Russi in Italia

Milano, I russi nei teatri di prosa (1920-1940)

Raffaella Vassena

Teatro Filodrammatici
Nato nel 1796 con il nome Teatro Patriottico, nel 1805, con la creazione dell'Accademia di arte drammatica, viene ribattezzato Teatro dell'Accademia dei Filodrammatici. Nella sede di piazza Paolo Ferrari, a due passi dalla Scala, il 16 novembre 1923 debutta felicemente la compagnia di Tat'jana Pavlova e Alberto Capozzi (formata da Calisto Bertramo, Ernestina Bardazzi, Letizia Bonini) con Sogno d'amore di A. I. Kosorotov. Tra le novità rappresentate dalla compagnia della Pavlova, Kasatka di A. N. Tolstoj (debutto il 19 novembre 1923): la rappresentazione non ottiene però il consenso della critica e viene subito sostituita in cartellone dalle repliche di Sogno d'amore.
Pavlova calca di nuovo il palcoscenico dei Filodrammatici nel febbraio 1929 con Resurrezione di L. N. Tolstoj (debutto il 15 febbraio 1929) per la regia di Sergej Strenkovskij, e con Mirra Efros di Jakov Gordin, nella riduzione scenica di Jakov L'vov e con le "gustose e originalissime" scene di Leonid Brailovskij ("Corriere della sera", 27 febbraio 1929).

Il 22 marzo 1929 la compagnia della Pavlova presenta al Filodrammatici un'edizione integrale dell'Uragano di A. N. Ostrovskij per la regia di Petr Šarov con scene e costumi di Leonid Brailovskij. Ottime le recensioni sulla stampa ambrosiana:

«E quale spettacolo ci fu offerto ieri sera! La vecchia Russia, tragica e colorita, barbara e mistica, brutale e sognante, è apparsa davanti a noi, nello splendore degli scenari e dei costumi del professor Brailovsky e nella interpretazione del dramma, diretta col più artistico sentimento del vero, della poesia e del teatro da Pietro Charof. La via e la casa, la notte stellata e il vespero tempestoso, ci diedero l'illusione della vita degli uomini e della vita delle cose. Che precisione di affiatamento, che rilievo, che gusto, che varietà nei particolari, che belle invenzioni pittoriche, che fusione tra il dialogo e le vecchie canzoni, ora vicine, ora lontane, formanti come un'atmosfera intorno al dramma! [...] Tra gli attori, primeggiò la signora Pavlova, per la profonda emozione della sua interpretazione, dove ogni gesto e ogni intonazione erano bellissimi tratti psicologici. Ella tradusse in realtà tipica e in poesia l'ansia, la paura, l'estasi, l'illusione, la disperazione, l'addio alla vita di Caterina» ("Corriere della sera", 23 marzo 1929).
«Interprete magnifica del dolore e della gioia, degli abbandoni e delle paure, delle lacrime e dei sorrisi della sciagurata Caterina, la signora Pavlova fu mirabile nel rendere i trasporti lirici e la cupa disperazione di un'anima innamorata e contrita. Nel lungo monologo che chiude il quinto atto, sul suo volto andò man mano scendendo un'ombra espressiva, uno stupendo velo di dolore. E con che accento, disperato insieme e sublime, ella gridò le parole dell'addio all'amato: "O venti tempestosi, portategli l'eco della mia cupa angoscia"» ("L'Ambrosiano", 23 marzo 1929).

La Compagnia Pavlova prosegue la stagione al Filodrammatici con Giochi di prestigio di K. Goetz, che rimarrà in cartellone solo una decina di giorni, per essere sostituito il 3 aprile 1929 da Il teatro della guerra eterna di N. N. Evreinov. Lo spettacolo lascia perplessi i critici a causa della mancanza di un'idea che leghi i diversi quadri: la sensazione che lascia è quella di un'opera frammentaria, "tumultuosa", "un barbaglio di luci e di aforismi" ("Corriere della sera", 4 aprile 1929). Subito tolto dal cartellone, verrà sostituito da Gelosia di M. P. Arcybašev. L'11 aprile 1929 segna invece il debutto al Filodrammatici di Delitto e castigo di F. M. Dostoevskij, già messo in scena due anni prima dalla compagnia della Pavlova al Teatro Manzoni.

