
http://www.aaa.si.edu/collections/collections_list.cfm/fuseaction/Collections.ViewCollection/CollectionID/12179/search_letter/B
Mostre personali
1949, Galleria L'obelisco, Roma
1959, giugno, Galleria L'obelisco, Roma
1959, giugno, Galleria San Marco, Roma (cfr. Camilucci, p. 600)
1959, 16-30 aprile, Eugene Berman, Galleria d'arte Galatea, Torino (catalogo a cura di L. Carluccio)
1960, 23 maggio-3 giugno, Galleria del disegno, Milano (cfr. Valsecchi, p. 4)
1962, maggio, Galleria 88, Roma (cfr. Eugene Berman, 1962, p. 3; Refice, p. 6)
1968, aprile, Galleria Iolas, Milano (cfr. Mostre d'arte: Eugene Berman, p. 15)
1968, 12-31 dicembre, Galleria Il Fauno, Torino
1969, 15-28 settembre, Eugene Berman: le meduse di Leptis Magna e dieci paesaggi italiani, Galleria La Medusa, Roma, (catalogo a cura di G. Carandente)
1970, Galleria Il gabbiano, La Spezia
1970, 28 febbraio-10 marzo, Galleria Forni, Bologna
1971, 15-28 gennaio, Galleria Correggio, Parma
1971, 7-21 ottobre, Galleria d'arte Davico, Torino (cat. con testo di L. Carluccio)
1972, 5-21 dicembre, Galleria Santa Croce, Firenze (cat. a cura di G. Carandente)
1973, 6-23 ottobre, Omaggio a Eugene Berman, Galleria Bambaia, Busto Arsizio (cat. con testo di R. Lynes)
1977, 10-30 novembre, Casa d'Arte la Gradiva del Centro La Barcaccia, Roma (cat. con testo di F. Bellonzi)
1978, aprile, Galleria Anselmino, Milano (cat. a cura di Janus)
1978, settembre - ottobre, Eugene Berman: disegni, gouaches, tempere, Galleria Il disegno, Roma.
Illustrazioni e album
Carrieri R., Viaggio in Italia, Milano, Fornasetti, 1951 (con litografie originali, firmate e numerate dall'artista, tirate in 200 esemplari).
Carrieri R., Mozartiana, Milano, Beatrice d'Este, 1956 (con litografie originali, firmate e numerate dall'artista, tirate in 200 esemplari).
Tasso T., Gerusalemme liberata, a cura di L. Carretti, Bari, Laterza, 1961 (36 disegni dell'artista).
Mozartiana, Milano, Ricordi, 1956.
Clark E., From Rome and a Villa, New York, Doubleday & co., 1962.
Pubblicazioni (italiane o sull'Italia)
Berman E., Eugene Berman, Roma, Sepa, 1959, con tavole illustrate dall'artista.
Berman E., Imaginary Promenades in Italy, New York, Pantheon, 1956.
Berman E., The graphic work of Eugene Berman, con una prefazione di R. Lynes, New York, Clarkson N. Potter, 1971.
Molti disegni e lavori grafici, soprattutto litografie, di Berman fanno ora parte di collezioni private italiane, fra cui quelle di Corrado Cagli, Haieff, C. Angleton, Paul Getty Jr., Gilbert Comte e della contessa Pecci Blunt a Roma; di Laurance e Isabel Roberts a Frascati; di Raffaele Carrieri e Fornasetti a Milano; di Arrigo Vianelli a Venezia e di Ramy Alexander a Firenze.
Vendite pubbliche in Italia
Milano, 24 marzo 1988: Notturno (1929), olio su tela, 98x72
Roma, 21 marzo 1989: La danza silenziosa (1944), olio su tela, 193x157
Roma, 28 novembre 1989: Le muse decapitate (1967), olio su tela, 133x90.
Nota
Nelle fonti bibliografiche si incontra come Eugène o Eugenio Berman.
Bibliografia
XVII Esposizione Biennale Internazionale d'Arte, Venezia, Ferrari, 1930.
Balanchine G., Mason F., Balanchine's Festival of Ballet, London, Howard & Wyndham Company, 1978, pp. 49, 461-462.
