Russi in Italia

Capri, Gor'kij sull'isola dal 1906 al 1913

Laura Piccolo

La figura di Gor'kij all'inizio del Novecento è molto popolare in Italia come scrittore di fama internazionale, tradotto in molte lingue; ma non è solo come scrittore che viene accolto, è un simbolo della lotta dell'intelligencija contro il potere zarista, è il rappresentante della coscienza rivoluzionaria russa, è un fuoriuscito politico. A Capri giunge accompagnato dalla sua compagna, la famosa attrice Marija Andreeva, e dal segretario Nikolaj Burenin il 2 novembre 1906 a bordo del piroscafo Mafalda (Massimo Gorki, «Il Mattino», 3-4 novembre 1906, p. 4) e si stabilisce all'Hotel Quisisana.

L'accoglienza degli isolani si dimostra subito molto affettuosa:

Al suo arrivo a Capri Massimo Gorki fu fatto segno ad una calorosa dimostrazione di simpatia della folla assiepata in piazza Umberto I. L'illustre profugo russo scese all'Hotel Quisisana. La vettura in cui era Gorki e la signora Andrejewna fu stretta in mezzo dalla folla e non potette procedere oltre. Fu gioco forza quindi fare a piedi la via fino all'albergo, fra le acclamazioni della folla. Disordini però non se ne ebbero a deplorare. Massimo Gorki ieri fece un giro nell'isola incantevole dove si propone rimanere fin dopo Natale [Massimo Gorki a Capri, «Il Mattino», 5-6 novembre 1906, p. 4].

Il soggiorno di Gor'kij a Capri doveva durare solo pochi giorni, ma lo scrittore, "attratto dalla poesia e dalla quiete del luogo"  decide di trascorrervi l'inverno (Massimo Gorki a Capri, «Il Giornale d'Italia», 19 novembre 1906, p. 3). Il 22 novembre la coppia lascia il lussuoso albergo Quisisana – di proprietà del sindaco – per stabilirsi nella Villa Blaeseus della famiglia Settanni, "ovvero più semplicemente in una piccola casetta con tre finestrelle sulla montagna presso Marina Piccola" (Lettera di Marija Andreeva a Aleksandr Amfiteatrov del novembre 1906, in Marija Fedorovna Andreeva. Perepiska..., Moskva 1968, p. 144).

Sulla scia di Gor’kij molti emigrati politici si stabiliscono sull’isola, dove prende forma una piccola colonia russa che ha anche la sua biblioteca, fondata da Aleksej Zolotorёv.

A Capri insieme a Aleksandr Bogdanov, Anatolij Lunačarskij e Grigorij Aleksinskij Gor'kij insieda la scuola di partito, laboratorio politico-culturale per operai, il cui scopo è creare una cultura socialista educando gli operai ad una crescita intellettuale. Nella scuola diversi sono gli insegnamenti: economia politica, teoria e storia del movimento sindacale, storia dell'Internazionale, della socialdemocrazia, della Russia e della letteratura russa, rapporti tra Stato e Chiesa, questiona agraria, ecc.; vi si svolgono esercitazioni pratiche di lavoro di partito, conversazioni e dibattiti sulle pubblicazioni più interessanti della stampa socialista europea.

Come nota Angelo Tamborra, la scelta di creare in quella "lontana isoletta" una scuola di partito era legata alla presenza e alla personalità di Gor'kij:

"il grande prestigio dello scrittore esule, la presenza sull'isola di un nutrito gruppo di intellettuali, legati da un unico filo ideologico, le possibilità di un aiuto materiale e finanziario da parte di Gor'kij, la posizione affatto marginale, infine, dell'isola rispetto ad altri centri di emigrazione, con possibilità peraltro relative, di sottrarsi al controllo della polizia zarista; tutto questo aveva contribuito alla scelta di Capri, come luogo ideale, più lontano da occhi indiscreti" (Esuli russi in Italia dal 1905 al 1917, Bari 1977, pp 129-130).