Il 2 gennaio 1931 Pavlova è di nuovo al Teatro dei Filodrammatici con La Signora X di A. Bisson, diretto da Petr Šarov. La sua eccellente prova ne sancisce la piena maturazione artistica:

«In questo stesso teatro dei Filodrammatici, sette anni or sono, ella portava con mezzi d'espressione ancora imperfetti il suo trepidante sogno di un'arte scenica complessa e raffinata. Ier sera, dopo il secondo atto, il pubblico l'acclamò come una grande artista» ("Corriere della sera", 3 gennaio 1931).
«Oramai tutti sanno in Italia quanta strada abbia fatto questa singolare artista vincendo ostacoli di ogni genere, e pure ogni volta è un'affermazione, una rivelazione nuova. Perché c'è, in lei, oltre al talento e alla forza di volontà, un ardore inestinguibile, appassionato, per la sua arte, alla quale si dedica tutta con un rispetto una devozione un'assiduità di ricerca ammirabili» ("L'Ambrosiano", 3 gennaio 1931).

Nel 1932 Šarov torna al Filodrammatici per dirigere la Compagnia Italiana in Lo zio Vanja di Čechov (debutto, 3 giugno 1932).


L'interno della sala del Filodrammatici nel 1923
http://www.giusepperausa.it/body_cinema_filodrammatici.html

Teatro Manzoni

Fondato il 15 maggio 1850 in Piazza San Fedele con il nome Teatro della Commedia, nel 1873 viene ribattezzato Teatro Manzoni in onore dello scrittore, scomparso in quello stesso anno. La compagnia di Tat'jana Pavlova è spesso ospite del teatro Manzoni con spettacoli diretti da Strenkovskij. Si debutta il 3 novembre 1926 con La notte del sabato di Jacinto Benavente y Martinez; poche settimane dopo, il 22 novembre, va in scena Psiche di Jurij Beljaev, tradotto in italiano da Rinaldo Küfferle, con scene di Valentina Chodasevič. Entusiasta la recensione di Renato Simoni sul "Corriere della Sera":

«Fu posta in scena in modo esemplare. Belle come quadri le scene della pittrice Chodasevic, semplici e luminose. Così i costumi della signora Palmer. Tutta la recitazione fu un modello di precisione, di accuratezza. Ogni particolare ebbe il suo giusto e gustoso rilievo. Per questo il pubblico volle alla ribalta lo Strencovsky, che diresse la messa in scena. La signora Pavlova recitò con grazia squisita, salendo a poco a poco dalla commedia settecentesca finissimamente giocata, alla noia semplice e vibrante del dolore e del pianto» ("Corriere della sera", 23 novembre 1926).

La compagnia della Pavlova torna al Manzoni, ancora diretta da Strenkovskij, nel 1927 con Piccolo Harem di G. Costa (debutto il 9 aprile 1927), L'incendio del teatro dell'opera di G. Kaiser (debutto il 19 novembre 1927), Delitto e castigo di F.M. Dostoevskij (debutto il 30 novembre 1927). L'espediente trovato dalla Pavlova e da Strenkovskij per ovviare ai problemi posti dalla riduzione drammatica del romanzo di Dostoevskij – un lettore nascosto nel buio che lega un quadro all'altro, raccontando gli avvenimenti che intercorrono tra loro – incontra l'approvazione del critico teatrale del "Corriere della Sera", che loda la "forza considerevole di ansiosa e paurosa commozione" della rappresentazione ("Corriere della sera", 1 dicembre 1927).