Bénézit E., Dictionnaire critique et documentaire des peintres, sculpteurs, dessinateurs et graveurs, Paris, Gründ, 1999, v. 2., pp. 167-168.
Brin I., Eugene Berman e l'Italia, «Domus», n. 238, 1949 (7), pp. 32-33.
Camilucci M., Mostre d'arte, «Studi romani», 1959, settembre-ottobre, p. 600.
Carrieri R., I capricci italiani di Eugenio Berman, «Arti e costume», n.1, 1951, pp. 79-84.
Enciclopedia dello spettacolo, Roma, Le maschere, 1954, v. 2, pp. 338-339.
Eugene Berman, «Il Messaggero», 17 maggio 1962, p. 3.
Favole surreali, «Vita», 7 giugno 1962.
Goth T., Il Don Giovanni di Eugene Berman, «Scala», n. 101, 1958, pp. 42-47.
Levy J., Eugéne Berman, New York, American Studio Books, 1947.
Mauries P., Mnemosyne - Eugene Berman - An Italian Capriccio, «MFR» (international edition), n. 3, 2004, pp. 31-51.
Meissner G., Saur Allgemeines Künstlerlexikon, München, Leipzig, Saur, 1994, v. 9, pp. 475/476.
Milner J., A dictionary of Russian & Soviet Artists (1420-1970), Suffolk, Antique Collectors' Club, 1993, pp. 76-77.
Mostre d'arte: Eugene Berman, «Corriere della sera», 14 aprile 1968, p. 15.
Mostra di Eugene Berman, «Corriere d'informazione», 17/18 aprile 1968, p. 5.
Refice C., Eugene Berman e il "neoromanticismo", «La Fiera letteraria», 28 maggio 1962, p. 6.
Sciltian G., Mia Avventura, Milano, Rizzoli, 1963.
Severjuchin D., Lejkind O., Chudozniki russkoj emigracii , Peterburg, Černyševa, 1994, pp. 73-75.
Thompson V., A Reader: selected writings 1924-1984, New York, Routledge, 2002, pp. 198-200.
Turner J. (a cura di), The dictionary of Art, London, MacMillian, 1996, v. 3, p. 809.
Valsecchi M., I disegni di Berman, «Il giorno», 28 maggio 1960, p. 4.
Vasil'ev A., Krasota v izgnanii, Moskva, Slovo, 1998.
Vidal G., Palinsesto, Roma, Fazi editore, 2000, pag. 167.
Matteo Bertelé
Il suo primo viaggio in Italia risale al 1922: con il fratello e con Bérard si reca a Vicenza (città per Berman di significato particolare considerata la sua passione per il Palladio, trasmessagli ancora a Pietroburgo da Gruzenberg), quindi a Verona, Padova, Venezia, Ferrara, Mantova e Roma. Nel 1923 è in Toscana. Nel 1924 in Sicilia e a Napoli, Roma e Tivoli, dove trascorre le sue giornate a Villa Adriana. Nel 1925 passa l'estate a Ischia, dove incontra i connazionali Grigorij Šiltjan e Pavel Muratov, nonchè Alberto Spaini e il pittore tedesco Hans Purrmann (Sciltian, pp. 275-278). Lo stesso anno realizza la serie di pitture Memorie d'Italia, una delle tappe fondamentali del suo percorso verso il "Neoromanticismo". La pittura e la scultura rinascimentale costituiscono un'ulteriore fonte di ispirazione per Berman, il quale dichiara Andrea Mantegna e Piero Della Francesca i suoi sommi maestri. Le mete preferite dei suoi viaggi in Italia, effettuati annualmente fino alla fine degli anni Trenta, sono la Sicilia e il Veneto, Napoli e Roma e i rispettivi dintorni (Pozzuoli, Pompei, Capua, Procida, Ischia e Cerveteri, Palestrina, Circeo, Vulci, Lago Trasimeno). Di questi luoghi immortala le bellezze artistiche e paesaggistiche in numerosi disegni, molti dei quali sono poi distrutti dall'artista, che a tale proposito afferma: "Volevo raccogliere assai più cose di quante non potessi vederne, attraverso la mia finestra, da un solo punto di vista" (cit. in Brin 1949, p. 33). In un secondo momento decide di disegnare dal vero soltanto i tratti essenziali e di ricostruire i dettagli a memoria, spesso aggiungendo elementi immaginari e surreali. Importante a tale proposito è l'incontro nel 1926 con De Chirico e con la sua opera, al cui interno confluiscono e convivono elementi provenienti da spazi ed epoche diverse.