Volti della Russia e della futura rivoluzione (Bogdanov, Lenin, Lunačarskij, Trockij, Georgij Plechanov, Vera Figner), personalità della letteratura coeva (Bunin, Tichonov, Andreev) e dell'arte (Šaljapin) si succedono a Capri ospiti di Gor'kij, che non tarda però a intessere rapporti di intima e profonda amicizia anche con i rappresentanti della cultura e della politica italiana: Roberto Bracco, conosciuto a Napoli, ma anche Giovanni Cena e Sibilla Aleramo, incontrati a Roma nel marzo 1907. Sibilla Aleramo è particolarmente colpita dalla personalità e dai modi di Marija Andreeva, come racconta in un articolo dedicato allo scrittore e alla sua compagna in occasione del loro soggiorno romano:

Gorki non parla che la sua lingua: alcune parole italiane sono tutto quanto possiede di lingue straniere. Ma gli sta a fianco la moglie, creatura di grazia e di forza, nata di famiglia principesca, che fu per qualche anno attrice di grande fama sotto il nome Maria Andreieva. Con una prontezza, una pieghevolezza meravigliosa questa donna dal bel volto pallido in cui gli occhi splendono fieramente, traduce le parole del poeta e gli riferisce quelle degli interlocutori, senza quasi che il dialogo sosti od incespichi un istante: anch'ella ha una coltura larga e un gusto eletto, e la sua anima è una sola con quella di Alexis Maximovich [Maksim Gorki a Roma, «La Tribuna», 19 dicembre 1907, p. 3].

 

Nel periodo caprese insieme a Lunačarskij Gor’kij frequenta anche i teatri napoletani, s’entusiasma per la vivacità e la mimica degli attori, si appassiona all’arte di Eduardo Scarpetta, attore e drammaturgo.

Grazie a Marija Andreeva che svolge diverse mansioni (segretaria, portavoce, traduttrice) e crea intorno a lui un ambiente sereno di lavoro, l'esilio politico dello scrittore si tramuta in un periodo profondamente sereno e creativo. Gor'kij porta a termine La madre, scrive Infanzia, Confessione, Fiabe italiane, La cittadina Okurov, La vita di Matvej Koemjatkin, La nascita di un uomo, le pièces La moneta falsa, Gli ultimi, I bislacchi, Vassa eleznova, e numerosi articoli. "Non ho mai scritto con tanto piacere e facilità" confessa alla prima moglie Ekaterina Peškova nel febbraio 1908.

Nel marzo 1909 Gor'kij e il suo entourage si trasferiscono nella più spaziosa Villa Ercolano, nota anche con il nome di Villa Spinola o Villa Behring, di proprietà del famoso premio Nobel per la medicina Emil Behring, conosciuta anche come la "Casa rossa", per il colore dei suoi mattoni, in cui vive fino al febbraio 1911. Nel 1911 cambia ancora dimora, andando a vivere presso "Villa Pierina", elegante costruzione posizionata nel versante meridionale dell'isola, in Via Mulo.
Nel 1913 con la fine del suo esilio (lo zar concede l'amnistia per i festeggiamenti dei 300 anni della casa Romanov)  lo scrittore lascia l'isola e fa ritorno in Russia.

 

 

Fonti archivistiche

ACS. PS. PolPol. B. 619. F. Gorki Maxim.

ASMAE. AP. 1919–1930. B. 1526. F. Bolscevismo.

ASMAE. AP. 1919–1930. B. 1549. F. Bolscevismo.


Bibliografia
C. Abeniacar, Gorki e Bracco a Capri, "La lettura" 1910, № 12, pp. 1136–1140.

M. Perwoukhine, Capitoli di un romanzo politico. Gorki, "L’Epoca". 12.1.1918, № 12, p. 2.
U. Ojetti, Gorki e la sua nonna, "Corriere della sera", 14.8.1921, № 194, p. 3.
T. Aleksinskaja, Les souvenirs d’une socialiste russe, "La Grande Revue" 1923, № 9, pp. 445–472.
E. Lo Gatto, Massimo Gorkij e la rivoluzione, "I libri del giorno" 1923, № 2, pp. 98–99.
L’altra rivoluzione: Gor’kij, Lunačarskij, Bogdanov. La scuola di Capri e la costruzione di Dio, a cura di V. Strada. Capri, La Conchiglia, 1994.

P. Cioni, Un ateismo religioso. Dalla Scuola di Capri allo stalinismo, Roma, Carocci, 2012.
Gor’kij–Bogdanov e la scuola di Capri, a cura di J. Scherrer e D. Steila. Roma, Carocci, 2017.

Scheda aggiornata il 29 giugno 2020



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