Nel marzo 1929 il teatro Manzoni ospita per tre serate consecutive la compagnia dei coniugi Pitoeff: il 19 marzo 1929 va in scena Il cadavere vivente di L. N. Tolstoj, il 20 Le tre sorelle di A. P. Čechov, mai rappresentato prima a Milano, e il 21 Cesare e Cleopatra di B. Shaw. Adolfo Franci de "L'Ambrosiano" elogia l'interpretazione vivace e pittoresca di Georgij e Ljudmila Pitoeff ("L'Ambrosiano", 21 marzo 1929). Renato Simoni sul "Corriere della sera" critica invece l'eccessiva gaiezza della rappresentazione, che ha trasformato il tedioso mondo provinciale descritto nell'originale in un "fervido e brioso carnevale [...] pieno di risate, di danze, di scherzi, di buon'umore" ("Corriere della sera", 21 marzo 1929).
Dopo una lunga tournée che tocca diverse città italiane, infine, la compagnia della Pavlova torna al Manzoni il 5 febbraio del 1931 con Nju di O. Dimov per la regia di Petr Šarov, e l'11 dello stesso mese con La sete di Dio di R. Alessi con scene a cura di Georgij Abchazi.
Distrutto dai bombardamenti del 1943, il Teatro Manzoni risorgerà nel 1950 nelle nuove vesti del Teatro di via Manzoni.


Piazza San Fedele dopo i bombardamenti della notte tra il 12 e il 13 agosto 1943
http://www.storiadimilano.it/Repertori/bombardamenti.htm
 

Teatro Odeon
Costruito sul luogo dove prima sorgeva la vecchia centrale termoelettrica della Edison, in via Santa Radegonda 10 e inaugurato nel settembre del 1930, il "teatro sotterraneo" Odeon non possiede un preciso programma culturale. Al suo interno accoglie spettacoli di tutti i generi, dal varietà alla commedia, all'operetta. Tra gli emigrati russi è Tat'jana Pavlova la prima, nel 1931, a calcare il palcoscenico del nuovo teatro milanese. Bernardo Papa, patron dell'Odeon, dopo averla vista all'opera al Teatro Manzoni in Nju di O. Dimov, le chiede un incontro. Pavlova pone precise condizioni: "L'una di notte: avvolta in veli neri che le nascondono anche il viso, Tatiana Pavlova, accompagnata dal suo amministratore, percorre veloce le poche centinaia di metri che separano il Manzoni dall'Odeon, e varca furtiva quel portone di via Santa Radegonda dove l'aspetta Bernardo Papa" (Manzella-Pozzi, I teatri di Milano, p. 165). Nel luglio 1931 la Compagnia della Pavlova porta dunque anche all'Odeon La Signora X di Bisson e Gelosia di Arcybašev.

Il 13 luglio 1931 Pavlova debutta all'Odeon come regista con La quadratura del circolo di V. Kataev, con scene di Georgij Abchazi. La rappresentazione suscita diversi contrasti in sala: pur lodandone la regia, la critica e il pubblico milanese mostra di non apprezzare l'opera di Kataev. Nel 1932 l'artista russa con la sua compagnia è di nuovo all'Odeon con Il valore della vita di V. Nemirovič-Dančenko (debutto il 22 febbraio 1932). Si tratta della prima e unica tourneé fuori dalla Russia del cofondatore del Teatro d'Arte di Mosca, che suscita l'ammirazione della critica italiana:

«Esperto drammaturgo, Nemirovich-Dancenko è un direttore di primissimo ordine. [...] Non c'è da meravigliarsi della perfetta fusione, della raffinatezza, dei coloriti, del puro stile artistico; questi sono caratteri che troviamo in pressoché tutte le interpretazioni che la signora Pavlova ci presenta. Quello che ha messo di proprio, in questa esecuzione, il Nemirovich, è il ritmo: un oscuro ritmo, che palpita, diverso e pur con rispondenze stupende, in tutte le parole, e che fa, dei silenzi, momenti di più intensa vita, palpitante, piena di minaccia e di attesa» ("Corriere della sera", 23 febbraio 1932).