A Parigi allestisce le sue prime mostre personali nelle gallerie Granoff (1927), Etoile (1928) e Bonjean (1929). Partecipa inoltre con un paesaggio e con un ritratto di Giorgio De Chirico all'Esposizione d'arte francese contemporanea organizzata a Mosca nel 1928.
Nel 1930 partecipa alla XVII Esposizione biennale internazionale d'arte di Venezia, dove all'interno della mostra Appels d'Italie allestita da Mario Tozzo nella sala 23 del Palazzo dell'Esposizione espone tre tele (Barche notturne, Riva notturna e Fuoco notturno). Affascinato dal barocco veneto, l'anno successivo fa ritorno a Venezia, passando nuovamente per Vicenza e Padova. Di questo periodo Raffaele Carrieri, suo futuro collezionista e editore, scrive:
Il fondo umanistico della pittura di Berman è come attraversato da industriosi veleni. Il paesaggio è costruito ma le piramidi, gli obelischi, gli emblemi sono come presi dall'orgasmo. Le nuvole vagano ferite in un cielo prossimo a disgregarsi. Al confronto i Capricci e le Vedute Fantastiche di Canaletto sono idilliache. Guardi delle acquetinte ha un fremito più disteso e arioso. I disegni italiani di Berman, specie quelli ispirati alle nostre architetture barocche, hanno la medesima sussurrante follia di certe fughe e sonate di Mozart ma pure la stessa grazia. Berman sparge le sue gocce di flauto sul bruciato delle rovine (Carrieri, 1951, p. 79).
A partire dalla seconda metà degli anni Trenta lavora principalmente a teatro, servendosi spesso degli studi e dei disegni realizzati in Italia come spunti per i suoi allestimenti scenici e per i costumi. Fra le diverse scenografie allestite nel periodo pre-bellico, una menzione particolare merita la sua collaborazione con Sergej Lifar' per l'Icaro, rappresentato a Monte Carlo nel 1938.
Nel 1940 Berman viaggia in Svizzera e in Italia, da cui parte per l'America con l'intenzione di stabilirvisi, e dove nel 1944 ottiene la cittadinanza statunitense. Qui raggiunge una certa celebrità grazie alle sue opere a soggetto italiano, come la serie Ricordi di Verona e il quadro La Parmigianina (1942). A partire dalla fine degli anni Quaranta riprende i suoi soggiorni in Europa; nel 1949 allestisce la sua prima mostra personale italiana alla Galleria L'obelisco di Roma. Nel 1951 realizza una serie di disegni dedicati a varie città italiane, fra cui Roma, Pisa e Verona, dal nome Capricci italiani. Lo stesso anno disegna i costumi e le scenografie per la trasposizione televisiva prodotta dalla NBC dell'opera di Gian Carlo Menotti Amahl and the night visitors (Ahmal e i visitatori notturni). Collabora in veste di scenografo all'allestimento di diverse produzioni teatrali italiane fra cui Ballet imperial di Čajkovskij, diretto da Balanchine nel 1952 alla Scala di Milano e Così fan tutte di Mozart alla Piccola Scala nel 1956. In Italia entra in contatto con gli Stravinskij, con i quali stringe amicizia e collabora a diversi progetti: in occasione della mostra di Vera Stravinskaja alla Galleria L'obelisco di Roma nel 1955 scrive un testo per il catalogo, al quale contribuisce anche Aldous Huxley; per i balletti di Igor' Stravinskij, diretti da Balanchine negli Stati Uniti, disegna spesso i costumi e le scenografie; fra questi Pulcinella, presentato postumo, il 23 giugno del 1972, al New York State Theatre.