Pavlova riscuote lo stesso successo nei panni della moglie del sindaco in Il revisore di N. V. Gogol', andato in scena all'Odeon il 2 marzo 1932 per la regia di Petr Šarov:

«Tatiana Pavlova, si sa, è maestra nel recitar la commedia e, specie nei toni parodistici e caricaturali, sa ottenere effetti sorprendenti. Ieri sera in due o tre passi, dal modo come s'era acconciata (que' suoi vestiti e quella sua pettinatura che ironizzano così bene il gusto, la moda del principio dell'ottocento li trovai tali capolavori da far venire l'acquolina in bocca) al modo come recitò (trilli, mossette, lezii, inchini, giravolte, piroette) mi sembrarono degni di alta lode. Tra i ricordi che conservo di lei questo del «Revisore» resterà uno dei più belli, non foss'altro per la stupenda scena finale, dov'ella ritrasse la borghesuccia ignorante sul punto di metter su boria con un sapore di grande stile comico» ("L'Ambrosiano", 3 marzo 1932).

La stagione dell'Odeon prosegue con L'albergo dei poveri di Maksim Gor'kij, Mirra Efros di Jakov Gordin, La locandiera di Goldoni (debutto il 22 marzo 1932), Oltreoceano di Gordin e La stella del Sud di Gian Capo, pseudonimo del giornalista e commediografo Giovanni Capodivacca (debutto il 15 aprile 1932), tutti messi in scena dalla compagnia di Tat'jana Pavlova con la direzione di diversi registi. Per questa stessa compagnia Petr Šarov dirige inoltre Nina di B. Frank (debutto il 19 aprile 1932) e Il matrimonio di Gogol'. Al suo debutto, il 23 giugno 1932, la commedia gogoliana incontra l'approvazione del pubblico per la sua allegra e frizzante policromia, sebbene Renato Simoni critichi l'eccessiva "tipificazione" dei personaggi ("Corriere della sera", 24 giugno 1932).

Il 23 ottobre 1934 debutta all'Odeon L'imperatrice si diverte di Alberto Casella e Tat'jana Pavlova, diretto dalla Pavlova, con musiche di Daniil Amfiteatrov. Leonid e Rimma Brailovskie curano le scene e i costumi, di cui Renato Simoni tesse un appassionato elogio sul "Corriere della sera":

«L. e R. Brailowsky hanno ideato scene e costumi meravigliosi. Il riflettersi dei bagliori dell'Asia sopra una corte che si va europeizzando, fu mostrato con la varietà delle fogge, con la iridescenza delle tinte, con ogni più accorta ricerca di particolari, di oggetti, di composizioni, di atteggiamenti, con senso storico, con arte. In tale splendida cornice, la Compagnia diretta dalla signora Pavlova ha recitato con una raffinatezza, un fervore, una complessa e ordinata varietà di toni, di sfumature, di accenti, quali sono già nella tradizione di questa valente schiera di comici» ( "Corriere della sera", 24 ottobre 1934).

Tra gli scenografi russi che lavorano all'Odeon va ricordato inoltre Boris Bilinskij, autore delle scene e dei costumi di Il tenente Virgola di G. Achille, compagnia di Merlini-Cialente, andato in scena per la regia di Petr Šarov il 5 marzo 1941. Lidija Aleksandrovna Trenina Franketti, infine, realizza scenografie e costumi per la messinscena del Cadavere vivente di Tolstoj, diretto da Tat'jana Pavlova e rappresentato all'Odeon nel 1941.


Teatro Odeon in via
Santa Radegonda 10
www.lombardiabeniculturali.it


Bibliografia
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Teatri di Milano. "La signora X" di Bisson al Filodrammatici, «L'Ambrosiano», 3 gennaio 1931, p. 4.
Palcoscenici. "Nju" di Ossype Dymov al Teatro Manzoni, «L'Ambrosiano», 6 febbraio 1931, p. 3.
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r. s., Corriere teatrale. Odeon. "La stella del Sud". Commedia in tre atti di Gian Capo, «Corriere della sera», 16 aprile 1932, p. 5.
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Cronaca teatrale. "Il matrimonio" di Gogol all'Odeon, «L'Ambrosiano», 24 giugno 1932, p. 2.
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r. s., Corriere teatrale. Odeon. "L'imperatrice si diverte". Quattro atti di Alberto Casella e Tatiana Pavlova, «Corriere della sera», 24 ottobre 1934, p. 5.
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D. Manzella, E. Pozzi, I teatri di Milano, Milano, U. Mursia & C., 1971.

Scheda aggiornata al 20 febbraio 2010



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