Nel 1957 si stabilisce definitivamente a Roma, dove frequenta la comunità di americani qui stanziatisi a partire dagli anni Cinquanta, molti dei quali, come Carmen Angleton, si fecero suoi mecenati e collezionisti. Berman stesso inizia ad acquisire e accumulare oggetti e opere d'arte d'ogni genere, epoca e provenienza; nota è la sua vasta collezione di reperti etruschi, ambita dal regista John Huston, che a più riprese cercherà di acquisirla. Dopo un decennio di scarsa attività espositiva, nel giugno del 1959 allestisce in contemporanea due mostre personali a Roma, una nuovamente alla Galleria L'obelisco, l'altra alla Galleria San Marco; nella prefazione al catalogo di quest'ultima sono riportate le seguenti parole: "Mi sento italiano nel senso nel quale Stendhal si diceva milanese (preferisco però immaginarmi romano, veneziano, vicentino o anche napoletano). Come in certi momenti si sentivano italiani Mozart, Goethe, Byron, Shelley e tanti altri" (cit. in Refice 1962, p. 6).
Negli anni Sessanta riprende i suoi viaggi per l'Italia, durante i quali realizza studi e disegni, fra cui una serie dedicata al palio di Siena e alcuni progetti per le quattro fontane di Spoleto, entrambi del 1964.
Il lascito dell'artista, composto da lettere, diari, fotografie, disegni e nastri magnetici è stato donato dalla cognata dell'artista - Sylvia Marlowe, moglie di Leonid - agli archivi d'arte americana del Smithsonian Institution di Washington D.C.:
http://www.aaa.si.edu/collections/collections_list.cfm/fuseaction/Collections.ViewCollection/CollectionID/12179/search_letter/B
Mostre personali
1949, Galleria L'obelisco, Roma
1959, giugno, Galleria L'obelisco, Roma
1959, giugno, Galleria San Marco, Roma (cfr. Camilucci, p. 600)
1959, 16-30 aprile, Eugene Berman, Galleria d'arte Galatea, Torino (catalogo a cura di L. Carluccio)
1960, 23 maggio-3 giugno, Galleria del disegno, Milano (cfr. Valsecchi, p. 4)
1962, maggio, Galleria 88, Roma (cfr. Eugene Berman, 1962, p. 3; Refice, p. 6)
1968, aprile, Galleria Iolas, Milano (cfr. Mostre d'arte: Eugene Berman, p. 15)
1968, 12-31 dicembre, Galleria Il Fauno, Torino
1969, 15-28 settembre, Eugene Berman: le meduse di Leptis Magna e dieci paesaggi italiani, Galleria La Medusa, Roma, (catalogo a cura di G. Carandente)
1970, Galleria Il gabbiano, La Spezia
1970, 28 febbraio-10 marzo, Galleria Forni, Bologna
1971, 15-28 gennaio, Galleria Correggio, Parma
1971, 7-21 ottobre, Galleria d'arte Davico, Torino (cat. con testo di L. Carluccio)
1972, 5-21 dicembre, Galleria Santa Croce, Firenze (cat. a cura di G. Carandente)
1973, 6-23 ottobre, Omaggio a Eugene Berman, Galleria Bambaia, Busto Arsizio (cat. con testo di R. Lynes)
1977, 10-30 novembre, Casa d'Arte la Gradiva del Centro La Barcaccia, Roma (cat. con testo di F. Bellonzi)
1978, aprile, Galleria Anselmino, Milano (cat. a cura di Janus)
1978, settembre - ottobre, Eugene Berman: disegni, gouaches, tempere, Galleria Il disegno, Roma.
Illustrazioni e album
Carrieri R., Viaggio in Italia, Milano, Fornasetti, 1951 (con litografie originali, firmate e numerate dall'artista, tirate in 200 esemplari).
Carrieri R., Mozartiana, Milano, Beatrice d'Este, 1956 (con litografie originali, firmate e numerate dall'artista, tirate in 200 esemplari).
Tasso T., Gerusalemme liberata, a cura di L. Carretti, Bari, Laterza, 1961 (36 disegni dell'artista).
Mozartiana, Milano, Ricordi, 1956.
Clark E., From Rome and a Villa, New York, Doubleday & co., 1962.
Pubblicazioni (italiane o sull'Italia)
Berman E., Eugene Berman, Roma, Sepa, 1959, con tavole illustrate dall'artista.
Berman E., Imaginary Promenades in Italy, New York, Pantheon, 1956.
Berman E., The graphic work of Eugene Berman, con una prefazione di R. Lynes, New York, Clarkson N. Potter, 1971.
Molti disegni e lavori grafici, soprattutto litografie, di Berman fanno ora parte di collezioni private italiane, fra cui quelle di Corrado Cagli, Haieff, C. Angleton, Paul Getty Jr., Gilbert Comte e della contessa Pecci Blunt a Roma; di Laurance e Isabel Roberts a Frascati; di Raffaele Carrieri e Fornasetti a Milano; di Arrigo Vianelli a Venezia e di Ramy Alexander a Firenze.
Vendite pubbliche in Italia
Milano, 24 marzo 1988: Notturno (1929), olio su tela, 98x72
Roma, 21 marzo 1989: La danza silenziosa (1944), olio su tela, 193x157
Roma, 28 novembre 1989: Le muse decapitate (1967), olio su tela, 133x90.
Nota
Nelle fonti bibliografiche si incontra come Eugène o Eugenio Berman.
Bibliografia
XVII Esposizione Biennale Internazionale d'Arte, Venezia, Ferrari, 1930.
Balanchine G., Mason F., Balanchine's Festival of Ballet, London, Howard & Wyndham Company, 1978, pp. 49, 461-462.
Bénézit E., Dictionnaire critique et documentaire des peintres, sculpteurs, dessinateurs et graveurs, Paris, Gründ, 1999, v. 2., pp. 167-168.
Brin I., Eugene Berman e l'Italia, «Domus», n. 238, 1949 (7), pp. 32-33.
Camilucci M., Mostre d'arte, «Studi romani», 1959, settembre-ottobre, p. 600.
Carrieri R., I capricci italiani di Eugenio Berman, «Arti e costume», n.1, 1951, pp. 79-84.
Enciclopedia dello spettacolo, Roma, Le maschere, 1954, v. 2, pp. 338-339.
Eugene Berman, «Il Messaggero», 17 maggio 1962, p. 3.
Favole surreali, «Vita», 7 giugno 1962.
Goth T., Il Don Giovanni di Eugene Berman, «Scala», n. 101, 1958, pp. 42-47.
Levy J., Eugéne Berman, New York, American Studio Books, 1947.
Mauries P., Mnemosyne - Eugene Berman - An Italian Capriccio, «MFR» (international edition), n. 3, 2004, pp. 31-51.
Meissner G., Saur Allgemeines Künstlerlexikon, München, Leipzig, Saur, 1994, v. 9, pp. 475/476.
Milner J., A dictionary of Russian & Soviet Artists (1420-1970), Suffolk, Antique Collectors' Club, 1993, pp. 76-77.
Mostre d'arte: Eugene Berman, «Corriere della sera», 14 aprile 1968, p. 15.
Mostra di Eugene Berman, «Corriere d'informazione», 17/18 aprile 1968, p. 5.
Refice C., Eugene Berman e il "neoromanticismo", «La Fiera letteraria», 28 maggio 1962, p. 6.
Sciltian G., Mia Avventura, Milano, Rizzoli, 1963.
Severjuchin D., Lejkind O., Chudoz
Thompson V., A Reader: selected writings 1924-1984, New York, Routledge, 2002, pp. 198-200.
Turner J. (a cura di), The dictionary of Art, London, MacMillian, 1996, v. 3, p. 809.
Valsecchi M., I disegni di Berman, «Il giorno», 28 maggio 1960, p. 4.
Vasil'ev A., Krasota v izgnanii, Moskva, Slovo, 1998.
Vidal G., Palinsesto, Roma, Fazi editore, 2000, pag. 167.
Matteo Bertelé

Dormienti, statua, campanile (vista di Venezia), (1932), olio su tela. The Museum of Modern Art, New York. www.moma.org/collection/provenance/items/images/120.45.jpg

Figurino di Così fan tutte di Mozart (1955). www.comitatinazionali.it/upload/immagini/2.jpg
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